Dalla carta delle gomme da masticare ai “traumi” infantili: la carriera di Tim Burton raccontata dal regista

Tim Burton è timido e strano come molti dei suoi personaggi. È infatti “sulla mia infanzia” che si basa il capolavoro Edward mani di forbice, opera che ha fatto il successo del cineasta americano e ne affermato visione e stile. Quello che lo ha portato alla realizzazione di grandi opere che il cineasta ha ripercorso insieme al pubblico durante l’Incontro Ravvicinato avvenuto durante la 16esima edizione della Festa del Cinema di Roma, in cui Burton ha parlato delle opere che lo hanno contraddistinto e di come fossero sempre legate al suo modo di essere.

“Ho sempre amato le favole perché permettono di esplorare i veri sentimenti aumentandone però l’intensità. E io mi sentivo come Edward da ragazzo” continua Tim Burton sul suo film del 1990 “Solitamente per i miei lavori parto dalle idee e cerco poi di rapportarmi con chi è più abile per i vari aspetti di una produzione. Ad esempio se Edward ero io, non ero certo Jack Skeletron di Nightmare Before Christmas, ma riuscivo comunque a riconoscermi in alcuni elementi. Perché quello che cerco sempre è qualcosa a cui so di potermi rapportare.”.

tim burton

L’ispirazione per i film e quell’attrazione per i musical

Una carriera che va da “un film partito dalla carta che avvolgeva le gomme da masticare” come per Mars Attack fino ai primi supereroi visti comparire sul grande schermo: “C’era grande confusione perché il mio Batman aveva sia dei punti di luce, mentre in alcuni momenti se ne distaccava e diventava incredibilmente oscuro. Gli studios erano nel pallone. E anche McDonalds, che in realtà non era proprio felice, perché nel suo happy meal si è ritrovato il pupazzetto di un Joker che sputava una robaccia nera dalla bocca.”.

E se sono diverse le pellicole che, oltre ad emozionare, hanno saputo anche spaventare il pubblico di Tim Burton, è il regista stesso che ci svela quale fu il film che ebbe più timore a girare: “Mi ha sempre terrorizzato l’idea di girare Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street perché significava approcciarsi a un opera geniale come quella creata da Stephen Sondheim. Per me fu difficile fargli vedere il film poiché avevo sperato che si arrivasse al giusto connubio tra horror e musical e mi riempì la gioia quando mi disse che gli piaceva. In più non ritenne un problema che il cast non fosse composto da veri cantanti e in quel caso io ero tranquillo perché sapevo di avere a che fare con degli ottimi attori. Ho scoperto anche che mi piace molto girare i musical, è come un film muto in cui dover inserire solamente la musica.”.

tim burton

Due film agli opposti eppure uniti: Ed Wood e Big Eyes

Una riflessione sul cinema che Tim Burton allarga allo stato e alla percezione dell’arte, tirando in ballo due suoi film lontani, ma avvicinabili per lo stesso tema: “Mi sono sempre domandato come potessero piacere tanto i quadri di Keane, che ho sempre trovato alquanto inquietanti. Altri li mettevano nella camere da letto dei loro figli, io ne rimanevo negativamente scioccato. Ma sicuramente con Big Eyes ci si può interrogare attorno allo stato dell’arte e a come tocca in maniera diversa ognuno di noi. Come accade anche con Ed Wood: lui pensava di girare Star Wars quando faceva i suoi film sullo spazio. Parlava dei suoi film come se fosse il più bravo di tutti e anche questo ci può far riflettere su cosa è e come viene percepita l’arte.”.