Mentre scorri la timeline del tuo social network preferito sei stuf* di leggere le solite classifiche? Bene! Questa “Non è la solita classifica”. 

Sei stanc* di leggere la solita classifica? Non ne puoi più di TOP TEN di film e serie tv? Non te ne frega nulla di sapere che È stata la mano di Dio è uno dei nostri film preferiti dell’anno? Allora, car* follower, stai leggendo l’articolo che fa per te. Alternando letture di recensioni e caroselli sui social, abbiamo pensato di regalarti qualcosa di speciale. 

Abbiamo trascorso un altro anno insieme, lottando contro un male comune che ci voleva allontanare dalle sale cinematografiche, dai festival e dalla condivisione. Ma noi ce l’abbiamo fatta, e un po’ acciaccati siamo giunti alla fine di questo anno così intenso e particolare. Siamo tornati sui red carpet, abbiamo intervistato grandi artisti, ci siamo emozionati e ci siamo soprattutto meravigliati.

Tutta la redazione di My Red Carpet ha deciso di regalarti un pensiero speciale. Qui di seguito, ogni componente analizzerà ciò che per lei/lui è stata una sorpresa (seriale o cinematografica) e che vale la pena portare con sé dopo questi 365 giorni.

Buona lettura!

I was “maid” for love – di Erika Gargano

Maid

Se c’è una cosa che mi ha davvero sorpresa in questo 2021 fatto di cinema dal divano e serie tv in modalità binge watching, beh, questa è Maid. Una storia al femminile, che parla di sofferenza, di solidarietà, di coraggio e di tenacia. Puntata dopo puntata mi ha portata a riflettere su quello che alla fine tutti sappiamo: se vuoi puoi. Una sfilza di scene toccanti e disarmanti che mi hanno tenuta incollata fino alla fine. Ed è proprio alla scena finale che voglio dedicare un pensiero. Non importa quanto la strada sia in salita e a tratti perigliosa: l’amore e la forza d’animo possono farci raggiungere la cima della montagna, conquistando così la felicità. 

L’unica gioia – di Eros Momo Soffritti

Dalle ceneri di numerose delusioni, il 2021 mi ha finalmente regalato la soddisfazione più grande, una versione cinematografica di Dune degna di tale nome. Eleganza e spettacolo conditi da un tono solenne: questi gli ingredienti principali di un’opera che immerge lo spettatore nei suoi numerosi contrasti. Il boato che accompagna la guerra contrapposto ai numerosi silenzi onirici ed introspettivi, la povertà del deserto di Arrakis contrapposta alla rigogliosità di Caladan. Un film che dedica il tempo necessario alla narrazione nata dalla mente di Herbert, in un periodo dove l’azione spesso “travolge” la narrativa. Un film nato per essere “vissuto” in una sala cinematografica, non solo per apprezzare le ottime performance di tutto il cast, ma soprattutto per potersi realmente immergere nelle immagini di Villeneuve e nelle musiche di Zimmer. Un film di cui personalmente sentivo il bisogno.

Call me Cruella! – di Valentina Fiorino

Crudelia è la mia scoperta 2021. Il live-action narra l’origin story della Villain più glamour e folle di casa Disney, una donna in cerca di affermazione, che usa la moda e il suo talento per perseguire la propria vendetta. Emma Stone ha definitivamente conquistato il mio cuore nella scena “il monologo della fontana di Regent Park”. Un frammento in cui Cruella, dopo un’incredibile scoperta sul suo passato, corre alla fontana in cui è solita incontrare spiritualmente la madre perduta. Qui, la vediamo di spalle e la telecamera le gira attorno fino a focalizzarsi su di lei. Poi, inizia la magia. Dopo il dolore, profondo e tangibile, scagliato verso una madre che crede di aver sempre deluso, Cruella prende il posto che le spetta nel cuore del suo alter ego Estella e nel mondo. La donna cambia sotto i nostri occhi, assumendo l’atteggiamento forte e spavaldo di chi assume finalmente coscienza di sé e del proprio potenziale. Le lacrime sono ricacciate. Le spalle si raddrizzano, la voce diventa melliflua e temibile, Cruella domina la scena e il registro cambia: per pochi secondi, si toglie la maschera e saluta la madre. La voce vacilla, gli occhi sono lucidi. Nonostante l’amarezza, la rassicura: “Ma davvero, ti voglio bene. Sempre.”. Con queste parole piene di amore, Cruella trema per un’ultima volta. E io in lacrime, con lei.

