2 novembre 2021, il Giorno dei Defunti. Coco e il “Día de los muertos”: e se la risposta alla morte e alla tristezza fosse la celebrazione della vita? 

Oggi è il 2 novembre, giorno in cui, in Italia, si celebrano i defunti. Vissuto nel nostro paese con un velo di tristezza, solennità e ombrosità, è in realtà una ricorrenza simbolica per un paese in particolare. In Messico si ricordano sì i defunti, ma si celebra, soprattutto, la vita.

Maschere da teschio, colori sgargianti, musica per le strade e celebrazioni che vanno avanti per ore: è il giorno dei morti, il “Día de los muertos” messicano. Un evento così importante e sentito che anche chi non è mai stato in Messico lo conosce o ne ha sentito parlare.

coco

Il Día de los Muertos è tanto importante per la cultura messicana che dal 2008 è Patrimonio culturale dell’umanità. La celebrazione è così antica che risale al periodo precolombiano, al periodo precedente l’invasione dell’America da parte degli europei.

Oggi, è quindi il giorno giusto per ricordare questa celebrazione, e per farlo prendiamo in esame uno dei film Disney•Pixar che più amiamo: Coco.

Infatti, a far crescere la popolarità della festa mesoamericana qui in Occidente, è stata proprio la Disney, che con il lungomentraggio d’animazione del 2017 Coco ha raccontato la morte, l’importanza dei ricordi, del concetto di famiglia e, ovviamente, dei sogni e delle passioni. Coco ha come protagonista Miguel Rivera, un dodicenne messicano che vorrebbe fare il musicista, ma deve fare i conti con la sua famiglia che odia la musica perché, tempo addietro, il trisavolo di Miguel abbandonò sua figlia Coco proprio per inseguire il successo. Il film racconta molti dettagli del giorno dei morti, perché è quello il giorno in cui Miguel scopre una parte importante della sua storia, e riesce persino a entrare nel regno dei defunti e conoscere i suoi antenati. Il film è stato apprezzato proprio perché rappresenta l’importanza della celebrazione per ciò che è in Messico, rispettando una tradizione, un popolo e la sua cultura. Per questo, ma non solo per questo, il film è stato premiato con due premi Oscar®.

Maestri di storytelling

La fabbrica dei sogni Disney•Pixar è riuscita, con Coco, a trascinarci in un’avventura magica, spirituale e commovente, che racconta una tradizione fino a quel momento inesplorata dal colosso dell’animazione. E se di magia si parla, ciò che rende perfettamente magico Coco è l’utilizzo sbalorditivo della luce e del colore. D’altronde, a confermarci la professionalità del lavoro di illuminazione degli Studios è stata proprio Kim White (Director of Photography – Lighting dei Pixar Animation Studios), durante View Conference. Le sequenze di Coco non sono solo esteticamente eccezionali e visivamente incantevoli, tutto ciò che scorre sullo schermo è espressione dei personaggi e dei fatti narrati: a dominare, oltre alla complessità estetica, è l’importanza dello storytelling.

Le storie sono percorsi che collegano insieme, in svariati modi, punti diversi del continuum culturale di una tradizione, ed è quello che Coco fa. Partendo dalla festa del Día de Muertos, la ricorrenza religiosa più importante del Messico, arrivando fino a rappresentazioni caricaturali della morte. Elementi (storia-cultura-narrazione) che non vengono mai dimenticati da Adrian Molina (già story artist di Monsters University), che sfruttando la storia di Miguel, protagonista di una classica quest narrative, ci regala momenti poetici in cui, per esempio, descrive una “ofrenda“, un vero e proprio altare che le famiglie messicane costruiscono nelle loro case, formato da foto dei cari ormai scomparsi, utilizzandolo come elemento fondamentale per l’economia di tutto il lungometraggio d’animazione.

NIENTE MUSICA!

Se di Messico si parla, e se paradossalmente il protagonista di Coco non può suonare o cantare, il popolo della città in cui la storia di Miguel prende vita, non dimenticando nemmeno per un istante l’importanza che le note musicali hanno per questo paese: ci sono i mariachi, gruppi musicali tipici dell’ovest del Messico, il bolero e la sua danza tipica, la canzone ranchera e l’immancabile guitarrón.

Coco vive di cultura, di citazioni, di musica e di sogni. Ma nel momento in cui Miguel, per un gioco del destino, rimane intrappolato in un limbo, i nostri occhi si spalancano, come le porte della Terra dell’Aldilà. La maggior parte del film è ambientata nell’oltretomba in un perfetto connubio di ironia e sentimenti.

Qui, Miguel trova il suo compagno di avventura Héctor, e insieme intraprenderanno uno straordinario viaggio alla scoperta della storia mai raccontata della famiglia Rivera. I sogni di gloria (musicali) di Miguel si sviluppano parallelamente al dramma che Héctor deve affrontare: egli vuole disperatamente attraversare il ponte di fiori che collega i vivi e i morti per poter raggiungere spiritualmente (un componente) della sua famiglia. Disgraziatamente, però, se nessuno nella Terra dei Vivi si ricorda di te in prima persona e mette la tua foto su una ofrenda, allora non c’è nessuno che possa accoglierti o aiutarti a oltrepassare i controlli.

L’importanza della memoria

Ed è a questo punto che Coco stimola la sensibilità dello spettatore affrontando con una delicatezza disarmante il tema del ricordo e della morte. Lo fa con dolci note musicali, una chitarra e una canzone che colpisce stomaco, cuore e anima: Recuérdame (Ricordami, cantata in italiano da Michele Bravi). Il concetto di memoria non si limita però ad un concentrato di musica e abbracci sullo schermo. A pulsare è primo di ogni cosa il ricordo, quello che lega la narrazione della nostra storia, che lega chi ci ha preceduto a noi ed entra a far parte di noi. Tenere vivo il ricordo, vuol dire tenere viva quella parte di noi che è legata a chi non c’è più. Quella parte che fa di noi ciò che siamo e ciò che saremo. 

In fondo la magia Disney•Pixar è questa: colpire quanti più sfere sensoriali possibili con la grazia di una prodigiosa esperienza cinematografica. La musica, gli alebrije, i colori sgargianti, le animazioni mozzafiato della città dei morti contribuiscono al fascino di Coco e completano un film che, nel celebrare i legami familiari e la loro inossidabilità oltre il tempo e la morte, è quasi una sorta di elaborazione del lutto, un invito a celebrare il ricordo di chi non c’è più invece di logorarsi per la perdita. Proprio come insegna il Día de Muertos.

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