Madonna spiega Like a Virgin, la costumista che offre i costumi e quel plagio che è, in verità, l’inizio dell’era “pulp”: storia di un debutto come Le iene

Madonna lo ha confermato: Like a Virgin non parla di c*zzi. Ad una festa per l’uscita de Le iene nel 1992 la cantante si presentò con un regalo per il regista Quentin Tarantino, in cui andava chiudendo definitivamente la questione sulla comprensione del testo del brano. “Quentin, mi dispiace deluderti, ma la canzone parla di amore, non di c*azzi”. Così c’era scritto sulla copia di Erotica portata in dono al giovane autore, album uscito nello stesso anno della pellicola, che ha così definitivamente chiuso il dibattito su uno degli opening più iconici della storia del cinema con o senza la spiegazione dell’icona pop.

Perché se si andasse ora da qualsiasi cinefilo a chiedere di cosa tratta la hit di successo che sconvolse per la sua mancanza di pudore il panorama mondiale, chiunque risponderebbe come ci ha insegnato a fare Mr. Brown durante uno dei dialoghi più fitti e serrati scritti e interpretati davanti alla macchina da presa. Qualsiasi appassionato saprebbe che Like a Virgin non è più soltanto proprietà intellettuale del mondo della musica, ma è diventato pezzo di antiquariato nella videoteca di uno dei collezionisti di film più famosi al mondo, che già con quel suo primo dialogo steso e recitato da lui stesso ha reso Madonna un pezzo imprescindibile della cinematografia universale.

le iene

Completi neri sporchi di sangue

È proprio questo uno dei motivi per cui Le iene, ad oggi e per sempre, continua a incastonarsi in un firmamento di esordi sorprendenti e di cult imprescindibili, che hanno preso dalla conoscenza popolare per inserire al proprio interno un’iconografia culturale e visiva rimasta impressa e incancellabile, tutta ripresa dal circondario e shakerata al ritmo di Stuck in the Middle with You. Il principio di quel “pulp”, di quella polpa di finzione (“fiction”), che sarebbe arrivata solamente in seguito due anni dopo facendo il suo ingresso per i cancelli del cinema sacralizzato grazie al Festival di Cannes, ma che uno sbarbato talento di Knoxville, Tennessee aveva già cominciato a spremere all’interno del suo film di debutto.

Sono i costumi semplici e essenziali, la giacca e la cravatta imbrattati di sangue, a fare da canovaccio visivo immediato su cui il giovane Tarantino rifletterà il contrasto con i loro nomi, anonimi come possono essere i colori: Mr. White, Orange, Blu, Pink, di nuovo Brown. Una tavola da cui partire, su cui schizzare cervella e fare uscire interiora, completi che avevamo visto mille volte addosso a mille altri personaggi, ma che sono diventati improvvisamente una divisa da associare a quei cani famelici del suo racconto. Altra ispirazione questa volta dalla settima arte, dal cinema che alimenta continuamente Tarantino: un omaggio agli abiti dei personaggi di A Better Tomorrow 2 di John Woo offerti gentilmente – e gratuitamente – dalla costume designer Betsy Heiman, che da amante dei gangster movie non ha potuto che contribuire a renderli armatura riconoscibile della banda.

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Le iene: un colpo di pistola 

Se i bravi artisti copiano mentre i grandi artisti rubano, non poteva mancare il plagio a coronare uno dei finali più esaltanti, esagerati, entusiasmanti mai visti in un’opera prima. Plagio che viene preso, conteso, reinserito nel contesto dell’omaggio: City on Fire, il thriller del 1987 di Ringo Lam, ha uno scontro che ha reso Le iene uno dei più grandi portatori dello stallo alla messicana al cinema proprio in virtù della riproposta e dell’inserimento nella sua pellicola per onorare i propri miti. Un finale truculento, sporco di sangue. Pistole che si incrociano dove la via di uscita è una sola: la morte.

E se con la chiusura de Le iene dobbiamo dire addio ai personaggi del film, nel 1992 abbiamo potuto dare il benvenuto a uno dei cineasti che avrebbe cambiato le nostre vite. Un colpo portato a termine, non certo quello dei protagonisti, ma di un’opera che ci si è ficcata dentro, come una pallottola nella nostra testa.