Intriso di erotismo da libro Harmony e con un tentativo di riflessione sulla realizzazione femminile, la serie Netflix Sex/Life è l’imbarazzante guilty pleasure del 2021.

Recensione di Sex/Life:

C’è sempre un gran brusio ad accompagnare l’annuncio di un film o una serie in cui il sesso è il vero protagonista. Il clamore riscosso dal fenomeno Cinquanta sfumature, prima in versione cartacea con il libro di E. L. James, poi con la trilogia al cinema diretta da Sam Taylor-Johnson e James Foley, ha di fatto aperto un varco di enormi possibilità a prodotti letterari e audiovisivi post era-Harmony, con l’intento di conciliare, in rari e riusciti casi, l’iperbole erotica dell’avventura sentimentale con innesti femministi sul piacere delle donne e sulla loro espressione individuale emancipata dagli uomini.

Ovviamente, la promessa adrenalinica di trasgredire nella sicurezza della distanza da sala cinematografica, si è nettamente moltiplicata con l’arrivo dell’anonimato da piattaforma: nella segretezza delle nostre camere e nella privacy domestica da abbonato, la solitudine della visione privata, con tutte le ovvie e necessarie conseguenze sociali ed economiche di settore, ha abbattuto alcuni timori o indugi nel proporre prodotti mainstream e ugualmente erotici, capaci di solleticare le fantasie medie di una fetta di pubblico ancor più ampio e trasversale, ovvero quello a cui Netflix, Prime Video e pochi altri strizzano l’occhio.

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La coerente sensualità mainstream di Netflix 

Sorvolando sulla sensualità carnale di Almodóvar e Bigas Luna, superando la fisicità pervasiva e potente di Gaspar Noé, dimenticando la raffinatezza e la veridicità di molti autori indie contemporanei, il cinema erotico proposto da Netflix è orgogliosamente libertino e patinato, non è vestito di pelle ma di lingerie, non è intriso di senso ma adulterio. Il polacco 365 giorni è stato un caso mediatico; la serie iberica Oscuro Desiderio giocava con l’ossessione e il risvolto da thrilling; AddictedDesiderio Irresistibile invece svettava a lungo nella top 10 tentando (maldestramente) di abbinare al guilty pleasure il racconto sulla dipendenza sessuale, cadendo con un tonfo nello sterile melò glamour.

Coerente con la sua linea editoriale, e con la riscossione entusiasta di alcuni successi come quelli succitati, il 2021 della grande N forse verrà ricordato (o dimenticato a seconda dei punti di vista) per la serie Sex/Life,  otto episodi di soap-opera sintetica e porno-soft tratto dal romanzo 44 Chapters About 4 Men scritto da B.B. Easton, su una donna, Billie (forse l’autrice stessa), divisa fra l’immagine amorevole e tranquillizzante di moglie e madre di due figli, e il passato sfrenato, libidinoso e tossico con un produttore musicale, saldato nella sua mente per quella dote ‘anatomica’ da record che proprio non riesce a dimenticare.

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Sex/Life: il bivio fra matrimonio e desiderio nella serie su Netflix

Diluito tramite flashback e narrato in una prima persona che risolve la concezione diaristica dell’intero racconto, Sex/Life frattura la sua protagonista incarnata dall’attrice Sarah Shahi, in un dilemma esistenziale ed amletico che accomuna molte donne spostate e partorienti: si può essere appagate sessualmente all’interno del proprio (monogamo) matrimonio? Quanto la fedeltà all’idea angelica di mamma premurosa e moglie fedele, riesce ad offuscare la propria vera natura, identità, realizzazione professionale? E ancora: Può una donna avere entrambe le cose?

La creatrice Stacy Rukeyser mette dunque in tavola un ragionamento insidioso che va a scandagliare al suo interno aspetti universali e contemporanei di non facile risoluzione. L’intento primario della serie, tuttavia, si disperde nel divario estetico e linguistico fra presente docile ma opprimente di un post gravidanza e di un amore sicuro con un uomo esemplare come Cooper il quale, citandola “non l’ha lasciata mai sola neanche col mal di pancia”, e il rimando costante tramite sospensioni mentali a ricordi a luci rosse, improvvisi ma non passeggeri, del fidanzamento burrascoso ma straripante di appagamento erotico con Brad otto anni prima.

Partendo dal presupposto/quesito che no, per genere la donna è naturalmente privata di un aspetto della sua identità, amputandola di quella completezza che spetta invece al suo opposto, Sex/Life non è in grado, per scrittura e approccio mediocre, di decifrare un linguaggio per veicolare la riflessione di empowerment, e come (pre)visto già dai primi episodi, abbassa il tono del racconto abbassando i pantaloni, infarcendo le scene (numerose) di sesso, con inquadrature grafiche di corpi, glutei, seni e posizioni da kamasutra che richiedono una notevole dose di elasticità.

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senso di colpa (materno) vs appagamento sensoriale

Sex/Life mette in imbarazzo, ma non solo per i corpi che continuano a contorcersi sotto una scadente colonna sonora, illuminate da cromie al neon su location irreali, costruite su pose a favore di camera e gemiti esaltati. Ma per i dialoghi da bodice ripper, la psicologia dietro al carattere da macho di Brad che lo vede irrisolto e, va da sè, abbandonato dal padre; dall‘inverosimiglianza con la quale espone un immaginario che dovrebbe essere percepito come epidermico, e invece è come sfogliare una rivista di For Men.

L’idea dell’irrisolvibilità tra senso di colpa e appagamento sensoriale perciò rimane da sfondo: Sex/Life estremizza la polarizzazione del maschio bravo a letto e incapace di amare, e al contrario del comfort-man con la libido in default, tentando, tramite la crisi esistenziale vissuta dalla sua protagonista, una provocazione diretta al perbenismo borghese di una certa America, che nasconde l’infelicità di coppia dietro il ritratto del (mal) contento nunziale.  

Sarebbe dovuta durare solo una stagione. Otto episodi di provocazione, un esercizio di stile per creare il fenomeno mediatico che fa da specchio a Christian Grey, a creare scalpore per quell’inquadratura sotto la doccia che ha tappezzato per mesi i siti di entertainment, pungolando il pubblico femminile a cliccare play e moltiplicare le visualizzazioni. Sex/life invece tornerà per una seconda volta, aperto su quel finale di stagione dalla battura a effetto, e che fantastica su una relazione pronta a tutto, tranne candidarsi tra le serie tv più riuscite dell’anno.