Non ci sono dubbi: Dune è l’evento cinematografico dell’anno. Ma cosa gli ha permesso di aggiudicarsi il titolo di “capolavoro”?

IL RITMO DI DUNE

Dune (leggi qui la nostra recensione) è l’evento cinematografico dell’anno: tratto dal romanzo del 1963 di Frank Herbert, padre della fantascienza contemporanea (non a caso Lucas si è ispirato proprio alla sua opera per realizzare Star Wars), è da sempre uno dei film più desiderati dalle produzioni cinematografiche, ma anche l’opera filmica più difficile da realizzare a causa della sua storia articolata, stratificata e con tematiche profonde, azzardiamo filosofche. Villeneuve è riuscito nell’arduo compito di portare sul grande schermo un quadro cinematograficamente valido, che non è tale solo per la sua trama, ma lo è, soprattutto, per il comparto tecnico: cosa sarebbe Dune senza le musiche di Hans Zimmer, i costumi e le ambientazioni?

Dune non solo un film visivo, è un (gran) film sonoro. È la sabbia il suono principale da cui si è sviluppata tutta la ricerca sensoriale di Dune. Hans Zimmer, per comporre la colonna sonora, sì è quindi ispirato al suono del vento e dei piccoli granelli di polvere dorati. Insieme al silenzio del deserto, altro elemento chiave ricorrente è il rumore di una sorta di tamburo, quello che i Fremen utilizzano per chiamare i Vermi delle sabbie.  

Il ritmo su Dune è vita o morte, è parte preponderante nelle composizioni che il grande compositore de Il Re Leone ha portato nell’opera di Villeneuve, artista richiesto a gran voce dal cineasta fin dall’inizio del progetto, visto il risultato colossale ottenuto con Blade Runner 2049

MUSICA DI UN ALTRO MONDO

La musica di Dune è la musica di un altro mondo, di un altro pianeta. Hans ha passato mesi e mesi a creare nuovi strumenti e nuovi suoni, ottenendo ritmi spasmodici e spezzati, iconici e riconoscibili come unici di questo film, di questo Dune.

L’unica cosa che accomuna questo mondo e il nostro è la voce umana. Insieme alla ritmica, la voce è stato lo strumento più utilizzato nella colonna sonora di Hans Zimmer, strumento, se così vogliamo descriverlo, che dà quella spiritualità ricercata nella pagine di Frank Herbert: un effetto da musica sacra, un effetto che eleva l’anima. Inoltre, vista l’influenza dei personaggi femminili e in particolar modo delle Bene Gesserit nella storia, la colonna sonora si basa su voci principalmente femminili. Delle voci che ricordano i canti e i lamenti arabi, ma che allo stesso tempo fanno parte di un altro universo.

“Quella con Hans è una delle relazioni artistiche più stimolanti e potenti della mia vita, quindi la possibilità di lavorare con lui su ‘Dune’ è stato uno dei più grandi privilegi della mia vita”. Ha dichiarato Villeneuve.

LOCATION E AMBIENTAZIONE

Arrakis è un mondo desertico fatto di orizzonti. I dipartimenti creativi del film, guidati dal direttore della fotografia Greig Fraser e dallo scenografo Patrice Vermette, hanno deciso di rinunciare al green screen, e di tornare ai teatri di posa a Budapest e nelle location reali: Giordania e Abu Dhabi.

La Giordania, e in particolar modo il Wadi Rum, è stata la location dove sono state girate la maggior parte delle sequenze nel deserto. Il Wadi Rum è noto anche come Valle della Luna, è un paesaggio scavato nella roccia di granito e arenaria abitato da gruppi di beduini. Villeneuve conosceva già il posto e sapeva che se mai avesse fatto un film su Dune lo avrebbe girato proprio lì:

“È impressionante come ogni 25 miglia si presenti un paesaggio completamente diverso. Qui ci sono tanti tipi di deserti, e la prima volta che ci sono stato ricordo di aver pensato che se mai avessi fatto un film come “Dune”, questo era il posto giusto. C’è una luce speciale, qualcosa nell’anima del paese che penso di esser riuscito a catturare con la macchina da presa. Non c’è altro posto che mi abbia dato questa emozione. La teatralità di quei paesaggi erano perfetti per ‘Dune'”.

Altra location è quella che viene denominata localmente Dune Militari, una striscia di deserto al confine tra Giordania e Israele, a solo uso militare, inaccessibile al pubblico. Lì è tutta sabbia vergine, dove nessuno ci aveva mai camminato sopra. Le dune, durante le riprese, continuavano a cambiare e improvvisamente si spostavano, a seconda del vento, mutando continuamente paesaggio. Una location davvero da sogno, ma che a causa del suo continuo evolversi, ha reso molto difficili le riprese. 

Anche gli interni sono studiatissimi: cercando di far riconoscere sul grande schermo le descrizioni date da Frank Herbert nel libro, tutto è stato ispirato dalla natura, luce, vento e la sensazione di polvere e sabbia. L’arredamento non doveva creare distrazione, ma doveva trasmettere una sensazione di “vuoto”, in generale, un mondo in cui ci si potrebbe perdere. Un arredamento spartano e usurato, invecchiato, che doveva dare quel senso di fantascienza decadente che risuona in tutta la storia.

Cosa avete amato di più in Dune? Ditecelo nei commenti.