Jake Gyllenhaal è il protagonista di The Guilty, remake dell’omonimo film del 2018.

Sinossi ufficiale di The Guilty:

Il film racconta gli eventi di una sola mattina a seguito di una chiamata al 911. Nel tentativo di salvare la persona al telefono in grave pericolo, l’operatore Joe Baylor (Gyllenhaal) si rende conto ben presto che nulla è come sembra e che l’unica via d’uscita è affrontare la realtà.

La recensione di The Guilty:

Remake dell’omonimo film danese del 2018 diretto da Gustav Möller, The Guilty riprende la sceneggiatura originale scritta assieme a Emil Nygaard Albertsen e la affida a Nic Pizzolatto, già autore di The Killing, True Detective e I Magnifici 7 già condiviso con il qui regista Antoine Fuqua. Lo script riduce al minimo le unità di tempo e spazio, concentrandosi su un unico personaggio rinchiuso in poco meno di dodici ore nella sala di un call center del 911, alle prese con una richiesta d’aiuto da parte di una donna a quanto pare rapita dall’ex compagno. Nella tensione crescente di una telefonata sempre più angosciante, ad emergere sarà in parallelo quella del personaggio di Jake Gyllenhaal, un poliziotto urbano retrocesso dietro una cornetta telefonica perché presunto colpevole di un omicidio.

Il processo che lo attende il giorno dopo lo costringe così a fare i conti con i propri demoni, nella spasmodica e nevralgica volontà di aiutare Emily e la figlia sola in casa con il fratello, fino a una sconcertante verità che ribalterà l’intera presunta versione ufficiale.

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Voci e spazi nel film The Guilty

L’operatore 625 di una Californiana metropolitana letteralmente in fiamme, emerge nel volto onnipresente del suo attore protagonista, ripreso in primi piani sempre più stretti e sugli occhi costantemente sullo schermo, prima del computer poi dello smartphone, tentando ripetutamente di mettersi in contatto con la moglie dalla quale sta per divorziare.

L’impianto del film di Funqua si gioca tutto sul fisico di Gyllenhaal e viceversa sulla voce degli altri attori in campo (Riley Keough, Ethan Hawke e Paul Dano) affidando all’incertezza del suono storie e situazioni private del loro aspetto visivo, e dunque a noi verificabile, mettendo costantemente in discussione la veridicità dell’accaduto. Con quest’ambiguità infatti, The Guilty ricerca uno scambio e un dialogo con lo spettatore, concedendosi rispetto all’originale una redenzione finale molto più pronunciata, accompagnando il protagonista verso il baratro che invece fungerà da rinascita.

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redenzione e parabola umana

Tema, quello del redimersi, caro a Hollywood molto più che al cinema europeo, giunto in un momento conclusivo di espiazione del proprio peccato, cosciente ma che inevitabilmente metterà a rischio la propria libertà. Suddividendo la parabola umana e quella del poliziesco senza azione, The Guilty biforca su due traiettorie la storia personale di Joe Bayler (Gyllenhaal) e quella al di là della cornetta, riuscendo così a mantenere costante l’attenzione del pubblico.

Il remake di Fuqua è dunque claustrofobico nella sua incalzante agitazione, non disperdendo la concentrazione della visione, grazie ad una scrittura e una regia attenta ai dettagli e all’ambiguità. Coadiuvato da un cast possente anche solo tramite una voce distorta dalla cornetta, la pellicola fa emergere soprattutto il talento di Jake Gyllenhaal, astuto nell’aver acquisito da subito i diritti dell’originale e dell’aver valorizzato un remake di certo non scontato.