Matthew Vaughn torna alla sua saga di spie con The King’s Man – Le origini portando la storia  della sua fondazione alla Prima Guerra Mondiale

Sinossi di The King’s Man – Le origini:

Quando i peggiori tiranni e menti criminali della storia si riuniscono per organizzare una guerra per spazzare via milioni di vite, un uomo dovrà correre contro il tempo per fermarli. The King’s Man – Le Origini rivela la nascita della prima agenzia di intelligence indipendente.

Recensione di The King’s Man – Le origini:

C’è chi si dedica anima e corpo al proprio lavoro e chi, in virtù di questo, lo fa con le proprie saghe. Matthew Vaughn è un fedelissimo del circolo di gentiluomini inglesi nati dalla miniserie di fumetti ideata da Mark Millar con illustrazioni di Dave Gibbons e che nel 2014 ha portato per la prima volta sullo schermo la serie di film su Kingsman animando il cinema d’azione contemporaneo. Kingsman – Secret Service è stata una sorpresa esplosiva e altamente dinamica che ha visto coinvolto l’establishment inglese, alle prese con una sartoria come quartier generale per un assetto di spie al servizio della Corona. Luogo di raffinata eleganza, la stessa che contraddistingue le sue spie e che si contrappone alla violenza della storia, dei combattimenti e dell’affiatamento dei personaggi di Vaughn, in un ossimoro esaltante che ha fatto di Kingsman – Secret Service un vero e proprio gioiellino.

L’entusiasmo galoppante che ha seguito quello che si è rivelato il primo capitolo della saga cinematografica è andato leggermente affievolendosi con l’arrivo di un secondo film meno centrato rispetto alla quadra precisa e impeccabile del suo predecessore. Pur preservando un’ironia ficcante, che va mescolando l’humor britannico all’atterraggio della truppa di agenti di Sua Maestà in terra americana, Kingsman – Il cerchio d’oro ha in qualche maniera contribuito al proseguimento di una fedelizzazione nei confronti dei protagonisti di Taron Egerton e Colin Firth pur nella caoticità del sequel. Un eccesso che si è spinto troppo oltre dal punto di vista narrativo e nella messinscena che, pur sempre di tiratura Kingsman, ha comunque intrattenuto lasciando esposte diverse riserve, quelle che rischiavano quasi un addio definitivo al mondo di Mark Millar sullo schermo.

the king's man le origini

Uomini e donne d’onore nella Prima Guerra Mondiale

Ma Matthew Vaughn, che di questo cosmo cavalleresco in chiave moderna ne è fiero e appassionato, non si è dato per vinto arrivando alla produzione di una terza pellicola che si colloca per ultima a livello temporale, ma narrativamente in anni anteriori rispetto all’incontro tra Galahad e il mentore Harry Hart. Portando indietro storia e spettatori fino alla Prima Guerra Mondiale, volendo ripercorrere le ragioni e gli eventi che hanno condotto alla sua nascita, The King’s Man – Le origini è la terza immersione per Vaughn nella dimensione disegnata da Gibbons che l’autore ha deciso di ricostruire portando lotte e conflitti nel mondo reale. Una vera sfida quella intrapresa dal regista, che pur sapendo di puntare su di un prodotto già conosciuto e apprezzato, ricostruisce tutto un inedito universo in cui imbarcarsi che mantiene lo spirito degli uomini del re, adattandolo però a un decennio che risalta per l’eccellenza dei compartimenti scenici a cui il cineasta aggiunge la sua accesa frenesia.

Prendendo tutto il buono di Kingsman – Secret Service e levigandolo con una compostezza pronta però a insanguinarsi e contorcersi, il capitolo storico di The King’s Man – Le origini ha dalla sua un’ambientazione stimolante e un cast di attori eccezionali, trainati dalla squisitezza recitativa di un signore quale Ralph Fiennes, armato di spadaccino e dalla morale di ferro. Virtù su cui verte tutta l’opera di Vaughn, che riverbera nel rapporto tra padre e figlio instaurato tra l’uomo e uno dei protagonisti, il Conrad di Harris Dickinson. Se il dualismo tra figura paterna e giovane uomo, maestro e allievo si è sempre susseguita per le due opere precedenti, questa eredità passa anche a The King’s Man – Le origini che ne è, in verità, il capostipite. E, pur nell’essere la sorgente di ideazione e crescita dei cavalieri di Re Artù, è emozionante vedere come la trasmissione dell’insegnamento e dei valori nel terzo film della saga passa prima di tutto dall’insegnamento di un figlio verso il padre. Aspetto che va rafforzando il sentimentalismo di una relazione intima e sincera come quella tra i personaggi di Fiennes e Dickinson, così reali nel loro scambio di opinioni e di affetto da aggiungere a Kingsman una sensibilità in più.

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The King’s Man – Le origini: paternità e azione nel film di Matthew Vaughn

La densità di cui si forgia The King’s Man – Le origini è infatti quella di un racconto che trova nel dolore e nella perdita umana le sue motivazioni più forti, ma insieme l’unione che un sentimento come quello familiare può stabilire, diventando a volte più grande di se stesso e inglobando al proprio interno i principi per la sicurezza delle persone del domani. Ralph Fiennes è perciò struggente nella fragilità di un esperto della spada che, nonostante ogni mossa d’attacco, dovrà avanzarne altrettante per non indebolire mai la sua difesa. Ed è dallo stupore suscitato ancora una volta dalle coreografie action delle pellicole di Vaughn che lo spettatore potrà trarne la maggior fonte di intrattenimento; vere e proprie danze espresse attraverso i gesti e i ritmi dei combattimenti, in un vortice di proiettili, lame e bombe per la descrizione di una guerra mondiale atroce, ma riportata nella più estetica delle maniere.

All’occorrenza delicato come il cashmere, letale come un colpo dritto in piena testa, The King’s Man – Le origini è la delineazione del codice d’onore di uomini e donne stretto attorno ad una tavola rotonda nel rispetto delle parità. È la perdita che non resta vana e l’amore che travalica ogni cosa. È commozione e divertimento secondo Matthew Vaughn, tutto rivestito del marchio d’alta sartoria Kingsman.