I protagonisti di Gli occhi di Tammy Faye presentano il film d’apertura della 16esima edizione della Festa del Cinema di Roma

È la regina incontrastata del 2021. Jessica Chastain ha presentato a Venezia la serie televisiva Scene da un matrimonio e alla Festa del Cinema di Roma Gli occhi di Tammy Faye, film che probabilmente la porterà se non alla vittoria dell’Oscar sicuramente a poter concorrere nella cinquina delle nomination. Pellicola che Chastain insegue dal 2012, anno del trionfo dello Zero Dark Thirty di cui era protagonista e che durante il press tour la vide impegnata a comprare i diritti della storia della conduttrice evangelica di cui interpreta il ruolo nel film diretto da Michael Showalter.

Una parte che la insegue dunque da quasi dieci anni e che come molti avevano conosciuto attraverso lo scandalo che la vide coinvolta assieme al marito Jim Bakker: “Sono cresciuta conoscendo le condanne di cui erano stati accusati i Bakker, ma non ne sapevo molto, se non quel poco di gossip che si faceva attorno alle loro figure. Ma nonostante quello che è stato detto su di loro sono convinta che Tammy Faye fosse sincera quando diceva di credere in qualcosa di più grande che ci mette tutti in connessione. Non posso mettere in dubbio la sua forte fede. Era una bambina che aveva desiderato ricevere amore, visto che essendo figlia di divorziati era considerata un po’ il prodotto della vergogna, e le sue intenzioni erano proprio quelle di non far sentire solo nessuno.”.

Un’empatia anche lì dove sarebbe difficile trovare un legame con un personaggio come la Tammy del film – e della vita vera – a cui Jessica Chastain si è però approcciata con professionalità cercando di comprenderne la natura e il carattere: “Era una donna dalla mentalità aperta la cui sensibilità andava oltre i confini. Questo è bello perché in quanto interprete ti dà la possibilità di spingerti sempre più in là. Ma al contempo è una libertà difficile da poter accettare perché ti espone in maniera tale da farti sentire incredibilmente vulnerabile, lasciandoti solamente il desiderio di tornare a casa e mangiare una vaschetta di gelato. Ed è esattamente questo che amo e odio di Tammy Faye.”.

gli occhi di tammy faye

Vincent D’Onofrio e Jessica Chastain alla Festa del Cinema di Roma parlano di Gli occhi di Tammy Faye

Insieme a Jessica Chastain alla Festa di Roma arriva anche Vincent D’Onofrio, interprete ne Gli occhi di Tammy Faye del reverendo Jerry Falwell e che riporta l’attore ai suoi ricordi del passato: “Nella mia infanzia sono cresciuto tra nord e sud, tra New York e la Florida, tra gente di sinistra e gente di destra. Noi eravamo una famiglia liberale, ma i nostri vicini erano repubblicani. Quando giocavo con i miei amici mi capitava di trovarmi su canali evangelisti, ma capì ben presto che si trattava di un nuovo modo della cristianità che concentrava i propri sforzi sul chiedere soldi. Ma non ho mai giudicato il loro operato perché volevo bene ai miei vicini. Ed è così che mi sono approcciato al mio ruolo: senza giudicare, ma portando i fatti avvenuti nella realtà.”.

Gli occhi di Tammy Faye è stato presentato in anteprima mondiale al Toronto Film Festival, in cui ha partecipato anche il figlio della coppia di predicatori Tammy Faye e Jim Bakker. Ed è proprio sulla relazione tra finzione e vita vera di cui gli attori hanno parlato con i figli della coppia, cercando di riportare gli eventi anche con il rispetto dovuto, nonostante le azioni dei genitori. “Ho parlato molto con Jay Bakker alla première” ha dichiarato D’Onofrio “È stato sorprendente. Ma durante la lavorazione del film non avevo bisogno di confrontarmi con la famiglia visto che il mio personaggio non ne faceva parte.”.

Procedimento inverso, ovviamente, per Chastain: “Non c’è mai stata l’intenzione di focalizzarsi su Jim Bakker o parlare di lui. Per questo non ho avuto bisogno di incontrarlo, ho letto però il libro che ha scritto durante gli anni in prigione. Ero invece nervosa nel dover incontrare i figli. Ma era importante per il personaggio e soprattutto perché volevo che fosse chiaro che non c’era l’intenzione di prendersi gioco della religione, come spesso accade in questi casi nei prodotti di Hollywood in cui se ne parla. Non volevamo riaprire una ferita, ma riportare la figura della loro madre, e parlare con loro mi ha permesso di conoscerla meglio e chiarirmi le idee. Come quando ho chiesto loro qual era il suo colore preferito e mi hanno risposto: rosa e leopardato!”.