Il tocco indipendente – di Agnese Albertini

titane

La mia sorpresa/conferma è lei, Julia Ducournau. La giovane cineasta francese, in meno di 5 anni dall’esordio con la folgorante opera prima Raw, è riuscita a imporsi sulla scena internazionale, vincendo la Palma D’Oro a Cannes grazie alla pellicola Titane, conturbante e fascinoso ritratto di una psiche frammentata, che deve riscoprirsi attraverso l’unione di carne e metallo. Un trionfo del film di genere, indipendente e fatto dalle donne, per un pubblico che si apre alla libertà dei sensi e del potere immaginifico veicolato dall’horror.
E poi Annette. il ritorno di Leos Carax ci fa cavalcare le maree discontinue di due artisti destinati ad essere sommersi: Marion Cottilard e Adam Driver fissano imperterriti un abisso invalicabile, personaggi traghettati da una provvidenza castigatrice, che ambisce a riportare ordine dove la forza umana non può più agire, prigionieri irascibili dell’immagine cinematografica. Un film-mondo come non se ne vedevano da tempo, un’attualizzazione del musical che mancava dai tempi dell’ormai iconico La La Land (2016).

The power of acting – di Cristiana Puntoriero

the power of the dog

Spesso una conferma è una sorpresa e quest’anno due attori, ampiamente d’esperienza e accomunati da una recitazione ‘immersiva’, hanno lasciato in me una sorta di stupore. Alla sua terza volta nel ruolo di Kendall Roy, Jeremy Strong segna con Succession una delle performance più articolate, disperate, shakespeariane del panorama seriale, calandosi con maestria assoluta in un personaggio sconfitto, esasperante e al contempo adorabile, intrappolato ancora (e di più) dai propri demoni interiori e ciclicamente incapace di percorrere un cammino (impossibile) di redenzione. Ancor più intricato e ambiguo è invece il Phil Burbank di Benedict Cumberbatch nello splendido western letterario The Power of The Dog. Un film superbo che si nutre del terrore e del fascino sfuggente di un uomo subdolo, feroce, ma cinematograficamente seducente come forse se ne vedono pochi. Una menzione speciale, per gli stessi motivi, va a Vanessa Kirby per Pieces of A Woman: indimenticabile.

Dal comico al drammatico – di Laura Casagrande

The Last Duel Recensione

Se c’è una parola con cui descriverei Inside di Bo Burnham è proprio “sorprendente”. Lo spettacolo comico, girato dallo stesso Burnham in casa sua durante il lockdown, è uno dei prodotti più originali dell’anno ed è diverso da qualsiasi cosa abbiate mai visto su Netflix. Il comico, già noto per le sue canzoni che ironizzano sulla società americana, ha documentato i suoi mesi di isolamento creando uno spettacolo musicale dal format narrativo unico, in cui racconta con ironia pungente la sua visione su alcuni temi, tra cui politica, depressione, salute mentale e rapporto con la tecnologia. A questo proposito, permettetemi di dire che il pezzo White Woman’s Instagram è un mezzo capolavoro. Altra sorpresa cinematografica dell’anno è stata Jodie Comer. L’iconica Villanelle di Killing Eve si è cimentata in un ruolo drammatico che non lascia spazio ai virtuosismi comici di cui l’attrice è ormai un’esperta. Il suo personaggio in The Last Duel di Ridley Scott è complesso e vive un profondo dramma interiore: Comer riesce inaspettatamente a rappresentarne ogni sfaccettatura, dimostrando grande talento e versatilità.

L’anno di Andrew Garfield – di Martina Barone

tick-tick-boom

Le fotografie generazionali solitamente arrivano sempre dal cinema più piccolo. Quello indipendente, che nella libertà massima del potersi esprimere senza supervisioni o major ha la possibilità di permettersi di dire esattamente quello che pensa, come lo pensa e perché lo pensa. Shiva Baby è l’esempio lampante di un cinema che sfacciatamente propone l’osservazione su un campione di giovani individui – donne e non solo – che quell’ansia di dover crescere e affermarsi la tramutano in una libertà totale fatta di sbagli, sesso e indecenza. Morale e spirituale, volontaria e involontaria. Fingere di avere in mano le redini della propria vita, incasinandola solamente nel peggiore dei modi. È per questo che il film di Emma Seligman ha una colonna sonora simil horror. Perché la claustrofobia dei nostri errori la sentiamo davvero tutta e a volte per superarla serve solo farla pagare al nostro sugar daddy.

Non puoi essere certo una sorpresa quando sei un attore affermato. Per diventarla, dunque, devi fare qualcosa di inaspettato, affinché l’effetto funzioni. E Andrew Garfield c’è riuscito. Tutto ciò che non sapevamo di volere e che Tick, Tick… Boom! gentilmente ci offre è la versione dell’interprete in una forma musicale come non lo avevamo mai visto prima, nel ruolo del compositore Jonathan Larson realmente esistito e di cui dona la sua performance tra recital e biografia nella pellicola di Lin-Manuel Miranda. Qualcuno sarà stato sicuramente a conoscenza del talento musicale dell’attore, ma sentirlo cantare è quella necessità che non riuscivamo a spiegarci e che ci è diventata chiara fin dal primo brano 30/90 all’interno dell’opera. Che il 2021 sia nel complesso un anno di riscoperta di questo eccellente attore è ormai conclamato, in fondo ha preso parte a ben tre progetti di gran risonanza…ops, volevamo dire, due! 

