Adattamento dell’omonimo best seller per bambini di Matt Haig, Un bambino chiamato Natale è il racconto di un viaggio alla ricerca della speranza. su netflix dal 24 novembre.

Sinossi di Un bambino chiamato Natale:

Un ragazzino qualsiasi di nome Nikolas intraprende una straordinaria avventura tra le nevi del Nord per trovare il padre, partito alla ricerca di Elfhelm, il leggendario villaggio degli elfi. Portando con sé una renna testarda di nome Lampo e un fedele topolino, Nikolas presto affronta il suo destino in questa storia magica, divertente e commovente che dimostra che nulla è impossibile.

Recensione di Un bambino chiamato Natale:

Matt Haig sa bene come riappropriarsi della speranza. E lo sa perché da giovane, lo scrittore e giornalista inglese, ha sofferto per un periodo estenuante di attacchi d’ansia e crisi depressive talmente acute che lo portarono a tentare il suicidio a soli ventiquattro anni dall’alto di una scogliera, mentre passava l’estate a Ibiza con la fidanzata Andrea. Quella insopportabile sofferenza, guarita sulla consapevolezza che quella vissuta non era semplice malinconia, è culminata nel 2015 con il suo primo romanzo autobiografico Ragioni per continuare a vivere: La storia vera della mia depressione e di come ne sono uscito, un memoir lungimirante e accogliente che rifletteva, oltre alla malattia, sulle piccole cose apparentemente invisibili e scontate della nostra quotidianità, ma che acquisivano un aspetto salvifico e luminoso su chi, come l’autore, ha vissuto sulla propria pelle il disturbo mentale.

Chi ha letto il libro conosce dunque la capacità di Haig nel raccontare mentre si racconta: di rendere visibile, universale e quasi ospitale una tematica ancora oggi stigmatizzata e spesso resa secondaria alla malattia del corpo umano. Non sorprende allora che quel volume, diventato best seller ed erroneamente semplificato come libro di auto-aiuto, nello stesso anno arriva negli scaffali inglesi e poi di mezzo mondo assieme a Un bambino chiamato Natale, un racconto per bambini sull’infanzia di Babbo Natale che proprio con Reasons to stay alive condivideva l’idea del potere rivoluzionario della speranza.

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viaggio straordinario di un futuro Babbo Natale 

Sei anni dopo la pubblicazione, è Netflix a cogliere l’eredità di un doppio racconto nato dalla mente di Haig su domanda del figlio Lucas, il quale si chiedeva, nell’ingenuità dei bambini, se anche Babbo Natale una volta sia stato piccolo. Il regista Gil Kenan assieme al co-sceneggiatore Ol Parker hanno perciò voluto farsi carico di quel legittimo dubbio e tramutarlo in un film ispirato alle fiabe di Hans Christian Anderson e interamente ambientato in un mondo magico di elfi e animali parlanti, fra vette di montagne ricoperte di neve e villaggi mai esistiti, visto dagli occhi di Nikolas (Henry Lawfull), un ragazzino alla ricerca del padre mandato in spedizione nel regno di Elfhelm verso l’estremo nord.

L’ordinarietà di un bambino dai capelli rossi e dal fisico ossuto diventa così un’avventura di crescita accanto ad un topolino e una renna, alternato da momenti di paura con pericolosi orsi predatori e momenti straordinari di abbagliante magia. Nikolas è proprio il Santa Claus dell’infanzia: il bambino chiamato “Natale” dalla madre scomparsa, in un mondo e un tempo in cui la parola Natale non aveva alcun significato.

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Maggie Smith a Sally Hawkins nel cast di Un ragazzo chiamato Natale

Dotato di un cast ricco di grandi nomi, da Maggie Smith a Sally Hawkins, da Jim Broadbent a Kristen Wiig, Un ragazzo chiamato Natale intende celebrare l’intero concetto della festività come periodo in cui la luce riemerge dall’oscurità, ristabilendo, attraverso la consueta celebrazione, la leva per ritrovare la forza di guardare più in là. Il concetto alla base del film, che include nelle sue pieghe anche la perdita, la tragedia e il crepacuore, sembra però essere celato da un ventaglio davvero troppo ampio di personaggi immancabili e tipicamente inerenti al racconto fantasy. Dalle fate ai troll, dai re alle zie cattive, dai poeti magici ai paesaggi innevati di un mondo immaginario, l’adattamento del libro perde nell’attenzione visiva della resa scenografica, quell’emozione diretta e quella comunicazione commovente e istruttiva che avrebbe fatto la differenza.

Un ragazzo chiamato Natale congela nella sfarzosità del set scenografico, della spettacolarità degli effetti visuali e della varietà palette dei costumi, quella che in effetti dovrebbe essere il vero tramite emozionale del messaggio della storia, ovvero la scrittura di Matt Haig e della sua enorme, talentuosa capacità di parlare di salute mentale (anche, soprattutto, nei più piccoli); della scoperta del male come passaggio inevitabile di crescita, e altresì, del superamento del dolore per attraversare la scogliera  che talvolta non riesce a farci vedere l’orizzonte.