The Reader – A voce alta è un film corposo che mette sul tavolo tre importanti tematiche: affettiva, morale e umana

Sinossi ufficiale di The Reader – A voce alta:

Un avvocato di mezza età riflette sulla sua breve relazione da adolescente con una donna più grande, che in seguito finirà sotto processo per crimini di guerra nazisti.

the reader

Recensione di The Reader – A voce alta:

Può una singola opera racchiudere più di un semplice discorso? Può fare spazio a più generi che vanno susseguendosi insieme finendo per fondersi in un unico lavoro che chiama in gioco vita, amore, giustizia e morte? The Reader – A voce alta di Stephen Daldry riesce a farlo, pur nella semplicità espressiva e narrativa di un film che racchiude al proprio interno il fato di due personaggi destinati a conoscersi e a ritrovarsi negli spiacevoli ricordi che hanno tracciato indelebilmente il loro passato.

In una Berlino che prosegue in avanti nel tempo, che va dal 1958 per spingersi fino al 1995, l’opera di Daldry è l’incontro prima carnale poi letterario tra una donna e la sua umile condizione e un ragazzo di buona famiglia indirizzato allo studio e alla carriera. Uno scambio iniziale casuale, un ritornare a incrociarsi per mescolare carne e parole, in un rapporto che diventerà di continuo dare e avere nella differenza di estrazione sociale e nella lontananza di età. Hanna, la protagonista di Kate Winslet, insegna l’amore al giovane Michael che a sua volta offre alla donna il piacere della lettura. Quella che lei non può praticare, analfabeta in incognito dietro a una coltre di vergogna che le sarà fatale, soprattutto durante un processo per crimini nazisti di cui si prenderà la maggior parte della colpa.

the reader

Tra corpi, crimini e letteratura

Un baratto emotivo e intellettivo che regge l’intera struttura del racconto sceneggiato da David Hare, basato sul romanzo di Bernhard Schlink di ispirazione autobiografica e che pone al centro della riflessione l’etica in quanto umana e in quanto applicazione delle leggi degli uomini. Una pellicola che quest’aspetto della morale e delle complicanze di doversi rapportare con gli apparati manovali della Germania dei campi di concentramento la fonde al sentimentalismo di matrice erotica che fa parte solamente degli istinti delle persone. L’affetto – quello vero, quello presunto, quello giovanile – di un ragazzo per una donna vent’anni più grande che si trasforma decenni dopo nella domanda più inevitabile che potesse porsi: chi ho amato io? Come si può giudicare la vita di una persona? Da come l’abbiamo amata o da quello che, per forze all’apparenza più grandi, ha fatto?

Una complessità che The Reader – A voce alta non presenta nell’immediatezza della sua introduzione, con la sua prima parte accompagna semplicemente dall’evoluzione del rapporto tra donna e studente, cercando di ricreare quella bolla che Michael stesso credeva di avere plasmato, fatta scoppiare dalla scoperta anni dopo di azioni e conseguenze che non avrebbe mai immaginato. Il film, nella sua divisione all’apparenza così netta che va però sciogliendosi gradualmente, ha perciò bisogno di vedere instaurata una relazione dove alla nudità di lei va rispondendo la lettura di lui. Una conoscenza di cui entrambi conserveranno gli insegnamenti e che li continuerà a legare anche dopo l’ineluttabile. Dopo un’ammissione di colpa forzata, ma non poi così infondata, che porrà il film sotto l’ambito filosofico della correttezza e della giustizia, alla ricerca della meritata pena.

Se The Reader – A voce alta sembrava perciò concentrarsi solamente sulla natura carnale di un’unione andata nel profondo, nel suo svolgimento è la messa in discussione dell’attaccamento che si può nutrire per l’altro a venire insanabilmente intaccata. Spalleggiata da quella moralità di cui il film non aveva trattato nella relazione tra un’adulta e un ragazzino, ma che assume tutt’altro peso nel processo contro le donne delle SS, problematizzando le gesta di poche per provare ad attaccare un intero plotone: quello che circa 17 milioni  di anime le ha comunque strappate via da questa terra e per cui molti si chiedono ancora come sia potuto succedere.

the reader

La complessità di The Reader – A voce alta

Spostando così il proprio focus, ma al contempo dovendo lasciare di sottofondo la tensione che lega Michael alla colpevole Hanna, ad aggiungersi è quella dignità che si fa ulteriore tassello nell’analisi di The Reader – A voce alta e che consegue le motivazioni e le sorti di ognuno, comprese quelle causate dalla propria stessa condizione. Mossa ogni volta a nascondere se stessa, preferendo macchiarsi della malvagità di un partito piuttosto che venire biasimata per la propria ignoranza, il film investiga la dignità umana e il peso che può avere anche di fronte a crimini mortali. Il rispetto degli altri verso se stessi più impenetrabile di qualsiasi pena, anche più di quella pubblica che potrà nascondersi sempre dietro il dispregiativo di “nazista” a cui Hanna è condannata.

In questo quadro che nel film si edifica con continue aggiunte di interrogativi, passando dalla semplice camera da letto all’aula gremita di un tribunale, The Reader – A voce alta apre un pertugio che trova nella fragilità la propria, seppur fioca, risposta. Fragilità nei rapporti che possono sfaldarsi, ma rimanere comunque vivi anche da silenti. Fragilità in una giustizia che deve essere obbligatoriamente compiuta, tralasciando spesso un’intera gamma di grigi. E una fragilità umana, quella che appartiene solo alla nostra persona e che sappiamo fino a che punto possiamo portare. Un esempio molto corposo quello di The Reader – A voce alta, reso a fare dell’esistenza un percorso assai più oscuro e intricato di quanto solo si possa pensare. 

Volete scoprire altre opere con Kate Winslet? Leggete anche: