L’autrice Amanda Sthers e il suo protagonista Pierfrancesco Favino ci parlano di Promises e di cosa rappresenta per loro il tempo, tema centrale della pellicola

Non si può sfuggire alla prova del tempo. Soprattutto se questo è irregolare, allargato, ristretto. È così che lo immagina Amanda Sthers e che romanza nel suo romanzo Promises. Visione che riporta anche sul piano cinematografico, scegliendo di inserire in questo flusso in divenire i protagonisti Piefrancesco Favino e Kelly Reilly, personaggi che dalla carta diventano carne e ossa per il film che è la scrittrice stessa ad andare a scrivere e dirigere. Presentato in anteprima alla 16esima edizione della Festa del Cinema di Roma, Promises sarà nelle sale dal 18 novembre, per portare anche lo spettatore ad interrogarsi attorno a cosa significa per lui il tempo.

“Abbiamo tutti un modo diverso di percepire e rappresentare il tempo.” approfondisce Amanda Sthers “Un minuto non è uguale per tutti. Ma tutti proviamo a guardarci dal di fuori come facciamo con gli altri. Siamo prigionieri di cosa appariamo e questo lo si capisce quando si cresce. Io non mi ritengo vecchia, ma so che è quello che pensano di me i miei figli. Esattamente come io ritenevo vecchie le persone dell’età che ho adesso quando ero giovane come i miei figli.”. È per questo che anche nell’opera il tempo viene suggerito ogni volta con sfumature differenti: “Il modo in cui ho usato il tempo è attraverso l’espressione dell’immaginario del regista: quello che gli vediamo vivere e quello che lui desidererebbe e non si concretizza mai. Sono due realtà, ma diverse tra loro, fino a che i ricordi non si allacciano al vero.”.

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Promises arriva al cinema il 18 novembre

A combattere con il tempo è tanto il protagonista di Pierfrancesco Favino quanto l’attore stesso: “Al momento in cui mi trovo il tempo è qualcosa che desidero. Avere tempo, più tempo. Non perché ne sento la mancanza, ma perché sono avido di cose da voler fare. In questo momento, poi, tutto mi sembra istantaneo. Le cose nascono e muoiono velocemente, non c’è nulla che resta, e questo mi spaventa. Non so se è per lo stato in cui viviamo, in particolare questo momento storico, ma non mi piace.”. E per quanto riguarda il tempo della sua carriera aggiunge: “È un momento molto bello. Ho sempre guardato avanti, non ho voglia di cristallizzarmi. Ci sono ancora dei margini di crescita che vorrei raggiungere, ma servono ogni volta le condizioni adatte, perché un attore deve ricordarsi che non fa questo lavoro da solo, ma fa parte di un insieme. E se dovessi dire in che direzione con il mio lavoro vorrei andare risponderei in quella del pittore che usa solo tre segni: cerco l’essenzialità del gesto, senza dover aggiungere altro per esprimermi.”.

La colonna sonora di Promises è stata al cantautore Andrea Laszlo De Simone, una scelta stravagante avvenuta perché “il mio supervisore della musica del film mi ha fatto sentire varie persone, ma appena ho sentito Andrea ho capito che doveva essere lui” ha raccontato l’autrice. “È anche andato oltre le mie aspettative, ha fatto un lavoro fantastico! Non sarà la sua ultima colonna sonora.”. E se si parla di cose belle anche Favino ci dice cosa lo ha commosso ultimamente: “Alla mia età credo di avere ormai la lacrima facile. E se penso a film bellissimi che ho visto nell’ultimo periodo dico Another Round e È stata la mano di Dio.”.

Promises sarà in sala dal 18 novembre distribuito da Vision Distribution.

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