Claudia Pandolfi e Alessandro Preziosi presentano col resto del cast e il regista Roberto Capucci il film Netflix Mio fratello, mia sorella su un giovane affetto da schizofrenia

Ci sono film che decidono di affrontare alcune tematiche delicate di petto, affondandocisi completamente dentro e tirando al proprio interno regista e attori. È il caso di Mio fratello, mia sorella, storia di una famiglia che si ritrova dopo anni insieme e che deve confrontarsi con le difficoltà di dover vivere al fianco di un paziente affetto da schizofrenia. A scrivere e dirigere la pellicola che dall’8 settembre arriva su Netflix è Roberto Capucci. Regista che aveva già in mente da tempo questa storia: “Era una sfida raccontare un ragazzo affetto da schizofrenia vedendolo dall’esterno, senza voler rendere visive le sue allucinazioni e facendolo percepire agli spettatori come avverrebbe alle persone nella vita reale.”.

Conoscenza di un argomento che doveva però essere approfondito e studiato, oltre che guardato da vicino. Ecco perché regista e cast hanno intrapreso un percorso all’interno di strutture apposite in cui poter confrontarsi con pazienti e famiglie. Esercizio che ha aiutato molto Francesco Cavallo, ai suoi esordi cinematografici con Mio fratello, mia sorella: “Ho cercato di adoperare un’osservazione diretta verso i pazienti. Ho anche visitato delle cliniche specializzate per evitare di scadere nella macchietta. Mi sono poi inventato turbe che appartenevano tutte al mio personaggio, un rapporto che solo lui poteva avere con sua madre.”.

Madre interpretata nel film da Claudia Pandolfi, rimasta umanamente scossa dall’esperienza di preparazione del film in cui si è poi vista “così magra, così grigia, così giusta.”. Un modo di rapportarsi alle pellicole che è consono all’attrice, la quale non riesce a non inserire tutta se stessa all’interno dei progetti a cui prende parte: “Nell’approcciarmi a questo film trovavo una donna già destrutturata, il che è strano, perché solitamente si ha a che fare con personaggi costruiti che poi tu a tua volta devi spezzettare per poterli scoprire. Era invece già una donna disarmante, piena di auto-sabotaggi. Mi ha straziata, attivando un meccanismo umano importante. E grazie all’urgenza di Roberto di dover raccontare questa storia mi sono lasciata trascinare.”.

Claudia Pandolfi & Alessandro Preziosi: “Ci siamo dati completamente. Guardavamo l’altro come fosse il personaggio”

Oltre che con il figlio schizofrenico, il personaggio interpretato da Pandolfi deve relazionarsi anche con la figlia interpretata da Ludovica Martino e dal fratello “figliol prodigo” Alessandro Preziosi. “Claudia è un’attrice che ti tiene per mano, ma sa anche quanto e come stringertela. Non so come sono riuscita ad essere cattiva con lei nel film!” ha commentato Ludovica Martino “Tra tutti noi comunque si è generata un’empatia molto forte. Roberto ci aveva chiesto di fare solo una visita in questi centri specializzati per guardare da vicino la malattia, invece subito dopo il primo incontro abbiamo sentito la necessità di continuare questo percorso insieme ritornando in quei posti. È stata una parte importante del nostro viaggio insieme.”.

Viaggio intrapreso fianco a fianco da Preziosi, voluto assolutamente da Capucci: “Accompagno ogni mattina mia figlia a scuola e un giorno vedo il poster dello spettacolo su Van Gogh con Alessandro. Penso subito “È lui Nic” e così è stato.”. Una preparazione, quella dell’attore, che è stata però diversa da quella di tutti gli altri, molto più in linea con il suo ruolo: “Quello del mio personaggio era un mondo quasi parallelo. E fortunatamente non sono un attore che prova compassione per i personaggi, non sono una persona che compatisce. Questo mi ha aiutato a mantenere una distanza che è la stessa che poi, comunque, aiuta il mio personaggio ad avvicinarsi al nipote schizofrenico.”.

Distanza che, però, non era possibile mettere tra lui e la sua collega Pandolfi: “Claudia non dà sconti. Si dona completamente. Quando è sul set non vive più per se stessa, ma per rendere vive le cose.”. Una complicità fraterna che la stessa attrice ha confermato: “Molte cose tra i nostri personaggi sono nate perché eravamo noi due. Abbiamo assecondato la carnalità e intimità dei rapporti. Ci doniamo come attori, non pensavamo a chi avevamo davanti, ma solo ai personaggi.”.

Mio fratello, mia sorella, prodotto da Lotus Production – Leone Film Group in associazione con Mediaset, è disponibile su Netflix dall’8 ottobre.