Jessica Chastain e Andrew Garfield sono i protagonisti di Gli occhi di Tammy Faye, film che apre la 16esima edizione della Festa del Cinema di Roma

Sinossi ufficiale di Gli occhi di Tammy Faye

Il film, basato su una storia vera, narra la straordinaria ascesa, caduta e redenzione della telepredicatrice Tammy Faye Bakker, interpretata da Jessica Chastain. Fra gli anni settanta e ottanta, Tammy Faye e il marito Jim Bakker (Andrew Garfield) fondarono il più importante network televisivo religioso statunitense, realizzarono un grande parco divertimenti e raggiunsero il successo grazie al loro messaggio di amore, benevolenza e prosperità. Ma ben presto l’impero costruito comincerà a crollare pezzo dopo pezzo.

Recensione di Gli occhi di Tammy Faye:

Il 2021 è l’anno di Jessica Chastain. Come sollecitando gli spettatori a ricordarsi di lei e di quali grandi performance è capace, l’attrice americana ha portato sia alla Mostra di Venezia che alla Festa del Cinema di Roma due dei prodotti di cui è protagonista indiscussa, uno in cui viene accompagnata dall’amico Oscar Isaac, l’altro al fianco del collega Andrew Garfield. Ma il pubblico non potrà avere occhi che per lei e sono esattamente questi il centro del titolo della pellicola che la vede protagonista e che la immette di diritto su una awards season appena al principio, eppure già avviata con il Toronto Film Festival. Gli occhi di Tammy Faye è il biopic che vede l’interprete trasformarsi nella teleconduttrice evangelista che con il coniuge Jim Bakker costruì un vero e proprio impero devoto, quello composto da rete televisiva, parco acquatico religioso e dischi gospel di successo che finì per cadere come il destino profetizzato per gli avari dalla Bibbia.

Una Tammy Faye nata dalla massiccia mutazione dell’attrice attuata tramite un lavoro sul trucco sorprendente, che impressiona per la precisione accurata con cui riportano in vita la donna morta nel 2007 e che grazie alla Chastain ripercorre la sua esistenza dall’infanzia fino alla redenzione del suo personale e sentito epilogo. Un contrasto di primo impatto tra l’opera cinematografica e la serie televisiva presentata al Lido, quella Scene da un matrimonio dove è la purezza e la visibilità nuda e senza filtri delle emozioni con cui i protagonisti devono e vogliono mostrarsi allo spettatore, smettendo finalmente di mentire a se stessi e rivelandosi per la prima volta onesti nella loro relazione.

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Tutta la sensibilità di Jessica Chastain

Operazioni che portano dunque Jessica Chastain nella dualità dei personaggi e dei loro modi di espressione, pervadendo in contemporanea sia cinema che piccolo schermo, riportandosi in auge e dimostrando un talento di una versatilità estrema, ma contraddistinto da una medesima e intrinseca sensibilità. Se infatti l’interprete è perfetta per rappresentare i dubbi e la confusione di una donna come la Mira della serie di Hagai Levi, lo è altrettanto se non ancora di più in un ruolo che richiede una vulnerabilità abissale che molto la rilega alla sua Celia Foote in quello che fu uno dei primi film a portarla alla ribalta come il The Help di Tate Taylor.

La Tammy Faye della vita reale e quella riadattata per il cinema da Michael Showalter su sceneggiatura di Abe Sylvia coincidono in Jessica Chastain attraverso un candore che sembra appartenere tanto all’interprete, quanto alle testimonianze che la conduttrice rilasciò nel 2000 nel documentario omonimo da cui il film è tratto. Il desiderio di amare e di essere amati, di donare anche il doppio di quanto si finisce per ricevere, ma continuare a farlo nel nome di un Dio che ci accoglie, accudisce e perdona tutti quanti. Una voglia di parole, di condivisione, di connettersi con un bene superiore e diffondere il suo verbo a quanta più gente. Stessi desideri, stessi buoni propositi che si sono fatti nel corso degli anni i peccati venali di due coniugi in una trappola matrimoniale di cui Tammy fu sicuramente complice, ma subì al pari di una vittima.

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Gli occhi di Tammy Faye: la sua visione, la sua fede, il suo film

Non discolpando alcun illecito, non giustificando l’omertà di una donna che sicuramente avrebbe dovuto imporsi e non lo fece per mantenere i buoni precetti di un matrimonio osservante, l’opera di Showalter è costruita ad arte sulla propria interprete femminile e di questa vuole portarne la volontà di ferro, la creatività fervida, i bisogni non solo sacri, ma umani che qualsiasi donna ha il diritto di avere. Un percorso nella fede luminoso affossato dalle tentazioni di un Dio denaro che non sempre coincide con il Dio per cui pregare, quello che anche Tammy Faye smette momentaneamente per ascoltare, lei che per tutta la sua esistenza ne era stata orgogliosa e assertiva soldatessa.

Come la conduttrice era stata capace di catalizzare un’attenzione centralizzante e totale sulla propria persona, così Jessica Chastain fa de Gli occhi di Tammy Faye il suo palco da solcare, il microfono da afferrare, la canzone con cui infonderci la parola del Signore e al contempo l’accuratezza di una voce squillante che rende impeccabile l’identificazione dell’attrice col personaggio. Un biopic tradizionale che, come spesso accade con tal genere, vive più dei propri protagonisti che della propria natura. E Gli occhi di Tammy Faye è completamente a misura della sua attrice (dei suoi “occhi”), del trucco da Oscar che potrà portarla lontana – e vincere lui stesso – e di quella tenerezza che è in grado di darti, facendoti quasi dimenticare quanti soldi la rete televisiva dei Bakker ha ingordamente frodato.