Con Miriam Leone e Stefano Accorsi, Marilyn ha gli occhi neri esplora il diverso, la società che lo circonda e il forte legame che si percepisce tra gli attori protagonisti

Sinossi di Marilyn ha gli occhi neri:

Clara (Miriam Leone) è una bugiarda patologica, Diego (Stefano Accorsi) soffre di psicosi e eccessi di rabbia. I due si ritroveranno insieme ad intraprendere un’attività commerciale alle spalle del centro in cui sono in cura, che diventerà uno dei locali più famosi di Roma.

Recensione di Marilyn ha gli occhi neri

Due sono state le rivelazioni dell’industria dello spettacolo italiano degli ultimi anni: Stefano Accorsi e Miriam Leone come ottima coppia sullo schermo e quest’ultima in veste di eccellente attrice quando si parla di commedie. La prova per entrambe le constatazioni è immediata. Gli attori hanno collaborato insieme nei torbidi giri di affari della serie 1992 e Miriam Leone ha sfoggiato una delle sue migliori interpretazioni, nonché la più divertente, in Metti la nonna in freezer, opera d’esordio di Giuseppe Stasi e Giacomo Fontana in cui faceva innamorare il finanziere Fabio De Luigi per poter percepire la pensione della nonna ormai morta. È così che andando a combinare i due elementi arriva al cinema Marilyn ha gli occhi neri, nuova pellicola di Groenlandia che ha accudito e cresciuto un cineasta come Simone Godano, arrivato alla sua terza commedia per la casa di produzione.

Era con il debutto Moglie e marito nel 2017 che il regista si approcciava alla macchina da presa e con cui Groenlandia indagava il territorio ancora inesplorato della risata, quella intelligente e contraddistinta da una certa ricercatezza, la stessa che le appartiene fin dalla sua nascita e che ha voluto inserire anche nelle proprie commedie. Operazioni che, in mano di Simone Godano, sono andate ogni volta ad incentrarsi sull’ambivalenza che i ruoli e le situazioni possono prendere, la medesima che va dettando l’autore nell’umore dei suoi lavori e che si ripete anche nella pellicola con Leone e Accorsi. La commedia con il retrogusto delle difficoltà, di ciò che spesso è o ci è avverso e che va a impostarsi su di uno scontro diretto tra personaggi o con quest’ultimi che si devono confrontare con un contesto e una società più grandi e più ostili.

marilyn ha gli occhi neri

La doppia anima delle commedie di Simone Godano

È nella lotta tra chi è normale e chi non viene considerato tale che va instaurandosi la duplicità del cinema di Godano in Marilyn ha gli occhi neri. Singoli che insieme formano una minoranza posta a dover combattere contro un mondo ordinario e ordinato in cui loro vanno – apparentemente – a generare il caos, costretti a vedersi ogni volta sotto esame prima di poter accedere all’abilitazione per poter far parte di questo mondo in cui sembreranno sempre fuori posto. E se non si riesce a trovare un luogo a cui appartenere, si può sempre fare di una persona quel luogo. È da questo senso di distaccamento ed esclusione che nasce l’unione e la sintonia dei protagonisti di Accorsi e Leone, il primo pieno di psicosi e attacchi d’ira e la seconda mitomane professionista, che nell’essere percepiti come problemi per il circostante divengono soluzione delle paturnie l’uno per l’altra.

Ma se solitamente è con un intrinseco e a volte immotivato pietismo che il cinema italiano ha trattato le differenze non sapendo distaccare il nostro dover compatire i personaggi dal poterli veder rappresentati anche nelle loro più aspre incrinature, Marilyn ha gli occhi neri sa mostrare le spigolature dei suoi protagonisti, non risparmiando loro la visione critica dello spettatore. Un distaccamento iniziale verso i personaggi che Godano con la fida sceneggiatrice Giulia Steigerwalt impostano rendendoli respingenti, distaccati dalle convenzioni della realtà e totalmente impostanti sulle frequenze di una dimensione prettamente personale, in cui il film ci fa lentamente entrare per imparare a conoscerli e apprezzarli.

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Il vasto menù di Marilyn ha gli occhi neri

Nessuna carezza per i disturbi dei protagonisti Clara e Diego. Nessun aiuto da parte della pellicola, dagli altri personaggi, nessuna concessione fatta per ammorbidire il pubblico e farlo schierare ciecamente dalla loro parte. Per vivere una vita normale bisogna mettersi in dubbio sempre ed è quello che l’opera di Godano desidera fare, per sé e per i suoi protagonisti. Non chiudersi, ma aprirsi alle possibilità, alle opportunità che non credevamo tali, far coincidere la nostra stramberia innata con dettami di una comunità normativa da cui non farsi ingabbiare, ma semplicemente riadattandone i contorni.

Marilyn ha gli occhi neri trova se stesso nella diversità non accondiscende e abbacinante verso i personaggi e conferma l’interesse da dover riporre nella visione di un regista come Simone Godano e nella volontà di storie che escano dai soliti parametri proposti nei lavori di Steigerwalt (collaboratrice del cineasta con Moglie e marito, Croce e delizia e sceneggiatrice anche de Il campione). Una commedia che ha il sapore di “cioccolato e aceto balsamico”, servito da due ottimi attori e da un cinema italiano che con il supporto di partner come Groenlandia vuole rendere sempre più ricco e variegato il suo menù.

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