Il potere delle donne (e del cane) – di Samantha Ruboni

promising young woman

Se devo pensare al cinema che mi ha colpito in questo 2021, è inevitabile per me pensare a due personaggi femminili potenti: Cassandra di Una donna promettente e Alexia di Titane. Due donne forti e sicure che riscrivono l’immaginario femminile in modo inedito. Cassandra perde la sua migliore amica perché stuprata da un gruppo di “bravi ragazzi” e decide di avere la sua vendetta. Una vendetta cruda e senza pietà, ma anche molto pericolosa, come la vita di Alexia, che ha un puro feticismo per le macchine e una notte si accoppia con una di esse. Rimane incinta, ma deve scappare perché, nel frattempo, ha ucciso molte persone. È un nuovo tipo di femminilità quello di Alexia, fluido e mutaforma. Un nuovo tipo di umano e di ibrido, come quello a cui darà la luce Alexia alla fine del film.

A lasciarmi senza fiato, inoltre, ci ha pensato Il potere del cane di Jane Campion. È un film che inizia in maniera molto classica e lineare, ma che nasconde qualcosa di terrificante, di insidioso e di pulsante, e, senza fare spoiler, che verrà poi svelato alla fine. Un film sulla vendetta, servita freddissima in questo caso, con un Benedict Cumberbatch in una delle sue interpretazioni migliori e con la regia di una Jane Campion in stato di grazia, Leone d’argento alla regia a Venezia78.

Datemi un blockbuster – di Alessandro Gerardi

freaks out

Sono etichettato come l’uomo dei blockbuster: se devo scegliere tra un film drammatico passato a Cannes e Fast & Furious, state pur certi che opterei per una corsa a tutta velocità con Dom Toretto. Sorprendentemente, però, questo 2021 mi ha regalato un blockbuster inaspettato, non americano, ma tutto italiano. Ed è a Gabriele Mainetti che va tutta la mia gratitudine, quel regista romano che sa regalarci un cinema visionario, un prodotto che sembra quasi diretto da Steven Spielberg e che invece è tutto nostrano. Per investimento produttivo, imponenza della messinscena, accuratezza della ricostruzione storica, uso consapevole dei notevoli effetti speciali, Freaks Out è a tutti gli effetti un kolossal italiano, che non ha nulla da invidiare ai suoi cugini hollywoodiani. Freaks out è il mio film-sorpresa del 2021.

From Westview, with Love – di Roberta Panetta

wandavision

Il lutto risolto è frutto di un viaggio, spesso accidentato, attraverso le varie fasi che lo compongono. Non posso pretendere che ogni spettatore di WandaVision sia anche uno studente di psicologia o che abbia, in qualche modo, dovuto affrontare un percorso di elaborazione. Ma nel momento stesso in cui mi rendo conto che una serie tv – che prende i suoi personaggi dai fumetti – ci racconta in 9 episodi le fasi che compongono l’elaborazione del lutto, passando per negazione, depressione, rabbia e accettazione, io non posso far altro che meravigliarmi. WandaVision occupa un gigantesco spazio nel grande puzzle del Marvel Cinematic Universe, uno show capace di farci sentire al cinema, mentre in realtà siamo seduti sul divano di casa. Qualcosa di unico che ha avuto un grande pregio: creare quel senso di community che dalla fine de Il Trono di Spade ci era mancato. La serie Marvel è per me un multiverso di sorprese. 

E la star dell’anno? – di Roberta Panetta & Co. 

In un’epoca di meteore e sex symbol che nascono come i funghi e si spengono come comete, è particolarmente difficile scegliere una vera e propria star dell’anno. Eppure, in questo 2021, un attore su tutti non può neanche lontanamente avere dei competitor. Oscar Isaac è l’uomo dell’anno. Come ha fatto a incidere la sua figura nella nostra memoria? È vero, è stato l’artista simbolo della Mostra del Cinema di Venezia, è comparso in tre opere magnifiche (The Card Counter, Dune e Scene da un matrimonio), ma l’onnipresenza non sempre coincide con il sex appeal. Oscar possiede il fascino senza tempo della Old Hollywood, un’aria disinvolta che parla di un mondo di possibilità romantiche dimenticate. Parte di ciò è da attribuirsi al suo volto, che, come quello di Clark Gable, rende intime anche le sue espressioni più casuali. Ma la realtà è che, oltre al talento, Oscar Isaac è sensualità che cammina. Grazie, Oscar! Grazie per averci regalato notti insonni in cui tutt* (persone di qualsiasi età, genere, non genere, orientamento e inclinazione) abbiamo sperato di poter essere l’ascella di Jessica Chastain.

Con questo contributo finale di qualità, a tutti i lettori di My Red Carpet auguriamo un BUON 2022!