Mike Mills torna al cinema con C’mon C’mon, film con un tenerissimo Joquin Phoenix su come crescere gli adulti del futuro 

Sinossi ufficiale di C’mon C’mon:

Johnny, giornalista radiofonico di buon cuore ma emotivamente bloccato, è impegnato in un progetto che lo porta a spostarsi attraverso gli Stati Uniti per intervistare bambini di tutto il Paese su ciò che pensano del mondo e del futuro. Un giorno sua sorella Viv gli chiede di badare al figlio Jesse, di otto anni, mentre lei si prende cura del padre del bambino, un uomo che soffre di disturbi mentali. Johnny accetta la richiesta, e si ritrova a creare con il nipote un legame inaspettato e tenero che li cambia entrambi, mentre vivono insieme un indimenticabile viaggio tra Los Angeles, New York e New Orleans.

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Recensione di C’mon C’mon:

È inutile pensare al futuro, perché non sarà mai come te lo immagini. Ad un certo punto smetti anche di interrogarti, dicendoti solamente che devi rimboccarti le maniche e andare avanti. “C’mon, c’mon, c’mon, c’mon…”. È di un bambino di appena nove anni la massima che spiega inappuntabilmente come ci ritroviamo ogni giorno ad approcciarci al domani. Quello che molti stanno svendendo, deturpando, offrendolo al miglior offerente pur di lucrarci sopra, senza pensare alle persone che verranno. Quelle intervistate dal personaggio di Joaquin Phoenix nel film di Mike Mills, giovani e giovanissimi che si aprono davanti a un microfono che va catturando le loro aspettative, con tutte le ansie e i timori del voler diventare adulti migliori di quelli che lasceranno loro il posto.

Ed è ancora sull’educazione che il cineasta americano va concentrandosi, percorsi che i suoi personaggi devono affrontare per formarsi in quanto individui, riuscendo ad essere consapevoli di chi sono, di cosa potranno essere e di come mostrarlo al resto del mondo. Passando dall’adolescenza di Jamie Fields in 20th Century Women alla fanciullezza dello strano Jesse, Mills scrive e dirige un circoscritto momento di maturazione per il suo piccolo protagonista nel film C’Mon C’Mon. Opera che vede i capelli spettinati e il cappuccio della tuta del piccolo Woody Norman abbinarsi a quelli dello zio Johnny interpretato da Joaquin Phoenix, nella prova più tenera mai offerta nella sua carriera, un tocco di dolcezza che ha il sapore della crescita tanto per i protagonisti quanto per questo straordinario attore.

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Esprimere se stessi 

Se nel film del 2016 erano gli ormoni della pubertà a scuotere l’animo del protagonista, in una vita trascorsa solamente accanto a una serie di ammirevoli donne ognuna in grado di insegnargli gli aspetti più disparati e fondamentali dell’essere uomo, stavolta è il bisogno di protezione che si palesa venendo chiamato direttamente in campo. Quello che ogni bambino ha il diritto di reclamare, in un prospetto sulla genitorialità che non ha nulla a che fare con gli stilemi del passato che si allontanano enormemente dai metodi educativi di oggi, in un tentativo di apprendimento mirato a rendere i bambini delle vere e proprie persone.

L’incredibilità del personaggio di Phoenix e della sorella interpretata da Gaby Hoffmann è nella continua stanchezza e sorpresa di ritrovarsi davanti agli occhi non solo un fanciullo da dover indirizzare, ma un autentico “essere umano” che inizia a interfacciarsi con loro e, dunque, con il suo essere parte di un macrocosmo, di una società. Un essere pensante, emotivo, che chiede di vedersi riservato il proprio posto nel mondo, anche quando non ha ben chiaro dove possa effettivamente trovarsi. L’alieno, l’altro da noi, colui che ci ricorda una parte così lontana di quello che siamo stati e che vive e respira buttandoci addosso tutte le sue parole, i pensieri, i dubbi.

Scardinando le convinzioni che da decenni gli adulti si sono trascinati addosso, svestendo i panni di onnipotenti e svelando anche loro le incertezze che da sempre accompagnano lo stato genitoriale, con C’mon C’mon l’autore prosegue la sua decostruzione dell’umano per cercare di reinserirlo nella contemporaneità. Quella in cui con i figli si parla, li si ascolta. In cui si chiede loro scusa, anche quando ti hanno fatto arrabbiare. In cui è il dialogo l’insegnamento più importante, quello con gli altri e soprattutto con se stessi, per essere certi di conoscersi fino in fondo e saper tradurre a parole le proprie sensazioni e gli stati d’animo più confusi.

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C’Mon C’Mon: le persone del domani

Approcci pedagogici miscelati a un modo del racconto che cerca l’introspezione, ma anche il gioco. L’estetica, ma anche l’indagine umana. Partire da una mascolinità che nei film di Mike Mills ha cercato ogni volta una via attraverso cui poter fuggire dai dogmi imposti dal fare comune per potersi abbandonare a una sensibilità su cui bisognerebbe edificare il carattere e “l’essere in quanto tale” della persona.

Johnny apprende da Jesse e Jesse apprende da Johnny. Joaquin Phoenix apprende da Woody Norman e Woody Norman apprende da Joaquin Phoenix. Una dialettica dei sentimenti che C’mon C’mon fa esprimere con estrema onestà ai propri personaggi, ponendosi al tempo stesso con fare curioso e pronto a dare al pubblico e ai protagonisti le risposte più semplici. Un film frustrante come può essere crescere un buon essere umano, ma altrettanto pieno e gratificante. Le riflessioni di quei giovanissimi e la tenerezza della loro sincerità, che non vorremmo mai che i film e i personaggi di Mike Mills perdessero.