Xavier Giannoli prende il materiale letterario di Honoré de Balzac per il suo Illusioni perdute, tra sentimenti e critica all’arte e al giornalismo

Sinossi di Illusioni perdute:

Lucien è un giovane poeta sconosciuto nella Francia del XIX secolo. Nutre grandi speranze ed è deciso a forgiare il proprio destino. Abbandonata la tipografia di famiglia nella città natia, decide di tentare la sorte a Parigi sotto l’ala protettrice della sua mecenate. Lasciato presto a cavarsela da solo in questa meravigliosa città, il giovane scoprirà le macchinazioni in atto in un mondo che ubbidisce alla legge del profitto e della simulazione. Una commedia umana dove tutto può essere comprato o venduto, il successo letterario e la stampa, la politica e i sentimenti, la reputazione e l’anima.

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Recensione di Illusioni perdute:

Xavier Giannoli torna alla Mostra del Cinema di Venezia dopo il suo Marguerite, film ispirato alla vita della nobildonna Florence Foster Jenkins, libero adattamento in cui si è destreggiato anche Stephen Frears per la sua pellicola Florence, che vedeva interpreta la stonata cantante dalla diva Meryl Streep. Un’operazione, quella di Giannoli del 2015 con protagonista Catherine Frot, che lo portava ad uno degli eventi cinematografici più importanti del panorama mondiale e che lo ritrova questa volta a prendere come base la sostanza verbosa e densa di un romanzo quale Illusioni perdute, scritto tra il 1837 e il 1843 e diviso in tre parti da Honoré de Balzac.

Una corposità che è esattamente quella che va dettando la portata anche cinematografica e stilistica, a livello narrativo, dell’intera operazione di adattamento a cui è andato lavorando in solitaria Giannoli, non solo regista, ma sceneggiatore di questa sua riduzione in forma filmica del libro, piena dei concetti, dei sentimenti e delle considerazioni giornalistiche espresse da Balzac. Una produzione ingente in termini di mise en scène e insieme di stesura di un testo le cui parole provengono dal passato, ma potrebbero benissimo riverberare per descrivere lo stato dell’arte e dell’editoria oggi. Una visione che l’autore ha voluto portare in entrambe le sue caratteristiche, sentimentali e teoriche, suddividendo quasi l’opera in due parti cercando poi di mescolare emotività e trattato saggistico in una pellicola ragguardevole e pregna in tutte le sue due ore e venti minuti di durata.

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Le due parti di Illusioni perdute

Una contrapposizione, però, all’interno del film di Giannoli che si percepisce fintanto che la pellicola sembra proprio intraprendere un nuovo sbocco quando decide di concentrare il suo occhio sulle imprese e gli insegnamenti giornalistici del protagonista Lucien. Un’introduzione lunga e sospinta a malapena che prepara il terreno per la velocità e gli scandali che Illusioni perdute è pronta ad offrire su un piatto d’argento inestimabile e ricco.

Un occhio attentissimo e acuto quello di Balzac sul saper inquadrare fin dalla sua nascita la corruzione e le influenze pubblicitare e politiche all’interno delle redazioni giornalistiche e nei salotti di corte. Un vero e proprio insegnamento per i redattori di ieri in cui è incredibile rispecchiare con terribile meraviglia la nostra attualità. Un’opera che diventa scoppiettante e che è proprio alle fiamme che vuole gettare protagonista e sue volontà, una vanità che invade e pervade chi con la penna firma per ottenere potere, ma non sa che potrebbe al contempo sottoscrivere la sua stessa condanna.

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Senza arte potremmo salvarci?

Rendendo nella sua evoluzione i personaggi ben più intriganti, accentuando le scaramucce che diventano vere e proprie imboscate mostrando la faccia più corrotta di un’editoria che si fonda sui favoreggiamenti, sugli inganni e sui pettegolezzi, Illusioni perdute di Xavier Giannoli ammalia lentamente per poter poi catturare, pur facendosi a tratti insopportabile per la costante presenza del suo voice over. Un utilizzo improprio seppur comprensibile nell’ottica del narratore esterno che ha vissuto e racconta a ritroso gli avvenimenti del protagonista Lucien, ma che fa sospettare una mancanza di soluzioni visive abbastanza forti o convincenti da poter funzionare senza il supporto di una descrizione esterna, quella che è facile riportare con le parole e che sarebbe sempre meglio circoscrivere.

Un racconto in costume che ha però tutta l’eleganza che il suo autore cinematografico aveva saputo già in precedenza dimostrare e che fa un’avanzamento ulteriore visto lo sfarzo e la ricchezza che anche il suo Lucien vuole sventolare. Un film con un grandissimo testo a supportarlo e un gusto raffinato e convincente che rende questa versione cinematografica di Illusioni perdute un’operazione in cui poter immergersi, navigare. Muoversi tra le stanze delle redazioni che sono pronte a vendere le proprie doti e quella letteratura che vuole e vorrà sempre rimanere fedele a se stessa. E in fondo è bene affidarsi più all’arte che agli uomini, perché soltanto grazie a quest’ultima potremo veramente salvarci.