George Clooney torna dietro la macchina da presa. The Tender Bar su Prime Video è il suo primo coming-of-age tratto dal memoir del giornalista e scrittore J. R. Moehringer.

Sinossi di The Tender Bar:

La storia di J.R. (Tye Sheridan), un ragazzo orfano di padre che cresce tra i fumi di un bar gestito da zio Charlie (Ben Affleck), il più brillante e originale tra le figure paterne bizzarre ed espansive che incontra nella sua infanzia. Mentre la determinata madre del ragazzo (Lily Rabe) lotta per offrire a suo figlio opportunità che a lei furono negate – e lascia la casa in rovina di suo padre (Christopher Lloyd), uomo stravagante e, suo malgrado, solidale – J.R. inizia a perseguire coraggiosamente, anche se non sempre con grazia, i suoi sogni romantici e professionali — con un piede costantemente nel bar dello zio Charlie.

recensione di The Tender Bar:

Produttore e regista dal 2005, ma pur sempre attore e divo hollywoodiano, la carriera dietro la macchina da presa di George Clooney ha visto l’adattamento di romanzi e autobiografie come punto di partenza di una professione ricca di riconoscimenti. L’esordio con Confessioni di una mente pericolosa infatti, vedeva Sam Rockwell interpretare la testimonianza dell’autore e conduttore di spettacoli televisivi Chuck Barris e la sua doppia vita da presunto infiltrato della CIA. Nel 2020, invece, si è confrontato con la fantascienza, proponendo la versione filmica del romanzo post-apocalittico ambientato nel Polo Nord di Lily Brooks-Dalton La distanza tra le stelle (Good Morning, Midnight), uscito per Netflix con il titolo The Midnight Sky.

Con The Tender Bar Clooney film-maker prosegue nel raccontare storie di vite tratte da libri, stavolta prendendo in prestito il memoir dal titolo Il bar delle grandi speranze (2005) del Premio Pulitzer J. R. Moehringer, giornalista e scrittore americano che proprio in quel memoriale ha scelto di auto narrarsi, racchiudendo fra quelle pagine l’evoluzione della sua vita dal sé bambino/figlio abbandonato da un padre disc-jockey e costretto con la madre (Lily Rabe) a vivere dal nonno (Christopher Lloyd) a Long Island.

the tender bar

Padri assenti e sogni da scrittore

JR, (senza alcun punto ortografico, come sin da piccolo vuole essere chiamato) allora, in quella casa, ritroverà nello zio Charlie (Ben Affleck), bartender e proprietario del locale ”Il Dickens”, quella figura paterna che manca e forse mancherà per sempre, sostituendo l’assenza di quell’uomo che per lui è stata solo ‘una voce’ alla radio in un affascinante parente dispensatore di “scienze da maschio”.

Il film, che si muove fra il JR undicenne del 1973 interpretato da Daniel Ranieri, e quello quasi ventenne degli anni universitari del 1986 interpretato invece da Tye Sheridan, raccoglie il racconto di formazione di un bambino che diverrà scrittore, attraversando le tappe di crescita e di educazione sentimentale dall’avvicinamento alla lettura nel bar dello zio, alle cocenti delusioni amorose, fino ai primi tentativi di carriera, sempre sotto l’ombra del fantasma di un papà violento e dipendente dalla bottiglia, e quel bisogno di ricucire, o meglio chiudere il cerchio, per dirsi pienamente compiuto.

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L’approccio rigoroso e lo stile Clooney nel film The Tender Bar

The Tender Bar dunque si accorda alle dinamiche classiche del coming-of-age al maschile, cercando però, con scelte ponderate, di tenere a freno l’ondata emotiva e la compartecipazione sentimentale al sentire di JR. La regia di Clooney sembra infatti trattenere a sé, forse con troppo controllo, la commozione e il rispecchiamento al percorso del giovane autore, non esasperando emozioni e voli empatici, ma piuttosto partecipando con eccessiva distanza. Il film, va detto, deve molto al carisma di Ben Affleck, attore maturato dalle sue stesse recenti esperienze di caduta e dipendenza; sconfitte che sta intelligentemente usando per immettere il dolore vissuto sulla propria pelle in ruoli più complessi ‒ come anche quello visto in Tornare a vincere, ancora più affascinante.

Ma il fascino di Affleck a quanto pare non è abbastanza per rendere The Tender Bar uno dei lavori più riusciti della carriera di Clooney. L’approccio formale e la costante ricerca di stile, per messinscena e soundtrack d’epoca come è tipico nelle modalità del regista, sembra domare quello che in un racconto di formazione (e per lo più autobiografico) dovrebbe essere il fine ultimo: ovvero quello di vedere tramite gli occhi del protagonista il fluire ininterrotto di esperienze, delusioni, conquiste. Di osservare cioè il mondo attraverso lo sguardo di colui che parla in prima persona, ritrovando in quella voce fuori e dentro il campo le nostre stesse esperienze e sentirci meno soli. O meglio ancora, non più i soli.