Petite Maman ha vinto Alice nella Città. Il film è diretto da Céline Sciamma, storia tra tempo e affetto tra una piccola madre e una piccola figlia

Sinossi ufficiale di Petite Maman:

Nelly ha otto anni e dopo la morte della nonna aiuta i genitori a svuotare la casa di infanzia della madre. Nelly esplora la casa e il bosco che la circonda, dove sua madre Marion giocava da bambina e dove aveva costruito la casetta di legno di cui Nelly aveva sentito tanto parlare. Dopo che la madre va via all’improvviso, Nelly incontra nel bosco una bambina della sua età che si chiama proprio Marion e sta costruendo una casetta di legno.

Recensione di Petite Maman:

Petite Maman è un film piccolo. È piccolo e riservato come il segreto delle protagoniste. Gemelle nella vita vera, mamma e figlia nella finzione. Bambine dai capelli vaporosi, rossi come le foglie in mezzo a cui vanno a giocare, folletti in un posto che si priva del tempo per far incontrare figlia e genitore esattamente alla stessa età. Una pellicola che è un viaggio nel tempo, ma non appartiene al genere dello sci-fi. Un lavoro di fino quello della sempre impeccabile Céline Sciamma, che dopo il fuoco dirompente del suo Ritratto della giovane in fiamme vuole ritornare per il momento alla semplicità e alla banalità delle cose.

Convenzionalità che è la stessa a rendere la vita straordinaria, come il cucinare insieme un dolce o mettere su una scena come davanti alla camera da presa. Meraviglia che traspare più dalla sincerità del rapporto delle protagoniste di Petite Maman invece che dalla svolta fantasiosa dell’opera, che un salto nello spazio-tempo lo compie senza dubbio, ma è grazie alla frugalità con cui viene affrontato che affascina e scalda lo spettatore.

petite maman

Da Nelly a Marion, da Marion a Nelly

Calore che è il bosco, giardino segreto dei personaggi, a trasmette con le sue cromature. Sfumature di un autunno in cui il suolo si riempie di fogliame e l’inverno ha quasi il timore di arrivare, strappando altrimenti i personaggi dalla loro bolla di fortini e nascondigli, impedendo loro di divertirsi. Ed è esattamente la dimensione del gioco quella predominante nella pellicola di Sciamma, quello ininterrotto e partecipe delle attrici del film e dei ruoli che al suo interno vanno interpretando. Svago che è condivisione, risata che è interruzione del silenzio di quel luogo naturale in cui il tempo non solo si è fermato, ma in cui è andato bizzarramente avanti e indietro.

I cinguettii delle protagoniste che scuotono lo stato immobile della natura e la riempiono del loro incontro, così innocente, così imprevedibile, così necessario. Perché ad alternarsi alla spensieratezza di una madre e di una figlia che si ritrovano ad avere improvvisamente la stessa età, al paradosso per cui nel medesimo posto finiscono per coesistere entrambe le loro abitazioni – una più nuova e amata, l’altra sfatta e vissuta -, è il senso di comprensione e scoperta che le due intraprendono per conoscere meglio l’un l’altra. L’entrare contemporaneamente in relazione con informazioni sul futuro e informazioni sul passato, che si spera possano essere d’aiuto per poter sopportare con più facilità ciò di fronte a cui ci mette davanti il presente. Come la morte di una nonna sempre viva nei ricordi e l’intenzione di una madre di sparire per un po’ dalla circolazione.

Se da una parte allora Petite Maman si dilunga concedendo alle bambine tutto il tempo di cui hanno bisogno per dedicarsi alla vita, al trastullarsi, al ridere del niente e al trovare le attività più entusiasmanti da fare, dall’altra Céline Sciamma costringe i personaggi a dover affrontare in verità cosa nel profondo le affligge. Qual è il motivo per cui Nelly fa così tante domande a cui la madre Marion non sa rispondere. E perché Marion ha tutte queste perplessità che Nelly dal futuro sceglierà di sciogliere.

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Petite Maman e l’affetto dei protagonisti giovanissimi di Céline Sciamma

Petite Maman è la dolcezza sopra alla narrazione stessa dell’autrice e una saggezza che mette nelle mani, nelle testoline e soprattutto nei cuori ricolmi di tenerezza delle sue protagoniste. L’affettuoso abbracciarsi, lo sfiorarsi benevolmente. Le risate a squarciagola che vengono interrotte dalla riflessività di un’opera che rende autentiche le proprie protagoniste sapendo affidare loro una consapevolezza che sembra stridere nei piccoli corpicini delle attrici e che in verità offrono un’osservazione ancora più autentica e profonda dell’essere umano. Di cosa significa essere bambini, di cosa significa essere adulti. Di come si è portati a comportarsi quando si hanno dei figli e come è sentirsi quando quest’ultimi hanno capito il nostro stato d’animo.

Céline Sciamma si reinserisce sulla scia di Tomboy e La mia vita da zucchina per inebriare di amorevolezza il suo Petite Maman e, così, i suoi affezionati spettatori. Un’ulteriore prova della sensibilità dell’autrice più morbida dell’intero panorama mondiale. I bambini e le bambine di Céline Sciamma che sanno darci ogni volta una grande e emozionante lezione.