Dopo il controverso Lockdown all’italiana, Enrico Vanzina dirige Tre sorelle, racconto femminile ma non femminista sul duro confronto tra i sessi nei tempi moderni del cambiamento

Sinossi di Tre Sorelle:

Marina (Serena Autieri), una donna borghese, sposata con un primario di ortopedia, scopre che il marito ha una relazione con il suo assistente cosicchè le sue certezze borghesi vanno in frantumi. Disperata corre a confidarsi con sua sorella Sabrina (Giulia Bevilacqua), ma trova in lacrime anche lei: è stata lasciata dal marito dopo averlo tradito. Le due decidono così di trascorrere le vacanze estive nella villa di Marina per trovare un nuovo equilibrio. Insieme a loro parte anche Lorena (Rocio Muñoz Morales), la giovane massaggiatrice di Marina, anche lei alle prese con un dramma sentimentale. Si aggiungerà poi Caterina (Chiara Francini), la terza sorella. Ad interrompere la serenità di questa vacanza, però, sarà l’arrivo di Antonio (Fabio Troiano), il nuovo vicino di casa che romperà gli equilibri delle tre sorelle…

‘Recensione di tre sorelle:

Di commedia italiana ne abbiamo tutti ancora un gran bisogno. L’unica in grado di captare le storture dei tempi moderni strappandoci un sorriso o, si spera, una risata, filtrando attraverso le lenti della leggerezza le (nostre) manie e fallimenti e, come si diceva per quella all’italiana, di cogliere i vizi e le virtù dello stivale. Ma tale genere, a cui siamo infondo ancora affezionati, deve oggi fare i conti con una cultura (i più la definirebbero woke) che non perdona, costringendola ad un repentino aggiornamento di sensibilità, di approcci e di ri-considerazioni a cui molti autori della vecchia guardia faticano ad adeguarsi.

Ad Enrico Vanzina, e con lui il compianto fratello Carlo, si deve la nascita e l’accanimento ormai in fase discendente del divisivo sottogenere del Cinepanettone, una vera e propria industrializzazione stagionale di commedie maschiocentriche che oggi tutto sommato guardiamo con un filo di nostalgia, sopravvissute sotto forma di refrain e meme, di battute cult e gag post slapstick recitate da attori simbolo come Massimo Boldi, Christian De Sica e Jerry Calà.

Con ‘nostalgia’, bisogna precisare, non si intenda una malinconia dai bei tempi passati, da voglia di ritorno al Novecento a tutti i costi, ma piuttosto l’amara presa di coscienza che come invecchiano i film lo facciamo anche noi e che tutto, dunque, si è inesorabilmente trasformato.

tre sorelle

Donne al centro e uomini (forse) in crisi

Tre sorelle, secondo lavoro alla regia del romano dopo lo stroncatissimo Lockdown all’italiana, palesa lo sforzo affannato di Vanzina di riesaminare tutta una serie di linguaggi e di rappresentazioni care al suo cinema precedente, quello in cui la donna, da costola procace scelta per affiancare protagonisti maschili e per tappezzare lo schermo con le proprie curve a favore di male gaze goliardico, è chiamata finalmente a ricoprire ruoli centrali della narrazione.

Serena Autieri, Giulia Bevilacqua e Chiara Francini, in aggiunta a Rocío Muñoz Morales, sono lo switch di genere a cui il (neo) regista cerca di ammodernarsi, rendendo stavolta gli uomini che continuano a ronzarle attorno l’appendice problematica di cui sbarazzarsi. Traditori, farfalloni e gay (non) dichiarati, i mariti e i fidanzati delle tre sorellastre si fanno artefici di un’infelicità inconsistente da alta borghesia capitolina risolta con un massaggio alla Spa e un triplo giro di drink, piangendo addosso la propria non realizzazione e cercando conforto reciproco in una trasferta estiva nell’Agro Pontino.

tre sorelle recensione

Quello che le donne non sono: Tre Sorelle ha protagonista il femminile moderno ma con molta nostalgia del passato

Eppure gli uomini sono sempre al centro dei loro pensieri, dal mitizzato papà tombeur de femmes (Luca Word, probabilmente un errore di calcolo anagrafico), al bel marinaio partenopeo (Massimiliano Rosolino); dallo scrittore naif (Fabio Troiano), al dodicenne infatuato perché bullizzato, nella mente e nelle parole delle tre è pur sempre l’altro sesso ad infestare tormenti e desideri. Non basta infatti declinare il racconto al femminile nella mera modalità di minutaggio, se da contraltare alla presenza in scena di personaggi girl power non vi è una scrittura in grado davvero di ribaltare le aspettative, di virare ad una scomposizione autentica dell’essere donna oggi.

Tra epiteti svilenti, pur sempre espressi nelle chiacchiere da spogliatoio, e stereotipi di dialetti e appartenenze regionali che non demordono, il film è lo specchio di un certo cinema da marcia indietro tradizionalista, legato all’idea dell’uomo sbagliato come unico cruccio esistenziale dell’essere donna, che sogna una famiglia già in adolescenza e perpetuamente vittima al passo falso sentimentale.

Ipercitazionista fino allo svilimento e assuefatto ad un ritmo che non decolla mai, tra voice over onnisciente e sguardi in macchina, battute sull’élite cinefila e un Circeo che sembra la Sardegna e Portofino, Tre sorelle è il maldestro tentativo di Vanzina di dirigere un film sulle e con le donne, in cui cerca qua e là di far incontrare la propria natura di insistente creatore di maschere caricaturali ad una spinta di cambiamento ‒ dove è chiaro che egli stesso si trovi controvento. Perché forse questa idea di nostalgia con il passato non è la stessa che intendevamo noi.

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