Tratto dal romanzo di Elena Ferrante, The Lost Dautgher segna il debutto alla regia di Maggie Gyllenhaal tra maternità, sguardo e ricordi

Sinossi ufficiale di The Lost Daughter:

Sola in una località di mare, Leda osserva ossessivamente una giovane madre e la figlia in spiaggia. Turbata dalla complicità del loro rapporto (e dalla loro famiglia, chiassosa e sinistra), Leda è sopraffatta dai ricordi legati allo sgomento, allo smarrimento e all’intensità della propria maternità. Un gesto impulsivo catapulta Leda nello strano e minaccioso universo della sua stessa mente, in cui è costretta a fare i conti con le scelte anticonformiste fatte quando era una giovane madre e con le loro conseguenze.

the lost daughter

Recensione di The Lost Daughter:

La 78esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, come spesso è capitato nelle annate precedenti, sembra seguire un proprio percorso narrativo con un tema centrale che viene poi reiterato in buona parte dalle pellicole presentate al Lido. Un’esperienza che mette in comunione storie e racconti diversi provenienti da ogni angolo del mondo, che si ritrovano legati non solo per l’esperienza che si ritroveranno a vivere insieme nell’evento cinematografico, ma poiché segnano la cifra dei sentimenti che ogni anno il festival porta e comporta. Il 2021 della Mostra del Cinema sembra segnato da una serie di madri degeneri ognuna respingente a modo proprio, in una visione della genitorialità femminile che non vuole mai porsi come comprensiva o confortante, ma ergersi a esempio di comportamento spesso silenziato e giudicato.

A farsi carico del peso emotivo del libro di Elena Ferrante La figlia perduta, opera di un’imperfezione del tutto personale che descrive l’interiorità di una donna e i ricordi che ha del suo essere stata in giovinezza madre, è la debuttante Maggie Gyllenhaal con The Lost Daugther che sceglie di togliersi momentaneamente dalla recitazione per dedicarsi alla regia e alla sceneggiatura. Un esordio di cui decide di non essere protagonista, bensì di amplificare l’occhio della Leda interpretata dalla sua attrice Olivia Colman attraverso la macchina da presa, in un raddoppiare e richiamare continuamente una condizione di attenta osservazione che è quella che la donna riserva al personaggio di Nina.

the lost daughter

Attraverso gli occhi di una madre

Lo sguardo di Leda è quello di cui la regia si nutre e da cui anche lo spettatore trae le maggiori informazioni. Sul personaggio di Dakota Johnson, su cosa attira Leda ad avvicinarsi alla giovane. Un binocolo puntato sul confronto di una maternità che la donna rivive nei ricordi proprio compiendo insistentemente l’azione del guardare, accogliendo lo spettatore nella sua intimità, che riverbera dolorosamente nei ricordi. Un invito ad avvicinarsi ai pensieri della protagonista, anche i più infelici e rimproverabili. Eppure l’incapacità, della regista e del pubblico, di poter sentire sgradevole una sincerità come quella di fronte a cui Leda si mette davanti e di cui vuole rendere partecipe lo spettatore.

Una disamina dei segreti di una madre che nel romanzo omonimo svolgeva una funzione totalmente interna alla protagonista. Considerazioni e riflessioni che creavano un ponte tra Leda e il lettore nel romanzo affinché quest’ultimo potesse comprenderne le impurità in quanto adulto, genitore, e che Gyllenhaal riesce a trasporre sotto forma di descrizioni e dialoghi sapendo restituire il passato della donna al pubblico proprio come era stata in grado di fare la Ferrante. Un’operazione che mantiene una fedeltà impressionante al libro pur dovendosi disporre in maniera assai diversa, la quale si rispecchia con arguzia nella versione cinematografica che non priva la protagonista delle sue vergogne, ciò che turba e commuove tanto dell’opera letteraria quanto del film.

the lost daughter

The Lost Daughter: i segreti dell’essere madre

Merito anche di una Olivia Colman che, pur essendosi già aggiudicata nel corso della sua carriera un Oscar e reduce dall’ultima performance in quanto regina di Inghilterra nella serie The Crown, cambia continuamente cifra ed umore così da offrire un prisma completo del personaggio della sua Leda, sempre austero come nel libro, ma venato da una dolcezza e un’ironia in più. Un’attrice sopraffina che nel corrispettivo giovanile vede un altro talento britannico ad impersonarla: la Leda madre alle prime armi interpretata da Jesse Buckley, sempre più slanciata verso un futuro di successi. Impressionante stella del panorama internazionale a cui l’opera riserva il compito più impegnativo, quello di riproporre in flashback continui l’infanzia delle figlie della protagonista e mostrare come quest’ultima vide mutare improvvisamente la sua vita. Il momento di maggior sconforto della donna che la narrazione inquadra con una lente vicina, appiccicata ai volti e ai corpi. Il tempo che negli anni plasma la memoria rendendola meno nitida eppure sempre attaccata a livello epidermico.

The Lost Daughter è una pellicola piccola, dal gusto già ben definito e che si amalgama benissimo al percorso recitativo che Maggie Gyllenhaal ha finora cavalcato. Un’opera che non vuole riferirsi ad ogni tipo di maternità, ma ad una sola e specifica. Un racconto che non ricerca la verità sull’essere donne e genitori, ma ne offre un riscontro individuale, intimo e puramente duro.