Qui rido io è il film tra teatro e famiglia che inquadra la figura di Eduardo Scarpetta, interpretato da Toni Servillo per Mario Martone

Mario Martone torna come ogni anno a Venezia e lo fa con una storia che, ancora una volta, rappresenta la sua terra questa volta sfruttando la figura di una grande icona attoriale e drammaturgia. È Eduardo Scarpetta il protagonista di Qui rido io, presentato alla Mostra del Cinema e in sala dal 9 settembre, con Toni Servillo nel ruolo dell’artista che rese famoso il personaggio di Felice Sciosciammocca uccidendo ormai la maschera passata di Pulcinella. Un’opera che cerca l’accuratezza nella messinscena e nella riproduzione di una Napoli della Belle Époque in cui far muovere Scarpetta, diviso tra l’allargata e illegittima famiglia da cui nacque il trio dei teatranti De Filippo e una causa come quella con Gabriele D’Annunzio che doveva determinare o meno lo statuto della commedia popolare nell’ambito del panorama dell’arte.

“Le commedie di Eduardo sanno raccontare la tristezza e la malinconia delle persone, le ombre della vita, ma facendolo trovando la maniera di far ridere. Questo mi ha portato a voler scrivere un film che fosse a propria volta una commedia.” afferma il regista “Scritto e girato in interni e cercando una sintesi tra cos’è l’arte teatrale e quella popolare. Questo viene rappresentato anche nello scontro tra Scarpetta e D’Annunzio, con il drammaturgo napoletano che cerca di graffiare il poeta aulico usando il teatro come un’assemblea dal valore sociale.”.

Una figura, quella di Eduardo Scarpetta, che in Qui rido io cerca di affrontare i tempi che stanno avanzando e che lo vedono diventare, all’apparenza, obsoleto. Continua Martone: “Ogni artista invecchia e sa che le generazioni successive lo metteranno a morte. E ognuno, infatti, ha il suo fantasma di Pulcinella che a un certo punto verrà a perseguitarlo. In Qui rido io cerchiamo di affrontare questo senso di imminente perdita e, insieme, cosa significava fare parte di una famiglia come quella di un genio artistico quale Scarpetta, ricostruendo la sceneggiatura su documentazioni e processi, ma cercando di penetrare nell’impenetrabile attraverso l’immaginazione.”.

Toni Servillo per Qui rido io: “Eduardo Scarpetta è stato il portatore di una nuova arte. Senza di lui non esisterebbe il teatro moderno.”

A lavorare assieme a Mario Martone alla sceneggiatura di Qui rido io è la sceneggiatrice, e compagna di vita del regista, Ippolita Di Majo che approfondisce la decisione di concentrarsi sul processo tra Scarpetta e D’Annunzio e la volontà di renderlo centrale nel film: “È un momento catalizzatore dal forte valore drammaturgico e simbolico. È l’apice e l’incrinatura che si produce nella carriera dell’artista. Abbiamo cercato un punto della vita di Scarpetta che facesse da eco a tutti coloro che lo circondavano.”.

Ad interpretare il ruolo del famoso Eduardo è Toni Servillo, in una grandissima prova d’attore che va rubando la scena facendosi istrionico come solo Scarpetta sapeva essere: “Scarpetta ha inaugurato la recitazione moderna dei canoni del teatro napoletano. Prima di lui si recitava ancora nello stile della commedia dell’arte. Con lui il testo inizia ad essere fondamentale, il suggeritore viene tolto perché ogni attore dove conoscere a menadito la sua parte. È stato un genio della satira e non poteva perdere un’occasione ghiottissima come prendere in giro D’Annunzio, di cui ha però sempre ammirato l’acume, ma per sua natura non poteva che ribellarsi a quel modo di recitare enfatico e tradizionale.”.

Tra gli interpreti del cast di Qui rido io anche Iaia Forte: “Quello che mi ha affascinato del film e di quelle compagnie teatrali del tempo è come le loro regole morali non fossero conformi a quelle del pensare comune.”. E, come collegamento diretto con la figura del protagonista, ecco comparire anche il giovane Eduardo Scarpetta, di cui il drammaturgo era il bisnonno. L’attore interpreta nel film Vincenzo, figlio legittimo di Scarpetta: “Mamma e papà non volevano che facessi questo mestiere. A dire la verità nessuno nella mia famiglia. Però mio nonno, durante la guerra, fece il farmacista. Lui chiamò suo figlio Mario e Mario, mio padre, mi chiamò Eduardo. Chiamandomi così mi ha condannato. Come potevo non dedicarmi al teatro? Quando poi, inoltre, è stato proprio lui a farmi salire sul palco all’età di nove anni!”.

Qui rido io è in sala dal 9 settembre distribuito da 01 Distribution.