Da padri a figli, l’eredità di Ghostbusters: Legacy è ingente e l’omaggio va oltre qualsiasi immaginazione

Sinossi ufficiale di Ghostbusters: Legacy

Dopo essersi trasferiti in una piccola città, una madre e i suoi due figli iniziano a scoprire la loro connessione con gli Acchiappafantasmi originali e la segreta eredità lasciata dal nonno.

Recensione di Ghostbusters: Legacy:

Parliamoci chiaramente, i remake e i reboot sono sempre esistiti. Lo Scarface che tanto elogiamo di Brian De Palma è in verità la rivisitazione anni Ottanta di un classico di Howard Hawks del 1932. E così anche il The Departed di Martin Scorsese, che prende dall’originale cinese Infernal Affairs del 2002 diretto da Andrew Lau e Alan Mark e ristabilisce i doppi e tripli giochi di potere in una Boston cruda e criminale. Perciò non sempre è necessario demonizzare operazioni di rilancio o rivisitazioni di storie che sono state già raccontate. È pur vero che, generalmente, è sempre meglio quando i racconti riescono a contenere al proprio interno una scintilla che appartiene a loro soltanto, ma se “scrivere è sempre riscrivere” allora ciò che di veramente importante bisogna apportare è una visione che possa appartenere a quel prodotto soltanto, anche quando va a riprendere un lavoro del passato.

È stata perciò prevedibile, ma assolutamente non necessaria la valanga di discredito che un reboot come Ghostbusters del 2016 ha subito prima ancora della sua uscita cinematografica, il trailer ad aver raggiunto il record di dislike prima ancora che l’opera uscisse nelle sale, generando una montagna d’odio che non si sposava affatto con le intenzioni sincere del film. Opera inoltre prodotta da quello stesso Ivan Reitman che dei Ghostbusters originali è stato fautore, approvando completamente il progetto e difendendo le sue nuove donne Ghostbusters la cui fine è stata più veloce di qualsiasi mashmallow lasciato cuocere al sole.

ghostbusters legacy

L’eredità di famiglia degli Acchiappafantasmi 

Una commedia quella del 2016 che utilizzava il background delle sue protagoniste (Kisten Wiig, Melissa McCarthy, Kate McKinnon e Leslie Jones) dai corridoi del Saturday Night Live fino alle strade infestate di fantasmi di New York, rilegate da subito a una sorta di profanazione dei film primigeni e accusate di un atto al limite del sacrilego. Spettatori non sempre coscienti che gli stessi Acchiappafantasmi del 1984 accettarono di buon grado di partecipare con dei piccoli cameo all’interno della pellicola di Paul Feige, preferendo rimanere nella loro bolla di disprezzo e ignorando la ricezione positiva che la commedia ottenne secondo la visione della critica.

L’unica maniera quindi per riportare in auge una saga come quella dei Ghosbusters sembra dunque essere stata quella di assecondare in tutto e per tutto il volere dei fan in un passaggio di testimone inter nos che passa l’eredità degli acchiappafantasmi direttamente da padre a figlio. E proprio “legacy” fa parte del titolo della pellicola che si lega come filo diretto a quella del ’84, due giovani protagonisti con un nonno che ha un segreto che lo collega ai Ghostbusters e che i suoi nipoti andranno a scoprire. Consegna delle chiavi di una saga di importanza mondiale che Ivan Reitman effettua affidando la responsabilità del progetto al figlio Jason, cineasta che fece di Juno il suo cavallo di battaglia e che con Ghostbusters: Legacy tenta di portare avanti il mestiere di famiglia.

L’eredità è perciò fulcro essenziale nell’analisi di un film che riverbera dell’unione e delle figure dei padri e dei figli. Quelle dei registi uniti dal proprio sangue e ancora quelle di due opere che vedono Ghostbusters: Legacy sviluppare i medesimi geni del suo predecessore, in un rimarcare pedissequamente gli elementi e le caratteristiche della prima pellicola del 1984. Un risultato che va oltre l’omaggio, che per confermare la propria appartenenza a un terreno chiaro e comune con il lavoro di Ivan Reitman – qui produttore – ricalca la pellicola iniziatrice quasi privandosi di una propria personalità individuale. Quella che probabilmente hanno volutamente cercato di non far trasparire, come volutamente i fan dallo zoccolo più duro hanno desiderato non trovare.

ghostbusters legacy

Ghostbusters: Legacy è la rassicurazione per i fan della saga

E così Ghosbusters: Legacy ha gli unici protagonisti che il film avrebbe potuto detenere (dei ragazzini adolescenti) e la sola storia che gli affezionati avrebbero potuto tollerare: quella che rispolvera l’apocalisse del primo Ghostbusters. Certamente la costruzione attuata da Jason Reitman e dallo sceneggiatore Gil Kenan ha il proprio motivo di esistere, l’intrattenimento adeguato e un ritmo da teen movie d’avventura che può senz’altro catturare lo spettatore. Ma è impossibile non considerare gli effetti che la nostalgia – e in questo caso anche della tecno-nostalgia – ha avuto sull’elaborazione di un film come Ghostbusters: Legacy, che ci insegna che spesso i fan non vogliono null’altro se non essere rassicurati e veder restituito loro il prodotto originale.

Con l’arguta scelta di aver voluto una presenza come quella di Paul Rudd e prendendo consapevolmente un attore di Stranger Things (prodotto contemporaneo “nostalgico” per antonomasia) come Finn Wolfhard per uno dei suoi protagonisti, Ghostbusters: Legacy riconferma il valore di un pilastro come il primo Ghostbusters e rilancia una saga al pari di un’operazione alla Star Wars – Il Risveglio della Forza. Un’incapacità di staccarsi dai genitori e quindi il renderli integranti (troppo integranti) in virtù del proprio discorso d’intrattenimento. Un voler rassicurare i fan che si rivelano i primi a non voler rischiare, per un film che ha moltissimo di buono al proprio interno, ma posto totalmente al servizio di un’industria in cui “tutto deve cambiare perché tutto resti come prima”.