Articolo “for dummies”, perché Don’t Look Up non è un film per boomer e forse va spiegato a chi non ne ha capito il senso

Attenzione: questa è una guida per capire insieme Don’t Look Up e per riconoscere a chi è che non piace.

Avvertenza necessaria, che prima di tutto spieghiamo tralasciando fuori il gusto e ponendo solamente sul banco gli elementi offertici da Adam McKay e le ragioni per cui non dovremmo che imparare da questi. Riflessioni che, in più, ci vengono date gratis. Non come gli snack alla Casa Bianca che (non) costano dieci dollari l’uno.

Uscito il 24 dicembre su Netflix, molti spettatori avranno colto l’occasione di passare il tempo del Natale insieme alle proprie famiglie per poter vedere insieme il nuovo film con Leonardo DiCaprio e la ormai affermata stella di Hollywood Jennifer Lawrence. Non molti si aspettavano che la pellicola avrebbe mandato di traverso il panettone alla nonna o avrebbe scatenato la ribellione al tavolo della tombola capitanata dallo zio picchiatello. Fermento dovuto dall’animo controverso di cui McKay ha voluto si impossessasse il suo lavoro e che, di traverso, ha sconquassato quello a favore o contrario del pubblico. Gente che, a propria volta, ha voluto – giustamente – dare la propria opinione offrendo spunti affascinanti con cui analizzare le osservazioni a favore della pellicola dell’autore e di rivedere nei commenti di chi l’ha detestato l’esatto compimento delle volontà dell’opera. Un bacino di commenti e analisi, sberleffi e meme che Don’t Look Up aveva già previsto e che per questo ha inserito all’interno della sua stessa narrazione.

don't look up

Don’t Look  Up detto anche: “Moriremo tutti”

Una divisione così netta di giudizi riguardo la natura dell’operazione satirica di Adam McKay ha dalla sua la medesima separazione che si va creando all’interno della pellicola e che sembra generare tra le due fazioni un’enorme voragine. Ma se in questo teorema sulle motivazioni di Don’t Look Up di fare quello che ha fatto e di mostrare quello che doveva mostrare vogliamo e dobbiamo necessariamente escludere un giudizio di gusto (del tutto lecito da parte dello spettatore), dall’altro è impossibile non rivelarsi scettici di fronte a chi non è rimasto scosso dallo schiaffo a piene mani datoci dal film che ci chiede, con quel gesto, proprio di svegliarci.

“Non guardare in alto” è esattamente quello che viene urlato e che nella sua controversia desidera che noi riuscissimo ad opporci a ciò che nella pellicola viene esagerato, ma da cui ci troviamo nella realtà ad un passo. Perché il cambiamento climatico sta arrivando, la tecnologia sta prendendo il nostro posto e i magnati delle grandi aziende hanno sempre più potere sull’influenza di tanti destini assai più di quanto si sarebbe potuto anche solo immaginare. È l’oscurantismo di molti, la presunzione di troppi. L’idea che si è sempre meglio anche di ciò che si vede e di cui, perciò, crediamo di essere superiori.

E se per parlarvi usiamo un media, un sito web sul cinema che cerca insieme a voi di capire qual è il futuro che può passare nel mondo anche e soprattutto attraverso queste nuove finestre, è infattibile non sottolineare il titolo di quel telegiornale quotidiano, il The Daily Rip, che proprio per contrapporsi al suo stesso nome cerca nelle notizie da riportare solamente la leggerezza. Nessuna news negativa, solamente le sciocchezze con cui la gente vuole essere riempita – o almeno questo è quello che crede. Che credono. Quel “Moriremo tutti” urlato dalla dottoressa Kate Dibiasky non era solamente per la cometa in arrivo sulla terra che porta il proprio nome, non era solamente per svegliare dal torpore due giornalisti che hanno svalutato la loro professione svuotandola di significato. “Moriremo tutti” viene urlato direttamente allo spettatore e quell’urlo angosciato e spaventato ha l’obiettivo di trapassare lo schermo e trafiggere le nostre paure. Non per sopperirle, ma per riattivarle. Non per dirci che non esistono, ma per ricordarci che sono lì, costantemente.

don't look up

Ci estingueremo, nel bene o nel male

Guardare a Don’t Look Up è alzare la vista verso quel meteorite pronto all’impatto che, se come metafora rappresenta lo scioglimento dei ghiacci e/o l’arrivo della pandemia di Covid, è al contempo l’approdo di un film che dobbiamo ringraziare se ci fa sentire stupidi. L’inutilità di mettersi sulla difensiva non sapendo accettare le critiche – cosa che accade anche dove? Ah sì, non solo nella vita reale, ma anche nella pellicola. Un’opera che non può evitare un cinismo che non è costruito a tavolino, bensì è semplicemente l’esasperazione di un autore come Adam McKay che plasma quella nostra frustrazione che il film dice di dover abbracciare cercando di migliorarci o lasciarci esplodere tutti. E se sono cose che avete già letto, visto o sentito mille altre volte, un bel ripasso non può certo fare male.

In un mondo in cui non accettiamo più nulla e l’intolleranza è la sola autentica condivisione, il film di McKay ci mostra il 100% di possibilità di schianto contro il solo 70% di pericolosità che vogliono propinarci. E il bello è che, proprio come dimostra la pellicola, anche quando spesso siamo tutti contro o tutti d’accordo abbiamo comunque qualcosa per cui porci in contrasto, richiamati solamente all’attenzione da un brano di qualche cantante attivista di cui ci riempiamo le orecchie e forse il cuore per un massimo di quattro minuti, ritornando il secondo dopo a maledirci e odiarci. E allora anche il finale del film diventa profetico. “Dovremmo estinguerci tutti” si legge spesso sui social. Se solo fosse vero, se solo fosse vero…