Jessica Chastain e Oscar Isaan sono i protagonisti della versione contemporanea di Scene da un matrimonio, basata sulla serie di Ingmar Bergman

Il cinema e le serie tv stanno convergendo sempre di più uno nell’altro. La linea che demarca i due prodotti audiovisivi è sempre meno netta e assai sfocata, portando più di una volta i critici e gli spettatori a interrogarsi attorno a cosa significa realmente narrazione unica o episodica, con serie che sempre più spesso tendono a proporsi come esperienze di cui poter fruire anche in sala e, viceversa, film che aspirano a vedere approfondita la loro storia in parti divise. Se quella che ci giunge ad oggi sembra quasi una novità, una maniera inedita di pensare all’audiovisivo e a domandarci su quali possono esserne i protagonisti, artistici e tecnici, che possano andare a riempire le due schiere – cinematografica e seriale -, in verità ci accorgiamo che ben prima delle analisi contemporanee grandi registi si erano già confrontati con entrambe le narrazioni.

Nel 1973 il maestro svedese Ingmar Bergman debuttava in televisione con le sue sei puntate di Scene da un matrimonio, rimaneggiate, sminuzzate e poi assemblate nuovamente insieme l’anno successivo per diventare prodotto cinematografico in una versione di centosessantasette minuti. Un classico che è diventato tale in entrambe le sue versioni, che con immancabile dubbio segnano in questa doppia occasione l’abilità di Bergman di scavare nell’umano ed esprimerlo con la crudezza della realtà, rimanendo uno dei punti di maggior riferimento nel panorama artistico internazionale, da riverberare a tal punto da poterne vedere le associazioni con opere moderne quale il Marriage Story di Noah Baumbatch.

scene da un matrimonio

Un canovaccio riadattabile all’infinito 

Scene da un matrimonio, con l’abilità della scrittura del cineasta europeo, ha saputo inquadrare con puntualità una storia d’amore perfettamente integrata al suo tempo, ma che in quanto opera d’arte ha ancora oggi la capacità di poter toccare il pubblico contemporaneo facendo ritrovare nei personaggi di Marianne e Johan una parte taciuta di sé. L’universale che ha il dono di cavalcare i tempi e potersi spostare avanti e indietro su di una linea che lega passato e presente, ma che nell’ispirare a distanza di anni pubblico e artisti genera la volontà di poter approcciarsi in una versione riaggiornata con l’adesso un canovaccio eterno e inoppugnabile.

A voler tentare di riadattare la drammaticità lucida della serie di Ingmar Bergman è l’autore Hagai Levi, che prendendo come suoi nuovi protagonisti Mira (Jessica Chastain) e Jonathan (Oscar Isaac) li conduce su di un territorio moderno in cui permettere alla donna e all’uomo di affrontarsi sulle perplessità e i cambiamenti che la società e le relazioni stanno, ad oggi, attraversando. Un’operazione in cinque puntate che, in virtù di quella mescolanza tra cinema e tv, hanno l’onore di essere presentate in anteprima mondiale alla 78esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, diventando un vero e proprio evento tanto seriale quanto, in questa ottica festivaliera, cinematografico acquistando così un valore aggiuntivo.

Prestigio che la miniserie continua a confermare con la complessità di un riadattamento che cerca nell’originale di Bergman semplicemente la struttura di svolte e situazioni riempite questa volta da temi assolutamente attinenti con ciò che le persone vivono nell’attualità. Lo Scene da un matrimonio del 2021 non si sottrae dalla complicanza delle relazioni monogame, dal gap sulle differenze che le questioni sul gender hanno sempre alimentato e affrontano la frustrazione e la costrizione femminile con una libertà non oppressiva come, invece, risultava sugli inizi degli anni Settanta. Una lente che non muta, ma semplicemente si ribalta quella utilizzata dal prodotto del 1973 rimaneggiato da Hagai Levi, in cui la drammatizzazione può condurre all’estremizzazione dei sentimenti pur comprendendo però il desiderio di poter rappresentare in ogni sfumatura le perplessità della vita adulta oggi.

scene da un matrimonio

Scene da un matrimonio e la calamita tra attori e pubblico

A sostenere completamente le cinque puntate della miniserie è la scelta di due attori che non si sottraggono alle difficoltà nel rappresentare individui incompresi non solo dall’esterno, ma persino da se stessi. Jessica Chastain e Oscar Isaac si completano nel desiderio costante del personaggio di Jonathan di voler ficcare affondo le mani e la mente nelle questioni, in contrapposizione alla volontà di Mira di poter nuovamente provare qualcosa, sentire, percepire. Due personalità che si attraggono come una calamita sullo schermo e, così, fanno anche con gli spettatori, che guardando a Scene di un matrimonio cercando di venir stuzzicati su di un nervo scoperto e poter lasciarsi trascinare dal dramma dei suoi personaggi.

Non ancora iconico come sempre resterà il capostipite bergmaniano, forse con una voglia eccessivamente pronunciata sul voler inglobare molti argomenti del contemporaneo riempiendosi a dismisura e perdendo, solo a tratti, della sua sincerità, la miniserie di Scene da un matrimonio di Hagai Levi sono i dubbi che ci portiamo dietro oggi sui rapporti e, ancor più, su noi stessi. Nuovi scenari per nuovi tempi che ci vanno descrivendo. Sempre non sapendoci fino a fondo, sempre sperando di capirci fino a fondo.