Clint Eastwood mette in discussione il suo status e la virilità nel suo nuovo film Cry Macho, in sala dal 2 dicembre

Sinossi di Cry Macho: 

Una ex star di rodeo e allevatore di cavalli trova un modo per riportare dal Messico il figlioletto del suo ex capo allontanato dalla madre alcolizzata. Durante il loro viaggio, l’uomo trova la redenzione insegnando al ragazzo cosa significa essere una brava persona.

Recensione di Cry Macho – Ritorno a casa

Non basta una calamità naturale per fermare Clint Eastwood. Non serve una pandemia a fargli decidere di rinunciare al suo lavoro nel cinema, che continua a svolgere anno dopo anno offrendo ogni volta nuovi film e nuove storie. Neanche gli incendi che hanno colpito gli studios hollywoodiani in cui stava completando la post produzione hanno potuto allontanarlo dalla sedia degli uffici dove il suo Cry Macho – Ritorno a casa ha visto con difficoltà la luce. È così che il cineasta prosegue con quello che, in questa tarda età, sembra essere un ulteriore filone aperto nella sua filmografia, quello di uomini ormai avviati che invece di scegliere di riposarsi e di godersi la pensione continuano con fervore ad avventurarsi in narrazioni quanto mai ardite.

Un ulteriore passo nella cinematografia di Eastwood, che mescola questa sua inesplorata visione del racconto con quella diventata solida e frequente della persona comune destinata a un percorso eroico. Quell’uscita dal mondo ordinario per avventarsi nei meandri di uno straordinario che esalta in tal modo l’uomo normale, il cittadino americano, facendolo diventare faro di rettitudine e giustizia elevandolo proprio in virtù della sua spinta temeraria. In un ulteriore balzo che porta i protagonisti al di fuori dell’universo prestabilito che conoscono, Cry Macho come The Mule aggiunge la componente generazionale che imposta la storia su tutt’altre corde e tutt’altro umore, aggiungendo nostalgia a quel senso di prodezza di cui i personaggi diventano portatori. E mescolando la stanchezza della vita e i limiti dell’età con un valore che rimarrà però per sempre intatto.

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Tutte le definizioni di “macho”

Così Clint Eastwood si fa protagonista per la sua opera in cui va incarnando l’intera gamma di spunti narrativi e tematiche interne e stilistiche del suo corpus filmico. L’occhio consapevole dello status che ha rivestito nel corso di una brillante carriera, tanto da vederne racchiuso in sé tutto il suo mondo cinematografico e, insieme, la sua messa in discussione. Quella che solamente quando sei ormai grande e cosciente puoi realmente formulare, su cui vai ragionando rimettendo in prospettiva un’intera vita, che non viene certo rigettata o rinnegata, ma solamente rivalutata in virtù di quello che si ha appreso e imparato.

E se “macho” significa “forte” e diventa il nome di un gallo da combattimento che si fa emblema della sicurezza e della rabbia di un giovane ragazzino abbandonato dai suoi genitori, è l’atteggiarsi a figura virile che diventa “sopravvalutato”, per una messa in discussione di un establishment che solamente quando si è veramente risoluti dentro è possibile scardinare. Clint Eastwood è macho, ha edificato la propria aurea attorno alla definizione di macho. E, arrivato alla parte conclusiva della sua poetica, riferisce a tutti coloro che lo hanno sempre idolatrato come “macho” che nell’esistenza c’è bisogno di assai altro; non di pugni in faccia, fucili puntati contro o stalli alla messicana per potersi sentire uomini.

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Tutto quello che si perdona a Cry Macho – Ritorno a casa

Insegnamento che passa da adulto a ragazzino, da ragazzino a spettatore, che osservando il regista e attore muoversi con difficoltà eppure insieme con estrema prontezza riesce a passare oltre quando Cry Macho tenta di mettere in scena sequenze di artificiose botte e scazzottate. Quando vede un Clint Eastwood che, pur redigendo un trattato su come si decostruisce la virilità, sconfigge comunque un avversario più giovane facendosi aiutare dal taglia e cuci del montaggio. Ostacoli iniziali per un film di cui si percepisce una senilità però bonaria, che riesce a sciogliersi gradualmente conquistando quando decide di farsi più sincero e riflessivo.

Cry Macho – Ritorno a casa, basato su un romanzo di N. Richard Nash – sceneggiatore della pellicola assieme a Nick Schenk -, manifesta ancora una volta che il talento in un artista è nel saper riconoscere il tempo che vive e, in questo caso, quello della sua vita. Un’opera adatta alla carriera del cineasta in questo suo preciso momento storico, che ne ricorda il passato e lo problematicizza come solo i grandi sanno fare con se stessi. Un film semplice nella costruzione, ma fondamentale nell’ottica della cinematografia di Clint Eastwood. Lui che rimarrà un duro per sempre, ma che amiamo soprattutto per quelle sue sfumature di rara, ma costante tenerezza.