Nella top 10 dei più visti di Netflix ormai da qualche settimana l’inspiegabile successo (o forse si) di Natale in California: Luci della città 

Sinossi ufficiale di Natale in California:

È passato un anno da quando Callie e Joseph si sono innamorati e sono più felici che mai nella loro fattoria e azienda vinicola. Ma poi l’attività e gli obblighi familiari costringono Joseph a tornare in città, mettendo a repentaglio la loro storia d’amore.

recensione di Natale in California: Luci della città

Sul finire degli anni Novanta/primi Duemila il palinsesto generalista dei canali italiani cominciava a trasmettere un ciclo molto amato di pellicole drammatiche dal titolo Tante Storie. Un contenitore di film importati da produzioni statunitensi, pensati e indirizzati per un pubblico nazional popolare a maggioranza femminile e over 30, e incentrati su dinamiche materne e coniugali. Successivamente agglomerate ad adattamenti di romanzi rosa tratti da autori come Rosamunde Pilcher o del più giovane Nicholas Sparks, Tante Storie aveva la mission di commuovere e smuovere le emozioni primarie della telespettatrice a casa, accogliendola però in una zona di protezione e agio generato da ambientazione, lieto fine e cliché soap-operistici tipici del genere.

A dispetto di alcune rare impennate drammatiche, con singoli film che trattavano argomenti critici quali il tradimento, l’abbandono e in alcuni casi il lutto, l’aria che si respirava su Canale 5 era comunque addolcita da una ventata di ottimismo; una rassicurazione costante che infondo, attraversato tutto quel dolore, la madre o la moglie in questione avrebbe senza dubbio ritrovato la speranza, infondendo alle corrispettive spettatrici la medesima illusione.

natale in california luci della città

il lascio rassicurante della tv generalista

Venti anni dopo sembra che il pubblico del genere melò e rincuorante proprio non riesca a farne a meno, e pellicole come Natale in California e il suo sequel Luci della città sono lì a confermarlo. Cambiano i modi di fruizione e i cataloghi in digitale si riempiono mensilmente di proposte (anche) di qualità, ma la radicata posizione della realizzazione diretta da Shaun Paul Piccinino all’interno della top 10 dei più visti di Netflix dal giorno della sua uscita, palesa una scomoda verità per i critici di Cinema: ovvero che il pubblico, alla fine, ha sempre ragione.

Già dal suo primo capitolo risalente al 2020 infatti, gli abbonati avevano riservato al lento innamoramento tra la proprietaria di una fattoria Callie (Lauren Swickard che il film lo scrive anche) e il figlio di un magnate immobiliare Joseph (Josh Swickard) un certo interesse, una propensione alla rassicurazione e alla spensieratezza romantica declinata sui paesaggi agresti delle zone vinicole Californiane, nella quale poter essere accolti e mai interrogati, invitati alla preparazione del Santo Natale senza esserne esageratamente travolti emotivamente.

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Stili di vita e banali risoluzioni: Natale in California: Luci della città è un cinema che rassicura e non dermorde mai

La formula confortante dell’equivoco, della guerra fra i sessi e della nascita dell’amore che concilia sempre con la riscoperta dei valori genuini aveva funzionato, e il sequel collocato ai piani alti della società, fra avidi imprenditori e location da sogno, non ha fatto altro che reiterare e assuefarsi alla scrittura del suo precedente. Luci della città infatti prosegue a semplificare, a banalizzare, a placare animi e interrogativi; a rinunciare consapevolmente alla qualità, intesa come complessità, indagine, disaccordo con il prevedibile, seppur in chiave strettamente romantica.

Annodandosi sull’incompatibilità di stili di vita fra Callie, legata alla natura conciliante e autentica della campagna, e quella di Joseph, moderno businessman abituato spesso all’ipocrisia e alla spietata meschinità, la sceneggiatura intende creare fra i due promessi sposi l’attrito sufficiente a tenere in piedi l’intero film, il quale finisce per crollare nella sua stessa insipidezza, in una nenia ascoltata una marea di volte che sfinisce con lo stesso martellante suono.

Poco, allora, fa il cambio di location, l’aggiunta di personaggi, il sotto testo cattolico della festività dei buoni sentimenti trascorsa fra gli ultimi: Natale in California è l’emblema di un Cinema stancante ma che evidentemente ancora non stanca, un prodotto immortale da Tante Storie, come è immortale quella fetta di pubblico che oggi, come allora, ancora non demorde, vuole essere rassicurato, accarezzato, mai sollecitato all’imponderabile. Tranquillizzato a un’umanità priva di storture, contraddizioni, provocazioni, lì dove per molti la provocazione è proprio quella di accettare l’inspiegabile successo di tali film.