Nel biopic su Amazon Prime, Benedict Cumberbatch è Louis Wain, l’eccentrico pittore di gatti antropomorfi che cambiò la nostra percezione dei felini domestici. 

Sinossi de Il fantastico mondo di Louis Wain:

Il film ripercorre la straordinaria vita di Louis Wain, artista britannico famoso per i suoi gatti antropomorfi dai grandi occhi, vissuto tra il XIX e il XX secolo. Dall’amore per la compagna Emily (Claire Foy), più grande di lei e di diversa estrazione sociale, alla malattia mentale che lo condusse in un istituto psichiatrico fino alla sua morte.

Recensione de Il visionario mondo di Louis Wain:

Poco prima della sua morte, avvenuta nel 1939 in un ospedale psichiatrico londinese, Louis Wain veniva descritto con queste parole dallo scrittore H. G. Wells: “Ha fatto proprio il gatto. Ha inventato uno stile felino, una società felina, un intero mondo di gatti. I gatti inglesi che non prendono esempio e non vivono come quelli di Louis Wain si vergognano di sé stessi“. Questa frase, che racchiude pur estremizzandolo, il vero lascito dell’artista vittoriano al centro del biopic diretto da Will Sharpe, coglie con simpatia la rivoluzione felina della percezione odierna dell’animale preferito da Wain, assunto nell’immaginario e poi rappresentato su tela attraverso inedite vibrazioni elettrizzanti e iper colorate, semi divinizzate e fiabesche, capaci di catturare l’attenzione visiva di grandi e bambini in egual misura.

Ma l’aspetto più fanciullesco dell’intera opera dell’artista, in realtà, fu frutto di un progressivo deterioramento psicologico che ebbe origine in gioventù. Louis, emarginato per un labbro leporino e accompagnato costantemente da incubi plumbei e ansia ricorrente, a seguito della morte prematura dell’adorata compagna Emily (Claire Foy), governante accolta in casa e di dieci anni più grande di lui, cadde in una schizofrenia condivisa per geni con una delle cinque sorelle, o forse, a seguito di una toxoplasmosi non curata e trasmessa, per beffa del destino, da uno dei suoi amati amici a quattro zampe.

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Biografia pittorica e realtà filtrata dallo sguardo

Proprio sull’aspetto della realtà filtrata dal lungo disfacimento psichico, Il visionario mondo di Louis Wain ritrova linfa vitale per raccontare una vita segnata da ostracismo e dunque anticonformismo, affidando alla versatilità mimetica di un Benedict Cumberbatch in pieno agio in ruoli come questo, tutto il singolare e vulnerabile appeal scomposto dell’illustratore e inventore nato in un sobborgo di Londra nel 1860.

In cerca di un’elettricità non solo del campo magnetico, ma intesa come slancio vitale alle attrazioni del quotidiano, l’esistenza sgangherata e poi incompresa di un artista tutto sommato spesso dimenticato, rivive nel formato soggettivo del 3:4, ma non per questo claustrofobico, in cui la regia pittorica e la splendida fotografia del DP Erik Wilson hanno occasione di liberare e raffigurare, come fosse un grande libro illustrato, la vita percepita da Wain e il suo rapporto privilegiato con gli animali.

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felini antropomorfi e fragilità mentale nel biopic il visionario mondo di louis wain

Pensato prima come divinità egizia, e poi come subdolo legame alla stregoneria che in effetti lo emarginò scaramanticamente, il gatto, grazie alle pennellate avvolgenti di Wain e dai successivi libri e personaggi, guadagnarono l’affetto degli inglesi poi degli europei tutti, i quali cominciarono con cautela e ritrovato affetto ad accoglierli in casa, mostrarli in competizioni di bellezza e lasciarsi abbandonare alle loro fusa. Il film di Sharpe così, vuole avvicinare l’animale al malato mentale, riconciliandoli simbolicamente nella stessa parabola di possibile convivenza con la normalità degli altri, pensando la colonia di gatti come emblema di diversità e di comunità ridicola e allegra, esattamente come noi.

Artigianale nel suo taglio patchwork e spesso esagerato nella sua estetica stravagante, Il visionario mondo di Louis Wain riproduce per stile cinematografico quello manuale e spesso infantile del suo protagonista, filtrandolo attraverso quegli occhi enormi che illuminavano lo sguardo dei suoi gatti antropomorfizzati, e resi ancor più umani da un uomo e un artista geniale a suo modo, che ha cambiato per sempre il nostro modo di percepire l’incedere sinuoso dei felini domestici.