Il premio Oscar Chloé Zhao dirige Eternals, film sulla lealtà e il futuro dell’universo, per un disegno più grande che coinvolge la Marvel e l’umanità

Sinossi ufficiale di Eternals

Dopo che gli Avengers hanno riunito le Gemme dell’Infinito, lo schiocco di dita con il quale il Guanto dell’Infinito ha riportato in vita metà della popolazione dell’Universo (distrutta 5 anni prima da Thanos), ma ha rilasciato un’energia tale da mettere a rischio il pianeta: così gli Eterni, alieni che vivono nascosti tra gli umani e li proteggono da 7000 anni, devono intervenire per affrontare i più antichi nemici dell’umanità, i Devianti, e salvare la Terra.

Recensione di Eternals:

Prima o poi doveva capitare. Doveva arrivare un premio Oscar a dirigere un’opera cinematografica Marvel, facendo cadere tutte le certezze di chi ha da sempre distinto tra cinema d’autore e cinema pop, dovendo non solamente ricredersi, ma entrare in contatto con la visione di un’artista eccelsa e distinta come Chloé Zhao. La vincitrice proprio nel 2021 della miglior regia e del miglior film per l’itinerante Nomadland si è dunque presa carico di uno dei primi tasselli della novella Fase 4 in cui il MCU si sta addentrato, portando con sé il suo amore per i cinecomic e mettendo in mostra le proprie qualità anche al servizio della macchina industriale americana.

È Eternals il film che viene affidato da Kevin Feige a Zhao, su storia di Ryan Firpo e Matthew K. Firpo, partendo dai personaggi ideati da Jack Kirby. È però anche alla sceneggiatura che la regista va lavorando lasciandosi affiancare dai creatori del soggetto e dall’ulteriore collaboratore Patrick Burleigh, un vero e proprio team come quello che il suo cast di all stars va a formare, in uno dei progetti più ambiziosi dei Marvel Studios.

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Disattendere le attese…eterne

È infatti l’intenzione di utilizzare pochi effetti speciali e molte riprese dal vero quella che muove Chloé Zhao all’interno di Eternals, come il tentativo di spiegare per quale motivo un manipolo di entità eterne e simil invincibili non sono intervenute durante i conflitti più gravosi della storia mondiale. Il tentativo di ripercorrere una storia secolare, prendendo solamente alcuni dei momenti cruciali che hanno visto la lotta personale degli Eterni nel non poter interferire nello sviluppo della razza umana, che solamente sbagliando e distruggendosi avrebbe potuto seminare e raccogliere i frutti della propria umanità.

Il primo impatto con Eternals è perciò proprio ciò che il pubblico si trova a veder disattendere in virtù delle aspettative che si erano precedentemente delineate. Ossia l’inaspettata presenza di un materiale filmico incredibilmente vicino a ciò che spesso avevamo già constatato da altre pellicole della Marvel e che viene riproposto con la stessa quantità di CGI a livello visivo e la medesima asciuttezza sotto quello narrativo. Non un difetto dell’opera, nemmeno un motivo per non vedere del buono nel lavoro di Chloé Zhao. Più la presa di consapevolezza che vincere un Oscar non prescinde quel tipo di libertà che ci si attenderebbe e che rimane invece limitante all’interno di meccanismi prestabiliti come quelli della Marvel, che non esauriscono in toto la creatività di un autore, ma ne limano comunque le opportunità espressive.

Nel computo generale del risultato di Eternals, il venticinquesimo film del Marvel Cinematic Universe ha la semplicità di molte sue opere già catalogate, ma le scintille promettenti con cui addentrarci nella Fase 4. Un lavoro che non vola nell’universo da cui i suoi Eterni provengono, ma ha la spinta necessaria per poterci provare. Una commistione che vede l’animo della sua cineasta provare a fuoriuscire, rimanendo vincolato alle logiche produttive della Casa delle Idee. Ma c’è della meraviglia nel veder spuntare, anche solamente a tratti, alcune delle scintille appartenenti all’occhio di Chloé Zhao. 

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Eternals: cosa siamo per i supereroi, cosa sono loro per noi

Eternals si incammina su un discorso che innesca riflessioni sulla lealtà e sulla fede. Disegni celestiali che il film avanza interrogandosi sul libero arbitrio, ma soprattutto continuando sulla via aperta da Thanos e dal suo programma più grande: sacrificare al fine di poter donare altra vita, confidando nella fiducia e lungimiranza di un essere superiore. Il credere ciecamente nella missione di altri innesca la domanda sulle conseguenze e le prese di posizioni delle proprie azioni. Affidarci completamente, ma saper anche dubitare. Se per molti la Marvel è diventata una religione è la religione in sé che diventa centrale proprio nel “disegno” tratteggiato da Feige, destinato all’arroganza e posizione di alcuni dei suoi personaggi nel vedere in se stessi proprio degli Dei. Il futuro degli uomini ancora una volta viene quindi consegnato nelle mani dei supereroi, che nel chiedersi cosa fare o meno della vita sulla Terra ci fanno riflettere su cosa siamo e sulla natura di quegli eroi che veneriamo.

Ai primordi della Marvel c’era Iron Man, ma ai primordi della civiltà c’erano gli Eterni. E al principio di questa neofita Fase 4 della Marvel c’è una regista che cerca la coincidenza tra il proprio gusto e le impostazioni dell’industria cinematografica del fumetto. Inciampando anche lei a volte con Eternals, ma proprio come i suoi personaggi volenterosa di rialzarsi. Unendosi potentemente con il resto del tessuto Marvel per quello che ormai è un cosmo incontenibile e espanso.