Venom – La furia di Carnage è la crescita esponenziale degli elementi del primo film: la comicità, lo stile anni 2000 e il caos

Sinossi ufficiale di Venom – Let there be Carnage:

Dopo aver trovato un corpo ospite nel giornalista investigativo Eddie Brock, il simbionte alieno deve affrontare un nuovo nemico, Carnage, alter ego dell’assassino seriale Cletus Kasady.

Recensione di Venom – La furia di Carnage:

Nel 2018 il primo film dedicato a Venom con protagonista Tom Hardy ha suscitato non poche perplessità. Furono delle vere e proprie critiche quelle che vennero avanzate dalla stampa di settore, ma sopratutto dal pubblico, che pur a conoscenza della duttilità di un personaggio dei fumetti come il simbionte non ha voluto comunque accettare l’aria ironica e spintamene comica che il regista Ruben Fleischer e gli sceneggiatori Jeff Pinkner, Scott Roseberg e Kelly Marcel hanno voluto così insistentemente marcare. Se la speranza dei fan era dunque quella di veder redimere il personaggio e, assieme a lui, coloro che lo hanno reso protagonista stand-alone di una pellicola, anche questa volta la loro fiducia verrà irrimediabilmente spezzata.

L’anima truculenta dell’alieno viene così trascurata ancora una volta per mantenere però una certa coerenza con l’operazione iniziale, quella con cui si è scelto di portare il personaggio al cinema e che viene addirittura elevata all’ennesima potenza su di una linea interpretativa devota a un certo divertimento spinto e a una raffica ininterrotta di battute e freddure. Un proseguimento diretto e cresciuto esponenzialmente sull’andatura irriverente e spintamente ironica che Venom – La furia di Carnage ripropone come e ancor più del suo predecessore, pronto a vedersi nuovamente rimproverato e disapprovato, se non forse ancora più odiato visto il preservare diabolico che contraddistingue la sua serie di film.

venom la furia di carnage

L’umorismo di Venom – La furia di Carnage

Una storia a cui Tom Hardy stesso è andato mettendo mano assieme alla sceneggiatrice Kelly Marcel (già al lavoro sul primo), in una sinergia sempre più “simbiotica” con il suo protagonista, fortemente voluto dall’attore e in cui continua a trastullarsi a dispetto di tutto. Doppio divertimento in una pellicola che va fondandosi proprio sulla dualità: Eddie Brock e il suo ormai “amico” Venom, Cletus Kasady e la sua amata Frances Barrison, ma anche Venom e Carnage stessi, medesimo nucleo eppure alieni “diversi” in un film che fa del concetto di coppia la sua luce corrente.

Ed è proprio la “strana coppia” quella che vanno a formare Brock e Venom, sequenze dopo sequenze fatte di ininterrotti teatrini in cui battibeccare sembra il solo potere del simbionte che intraprende una comica e sentimentale bromance con l’ospite che lo accoglie. Litigi tra innamorati che impostano un tono massicciamente umoristico e, esattamente come nell’impianto narrativo e nella realizzazione delle scene d’azione, nuovamente richiamante un periodo passato dei film di intrattenimento. Quelle pellicole dalle atmosfere e dagli sviluppi anni ’90/’00 che, proprio come Venom si impossessa del giornalista Brock, assorbono completamente la natura di Venom – La furia di Carnage continuando il collegamento con il primo film e riconfermando un’appartenenza a uno stile che non aveva convinto nemmeno con il precedente capitolo di questa improbabile serie di film sull’alieno.

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L’azzurfarsi di Venom nelle sue sequenze “anni ’90/’00”

Una fare caotico e cialtrone che se contribuisce a dare una sorta di carattere alla pellicola non corrisponde a ciò che è bene offrire ad un pubblico contemporaneo, abituato alla precisione coreografica delle lotte e alle danze ben definite nei combattimenti tra personaggi, che si ritrovano invece a dover strizzare gli occhi nella baraonda appiccicosa soprattutto negli scontri tra Venom e Carnage. Una carneficina che è quella che effettivamente riduce a pezzi le malcapitate vittime dei due simbionti, ma altresì la chiarezza e il coinvolgimento delle sequenze, in cui lo spettatore fa tutto il necessario per riuscire a stare dietro al baccano generato dagli alieni, arrendendosi presto di fronte al loro azzuffarsi.

Tra commedia romantica e film sull’amicizia maschile alla Judd Apatow (senza la stessa accortezza nella scrittura), cinecomics anni Duemila e buddy movie scanzonato, Venom è forse pronto a cambiare dopo la rivelazione della sua scena post-credit, ma per il momento rimane uguale a se stesso e all’idea che la Sony ha voluto attribuirgli con il suo arrivo sotto i riflettori. Un’ulteriore pellicola che indispettirà il pubblico e che potrebbe allontanarlo ulteriormente dal personaggio, ma al contempo il titolo giusto per uno spettatore che ha già sperimentato le assurdità del primo Venom e che potrà goderne ad un livello ancora più maldestramente e gigionescamente alto.