Sandra Bullock è protagonista del film The Unforgivable su Netflix, storia sul reinserimento nella società di una ex detenuta

Sinossi ufficiale di The Unforgivable:

Uscita di prigione in una società che si rifiuta di perdonarla, una donna condannata per omicidio cerca la sorella minore che era stata costretta ad abbandonare.

Recensione di The Unforgivable:

The Unforgivable: un nome, un programma. Quello con Sandra Bullock targato Netflix è un film che effettivamente si fa fatica ad accettare, così come avviene per il reinserimento nella società per una donna condannata per omicidio e che ha passato i suoi ultimi vent’anni in carcere. Ma il crimine peggiore della pellicola firmata da Nora Fingscheidt e scritta da Peter Craig con Hillary Seitz e Courtenay Miles è quello di non riuscire a compiere nessuna azione che sia veramente scioccante, dolorosa, violenta. La sua inerzia è la più intollerabile delle scelte, l’immobilità il suo gesto più indisponente.

È pur vero che la storia si basa su una miniserie del 2009 britannica dal titolo Unforgiven e ideata dalla creatrice della più nota Gentleman Jack, l’inglese Sally Wainwright. Quello che, però, nel corso di una serie di puntate può venir esplorato con maggiore profondità come la condizione di disagio affrontato da una ex detenuta, viene riportato nel lungometraggio con superficialità e con troppa poca rilevanza rispetto a quello che l’opera ritiene essere il suo nucleo centrale.

the unforgivable

Il ritorno alla vita 

The Unforgivable, infatti, pone lo spettatore di fronte alla situazione di difficoltà che bisogna affrontare dopo aver scontato la propria pena, senza possibilità alcuna di poter venir redento – forse almeno da se stessi, ma non di certo dagli altri. Espressione di una crudeltà proveniente da parte di una comunità di persone che non è disposta ad accettare la possibilità di riscatto dei colpevoli.

Se quindi in un primo momento l’opera di Nora Fingscheidt sembra poter appartenere a un filone personale e di affrancamento dalla freddezza spietata della realtà, dall’altra mostra in verità di volersi concentrare su di una narrazione indirizzata a stravolgere la pellicola e ad annullarne quasi il discorso portato lungamente avanti. Un puntare sul rovesciamento di quello che si è creduto per tutto il film pensando così di scioccare e sconvolgere lo spettatore, ricevendo di conseguenza solamente la banalizzazione di un racconto che già faticava a trovare un percorso e che col finale si presenta direttamente al patibolo.

Ad appesantire maggiormente l’anima trasandata di The Unforgivable è la superficialità di una riflessione che non riesce perciò ad andare a fondo, forse conscia che tutto quello che sta mostrando allo spettatore ha in verità come finalità solamente quella di stupire il pubblico. Osservatore che ha però difficoltà a giungere proprio a quella chiusura a cui il film affida la sua intera riuscita. E che rende per questo la visione indisponente e infruttuosa, mostrando come non solo la collettività non sia disposta a perdonare la protagonista, ma quanto sia impegnativo anche farla entrare nelle grazie dello spettatore.

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La convenzionalità di The Unforgivable

Per quanto Sandra Bullock sia un’attrice rispettabile che ha dimostrato di saper gestire vari gradi di emotività filmica – è in fondo lei la protagonista di una delle opere più umane degli ultimi anni ambientata nello spazio come Gravity -, in The Unforgivable risulta impraticabile poter andare oltre la sua sola immagine smunta e riuscirne a cogliere una performance soddisfacente. L’aria smagrita e trascurata non aumenta l’avvicinamento dello spettatore, ma gli fa percepire la pigrizia espositiva che il film dimostra sia nella scrittura che nel riportare visivamente lo stato della protagonista.

Nella convenzionalità più canonica che non si impegna minimamente di cercare qualche minimo guizzo di creatività, The Unforgivable rende il perdono un escamotage debole, nonché un rimpianto per nulla accorato da poter compatire. L’utilizzo inspiegabile di un cast di ottimi nomi al servizio di una storia che, invece, non lo è affatto e che su Netflix fa scontare allo spettatore un’immeritata condanna.