Optando per l’ironia e la satira graffiante, il quinto capitolo di Scream non riesce a stare al passo con l’operato di Wes Craven

Dal sangue versato copiosamente in una brillante produzione come Finchè Morte Non Vi Separi (2019), il duo di registi Olpin/Gillett si è voluto cimentare in una nuova interazione di Ghostface nell’era digitale, dei reboot e dei franchise da rivitalizzare: infinite possibilità per aggiornare lo schema della saga di Stab sfuggono al controllo, soggiogate da modalità di gioco obsolete e referenzialità patinata.

Venticinque anni dopo la serie di efferati e crudeli omicidi che sconvolse la tranquilla cittadina di Woodsboro, un nuovo assassino con la maschera di Ghostface prende di mira un gruppo di adolescenti, facendo ripiombare la città nel terrore e riaffiorare le paure di un passato che sembrava ormai sepolto. Neve Campbell (“Sidney Prescott“), Courteney Cox (“Gale Weathers”) e David Arquette (“Dewey Riley“) tornano a interpretare i loro ruoli iconici in Scream insieme a Melissa Barrera, Kyle Gallner, Mason Gooding, Mikey Madison, Dylan Minnette, Jenna Ortega, Jack Quaid, Marley Shelton, Jasmin Savoy Brown e Sonia Ammar.

Scream

Scream (2022): Ghostface ha paura di sé stesso

Sono passati dieci anni. Le regole cambiano. La storia dell’horror moderno si poggia su meccaniche ormai rinnovate: famiglie disfunzionali, protagonisti nevrotici, deliri psichici. Il sottogenere slasher sembra invece essere rimasto ancorato a una modalità di fare cinema che non può trovare spazio tra le nuove generazioni: Finchè Morte Non Vi Separi si era posto come tassello smarcato dall’inettitudine del genere e il fatto che lo stesso duo registico prendesse a cuore l’ennesimo rifacimento dell’amato franchise faceva ben sperare.

Ma altrochè famiglia Le Domas: siamo di fronte a un Ghostface che vive di rendita, poggiandosi su delle basi esplorate dal veterano Craven ma ormai vacillanti per lo spazio che il killer dovrebbe abitare. La gioventù protagonista di Scream (2022) non è più quella di fine anni ’90 e la maniera di affrontare Ghostface passa attraverso tutte le vie tranne quella che ha elevato Scream a cult generazionale: la parola. Non vi è più spazio per un killer che attaccava con la satira pungente, l’ironia beffarda e il citazionismo puntiglioso, in una realtà in cui è difficile rappresentare su schermo un coro di protagonisti coeso, in grado di fronteggiare la minaccia di rottura dei rapporti, la disgregazione dell’unità tematica in nome dell’isolazionismo combattivo (e combattente).  

Partendo da personaggi caratterizzati debolmente, è difficile che emergano performance davvero incisive. Dov’é la nuova generazione costretta a puntarsi il dito contro, in uno scenario permeato da assoluta diffidenza e distacco emotivo? C’è bisogno di riesumare chi era veramente minacciato da Ghostface e vuole farla finita una volta per tutte. Certo, assistere a Sydney Prescott in azione fa sempre il suo effetto, ma solo se si è consapevoli che non c’è possibilità di lascito alcuno: le fanbase, le chiacchiere tra appassionati sono forse l’unico luogo in cui una lotta del genere può sopravvivere, in cui ha senso di esistere il confronto tra vecchia scuola horror che cerca di attaccare con modalità inedite (Ghostface) e nuova generazione pronta a rimarcarne l’obsoleta autoreferenzialità (Sydney). 

Unica menzione speciale è da riservare alla giovane e promettente Jenna Ortega (Yes Day, Babysitter: Killer Queen), che splende sin dalla sequenza di apertura, ma purtroppo costretta all’interno di un copione che gravita intorno all’effetto nostalgia e battute di circostanza, senza cementare la vera personalità del nuovo cast. Una cosa è certa: di eredità da conservare, senza paura di rinnovarla, ne ha parlato molto meglio Lana Wachowski con il suo Matrix 4.