La scena di Django Unchained, i tentativi di attore e quel possibile spaghetti western in Italia: Quentin Tarantino riceve a Roma il Premio alla Carriera

La 16esima edizione della Festa del Cinema di Roma ha portato all’Auditorium Parco della Musica il cinefilo più cinefilo di tutti. Quello che i film li colleziona in dvd, che ha iniziato a vederli fin da quando aveva cinque anni e che ha anche lavorato in quei posti ormai lontani eppure idealmente ancora sacri come le videoteche. È Quentin Tarantino che ha ricevuto il Premio alla Carriera consegnatogli da Dario Argento, in un affetto che dal palco su cui i due troneggiavano si è diffuso per l’intera sala nel momento in cui il cineasta ha ritirato la sua targa. Ma prima di stringere tra le sue mani il premio, e ancor prima dei saluti in video arrivatigli dai suoi amici e attori Samuel L. Jackson, John Travolta e Christoph Waltz, il regista e sceneggiatore ha incontrato il pubblico per ripercorrere insieme la sua carriera, cominciando a raccontare degli anni anche precedenti al suo stare dietro la macchina da presa.

“Il primo film che ho mai visto in vita mia è stato Deadlier Than the Male di Ralph Thomas. Ma per anni non ho saputo quale fosse il titolo della pellicola. Ricordavo solo si trattasse di un’opera su degli agenti segreti inglesi e che c’erano delle scene alquanto spinte per un bambino di cinque anni come me. Poi un giorno, quando negli anni Novanta comincio la mia collezione di dvd, mi ritrovo con in mano questo film di spionaggio anni Sessanta. Mentre lo sto guardando compare la scena che mi aveva accompagnato fin da quando ero piccolo e ho gridato: è questo! È questo il primo film che ho mai visto e di cui non sapevo il nome!”.

Ne sono poi passati di anni prima che diventasse il cineasta che conosciamo oggi, ma non molti forse sanno che Quentin Tarantino aveva in realtà iniziato il suo percorso a Hollywood tentando di sfondare come attore, mentendo leggermente sulle sue esperienze al cinema… “È vero, quando ero giovane ho scritto nel mio curriculum che avevo lavorato con George Romero e Jean-Luc Godard, ma non era vero. Quando cominci questo mestiere non puoi presentarti a mani vuote, devi dire di aver fatto qualcosa! Allora mi spacciai per uno dei motociclisti nella scena del centro commerciale di Zombie di Romero. Mentre per Godard avevo detto di aver fatto la comparsa in King Lear visto che era un film talmente brutto che non pensavo qualcuno sarebbe mai arrivato fino alla fine! Nel tempo però ho avuto modo di redimere i miei peccati, infatti quando Romero mi chiamò per una piccola parte in uno dei suoi ultimi film non potei che accettare subito.”.

quentin tarantino

Ed è proprio di attori su cui Tarantino si sofferma molto a parlare durante l’incontro, soprattutto su come sono avvenute alcune sue scelte di casting: “Scrivo pensando agli attori che chiamerò? Dipende. Ho due esempi: quando mi sono messo a scrivere il personaggio di Hans Landa di Bastardi senza gloria mi sono reso conto che stavo tratteggiando un carattere che sarebbe stato impossibile racchiudere per qualsiasi interprete. Mi serviva un genio, qualcuno con una padronanza fluida delle lingue. Sono arrivato a domandarmi se per caso avessi scritto un personaggio irrecitabile. E poi arrivò Christoph Waltz e Landa si manifestò sotto i miei occhi. Mi trovai talmente bene con lui che volevo assolutamente lavorarci di nuovo insieme ed è per questo che ho scritto il personaggio del dottor King Schultz in Django Unchained.”.

E a proposito di Django Unchained, ecco la verità dietro alla scena della mano insanguinata di Leonardo DiCaprio: “Sì, avvenne veramente, ma se devo essere sincero la scena che mi spaventa ogni volta anche nel rivederla è quella in cui il suo personaggio cade all’indietro dopo essere stato ucciso da Shultz. Era pericolosamente vicino al mobile e ogni volta ho la sensazione che possa andare a sbattere! Invece quando ha rotto il bicchiere si è fatto male realmente, gli si è frantumato in mano, ma la sua reazione è stata straordinaria come è possibile vedere. Tutti noi della troupe pensavamo “Cazzo, e adesso che succede?”. Abbiamo aspettato e lui non solo ha continuato a girare, ma ha reso il sangue un elemento della scena utilizzandolo e giocandoci. Quell’incidente ha fatto scattare qualcosa in Leo che ha trasformato la scena come accade solo ai grandi attori. È stata una fortuna poter assistere a quel momento.”.

E se la possibilità di poter vedere Kill Bill 3 è sempre più concreta (“Ho ripreso proprio l’altro giorno in mano la sceneggiatura di Kill Bill…” si lascia sfuggire il regista) uno dei suoi sogni sarebbe poter girare uno spaghetti western in Italia, paese di uno dei suoi maestri: Ennio Morricone. “Collaborare con Ennio per me è stato un sogno.” racconta Tarantino “È in assoluto il mio compositore preferito. Ci siamo incrociati più volte e mi ha sempre detto che avrei potuto usare la sua musica. Quando poi ho realizzato The Hateful Eight ha capito che c’era bisogno di una colonna sonora originale, cosa che solitamente non utilizzavo nei miei film visto che sceglievo sempre da me i pezzi. Gli proposi il progetto e lui accettò, solo che quando il film era già in post-produzione lui non aveva ancora realizzato le musiche perché c’erano stati degli errori di comunicazione. Ero molto dispiaciuto, ma anche comprensivo, visto che stava lavorando con Giuseppe Tornatore. Se non che mi confessò di avere un motivetto che non riusciva a togliersi dalla testa se pensava al mio film. Mi disse che poteva comporre alcune variazioni dello stesso motivetto e magari arrivare a dieci minuti di colonna sonora. Accettai immediatamente. Se non che il giorno dopo, quando era a Roma, mi si avvicinò e mi disse che tra la musica nuova e alcune melodie inutilizzate de La cosa di John Carpenter aveva quasi venti-venticinque minuti di colonna sonora, e che poteva arrivare addirittura a quaranta!”. Sappiamo poi tutti come andò a finire: un ouverture splendida come solo Morricone sapeva fare, nell’unione che avevamo tutti desiderato tra il compositore e Quentin Tarantino.