Scott Eastwood offre una pessima prova su Amazon Prime Video in Dangerous, film su di un killer affetto da distrubo antisociale di personalità

Sinossi di Dangerous:

Quando il fratello muore improvvisamente, D (Scott Eastwood) deve recarsi sull’isola in cui l’uomo abitava, scoprendo in verità i segreti che nascondeva e dovendo fronteggiare il suo disturbo antisociale di personalità.

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Recensione di Dangerous:

Scott Eastwood non ce la fa. Non riesce davvero a trovare la propria via, che forse non è nel cinema come invece è stato per il papà Clint. O forse non è in questi continui film d’azione in cui si ritrova intrappolato e in cui ripete un teatrino ogni volta uguale che lo vede semplicemente tirare fuori i muscoli, a volte con la fortuna di nascondersi dietro al suo fisico solido e piazzato, altre lasciando intravedere una recitazione timida, insicura e non certo di grande presa. In fondo, però, in I Want You Back aveva saputo mostrare un lato più ironico del proprio carattere attoriale, che aiuta sempre quando non si ha un particolare talento o non ci si riesce ad affermare con credibilità – un po’ in stile Chris Hemsworth, nonostante lavori più impegnati come il Blackhat di Michael Mann.

Nella commedia romantica di Amazon Scott Eastwood aveva tirato fuori un suo aspetto più ilare e sciolto, si era fatto trascinare dalla presenza farsesca di Charlie Day e ne aveva giovato uscendo dal suo solito ruolo di belloccio per diventare sempre un personal trainer, stavolta però disinvolto e simpatico a suo modo. Ma è ancora sulla piattaforma streaming che l’interprete torna sui passi falsi offrendo una delle sue peggiori prove con il thriller fintamente adrenalinico Dangerous. Di pericoloso però, in verità, c’è solo il risultato di un action movie tra segreti e scoperte che perde l’interesse dello spettatore fin dal primo minuto e che vede cadere nel baratro la performance del suo attore protagonista.

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La prevedibilità “pericolosa” di Dangerous

Diretto da David Hackl, Eastwood nella pellicola di Amazon Prime veste i panni del personaggio D spogliandosi invece di qualsiasi sentimento, accusato di omicidio e altre indicibili nefandezze e costretto a scontare una pena di otto anni, non conclusasi a causa della fuga dalla propria abitazione alcuni giorni prima della fine della libertà vigilata. D vede infatti recarsi di tutta fretta al funerale del fratello Sean sull’isola di Guardian Island, un pezzo di terra in mezzo al nulla in cui incontrerà la sua distante famiglia e in cui dovrà sfruttare nuovamente le sue abilità da killer. Capacità alimentate dalla mancanza di empatia da parte dell’uomo, affetto da un disturbo antisociale di personalità che gli impedisce di capire le emozioni degli altri e di comprendere sensazioni come il timore o la paura.

Ma se di privazione di empatia si deve parlare, allora è impossibile non guardare alla totalmente assenza di vicinanza e coinvolgimento che lo spettatore si ritrova a provare di fronte allo svolgimento e agli eventi prevedibili eppure non per questo meno insopportabili di Dangerous. Un film che inizia, cresce, si sviluppa, ma che nonostante una linea chiara e una visione quadrata da parte del regista respinge continuamente il pubblico, ciò dovuto ad una superficialità nel trattamento di un materiale narrativo rasente il nulla e che non si riesce a risanare in nessuno modo.

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La disturbante interpretazione di Scott Eastwood

È però soprattutto la problematicità di un protagonista decentrato e sfruttato con difficoltà, sia a livello di scrittura che di interpretazione, ad affossare in maniera insalvabile la pellicola. Il disturbo che contraddistingue la persona del personaggio di Eastwood viene resa con una difficoltà tangibile dal suo attore, che mette su un’espressività imperturbabile nel suo essere vacua e vagamente ridicola, infastidendo e addirittura mettendo a disagio per quella sua performance. Un trattare una condizione medica esistente con una leggerezza immane, non integrandola per far si che risultasse coerente col racconto, ma sfruttandola nel più bieco degli stratagemmi e riservandole una risoluzione finale semplicistica e irrispettosa.

Con un Mel Gibson in comunicazione telefonica con il suo paziente Scott Eastwood, con pillole per controllare l’umore da dover prendere e un mistero sotterraneo da far risalire, Dangerous è tra i peggiori esempi di action thriller di ultima generazione. Dove a funzionare con i similari disagi era il Christian Wolff di Ben Affleck nel film The Accountant, affetto dalla sindrome di Asperger e con una vena ironica riuscita seppure a metà, la stessa formula non si adatta minimamente alla versione di Hackl, facendo bene a rimanere limitata al perimetro ristretto di Guardian Island.