Tra mascolinità tossica e sensualità: Jane Campion, Benedict Cumberbatch e Kirsten Dunst parlano a Venezia78 del film The Power of the Dog

È il 1925, siamo nei territori del Montana e vige una società di cowboy machista e rurale. È l’ambientazione di The Power of the Dog di Thomas Savage, libro del 1967, e lo è anche dell’adattamento per Netflix diretto da Jane Campion, di ritorno al cinema dal lontano 2009. Il film viene presentato in anteprima mondiale alla 78esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia ed è la regista stessa a raccontarne l’esperienza insieme al suo cast, composto da grandi nomi come Benedict Cumberbatch e la sua co-protagonista Kirsten Dunst.

Un cinema, quello di Campion, dominato dalle figure femminili, abbandonato questa volta a favore dello scorbutico e ambiguo Phil Burbank, interpretato da Cumberbatch: “Quello di scegliere personaggi femminili non è mai stato qualcosa di calcolato e così è avvenuto anche stavolta. Mi è capitato di leggere questo libro e l’ho trovato incredibile. Ha avuto un enorme impatto su di me nel leggere come si sentiva Thomas Savage quando lo ha scritto. Ci ha condotto in un viaggio interiore con un’ultima parte incredibilmente elettrizzante. Quando l’ho finito ho pensato subito fosse un buon romanzo, ma nel corso del tempo mi sono accorta che stava crescendo dentro di me, ritornava in continuazione. È un pezzo di psiche davvero complesso e profondo e lentamente ho attraversato degli step che mi hanno portato a volerlo adattare ed è quello che è avvenuto!”.

the power of the dog

Il western incontra il tocco di Jane Campion e, così, anche la complessità del cowboy di Benedict Cumberbatch. Un personaggio che soffre egli stesso di una mascolinità tossica a cui, però, non può rinunciare, unica arma per potersi destreggiare nel suo ranch: “La tossicità è un prodotto delle circostanze, non arriva da nulla, ma da momenti che si accumulano. Per questo la comprendo in Phil. Non la perdono, ma la comprendo. Non penso lui si redima mai, ma questa caratteristica rimane costantemente una caratteristica del suo percorso tragico, che lo rende anche molto solitario e questo perché non può mostrarsi con autenticità. Per quanto riguarda la mascolinità tossica nel mondo invece è il contrario: l’unico vero modo per affrontarla è opponendosi. È una cosa che vediamo spesso, che propongono in determinati ambienti come quelli politici o di potere. Ma l’unica maniera per debellarla e non fare in modo che rimanga in circolo è contrastarla.”. È per questo che l’attore non può voler male al suo protagonista perché “non si può guardare a un personaggio e pensare solamente se è cattivo o meno. C’è una complessità da dover indagare. Ed è questa la bellezza di questi individui.”.

A contrapporsi alla forte mascolinità di Phil è la femminilità succube di un personaggio come Rose, personalità nel libro a cui viene lasciato meno spazio rispetto a quello che la regista le riserva nell’opera. Commenta Jane Campion: “Ero molto interessata a Rose perché volevo esplorare una donna del 1925. Era un tempo davvero difficile per le donne, Rose non poteva lamentarsi troppo col marito del fratello che abitava nella loro stessa casa. In più volevo esplorare come un senso di colpa del personaggio, quasi si sentisse il bersaglio di Phil perché c’è qualcosa che non va in lei, un senso di vergogna.”.

Interpretata con estrema fragilità da Kirsten Dunst, l’interprete coglie l’unione che va creandosi proprio tra il suo personaggio e quello del collega Cumberbatch, come se i due facessero parte di uno stesso universo però speculare: “Rose è legata al personaggio di Phil perché, in qualche maniera, è la rappresentazione visiva del dolore che prova l’uomo e che lui tiene costantemente dentro. Fanno parte di un dipinto più grande in cui viene contenuta questa frustrazione, l’isolamento e il fatto di sentirsi minacciati.”. Una donna che vorrebbe vivere una vita felice, ma finirà succube dei silenzi e dei dolori della sua nuova famiglia. Ma è impossibile rinunciare a un film di Jane Campion, come ammette l’attrice: “C’è una sensualità spiccata nei film di Jane. Una cicatrice sul collo di un personaggio riesce a renderla una caratteristica magica. Le sue opere sono piene di esperienze sensoriali molto sincere.”.

The Power of the Dog uscirà su Netflix.