Fabrizio Moro e Alessio De Leonardis scrivono e dirigono Ghiaccio, storia sull’amore, l’amicizia e il pugilato con Giacomo Ferrara e Vinicio Marchioni

La sinossi ufficiale di Ghiaccio:

1999, Roma. Giorgio (Giacomo Ferrara), giovane promessa della boxe, vive con la madre nella periferia degradata della città. Il padre, assassinato anni prima, ha lasciato in eredità al figlio un debito con la malavita che non gli permette di essere un uomo libero. Con l’aiuto di Massimo (Vinicio Marchioni), che ha un passato nella boxe e vede nel ragazzo il grande campione che lui non è riuscito a diventare, Giorgio ha finalmente la possibilità di riscattarsi, entrando nel mondo del pugilato professionistico.  Ma la malavita di periferia non lascia mai scampo a chi non si piega alle sue regole.

Recensione di Ghiaccio:

Al cinema ambiscono tutti. È il potere delle storie, che attraggono e chiedono di essere raccontate senza nemmeno aspettare che sia dato loro il permesso. E Fabrizio Moro è in fondo un cantautore, uno di quelli che nelle sue canzoni ha sempre delineato un racconto, che portava una narrazione all’interno dei propri brani che accompagnava fino alla fine i suoi ascoltatori. È stata sempre un’urgenza quella che ha spinto il musicista romano a mettersi alla scrittura assieme ad Alessio De Leonardis per il loro film Ghiaccio, il bisogno di inserire loro stessi in un prodotto audiovisivo che riportasse in qualche modo il loro percorso, romanzandolo e rendendolo materiale cinematografico.

È la periferia romana quella che viene inquadrata dal duo che situa nel quartiere del Quarticciolo della Capitale la loro storia di amore, amicizia e pugilato. Una formazione che passa dagli svantaggi delle zone malfamate anche delle grandi città, che promettono un futuro di spaccio e una fine dolorosa. Quella che è toccata al padre di Giorgio, interpretato da Giacomo Ferrara, freddato in mezzo alla strada sotto il portone di casa da ripetuti colpi di pistola. E quella da cui vuole invece distaccarsi il figlio con la propria passione e il talento che dimostra per uno sport in cui deve mettere tutto se stesso, rendendo il pugilato non solamente svago o combattimenti con cui passare il tempo, ma uno stile di vita fatto di sacrifici, sudore e disciplina.

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Gli insegnamenti del pugilato

La rigidità di un’attività all’apparenza solamente violenta, ma che in verità nasconde alcuni degli insegnamenti più importanti per l’esistenza. Saper accusare i colpi, rimettersi sempre in piedi, cercare di non rimanere ad un angolo ad incassare facendo ribollire la rabbia, incanalandola per trasformarla in un’arma con cui difendersi e proteggersi. E, come in quasi tutti gli sport, c’è da imparare ad affidarsi ai consigli, ai suggerimenti degli altri. Di quei maestri che dei propri allievi fanno dei campioni prima di tutto in quanto persone e solo dopo come atleti, portando a coincidere un’esistenza onesta e dignitosa con una lotta pulita e corretta.

Fabrizio Moro e Alessio De Leonardis fanno del pugilato la grande metafora per poter uscire da un circolo che per troppi si rivela spesso chiuso e sembra dover veder ripetere lo stesso destino passando da padre in figlio. E per farlo si affidano a una scrittura semplice, molto marcata quando si tratta di personalizzare personaggi e ambiente in cui nascono e vivono, facendo a volte delle caratteristiche una caricatura eccessiva, ma che rientra in quel tipo di umanità che vogliono e sentono di rappresentare. Un racconto che, un po’ come la carriera musicale di Moro, punta più al sentimentalismo che alla finezza della sceneggiatura, su una leziosità “coatta” più che alla raffinatezza del contenuto. La mano che pigia pesante e che si risente anche nella color correction metallizzata del film, che insieme alle panoramiche con i droni e ad alcuni vezzi registici strafanno visivamente, ma possono contare sulla struttura ragionata e quadrata della pellicola.

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Il cuore caldo di Ghiaccio

Seppur senza picchi artistici o originalità nel materiale narrativo, Ghiaccio sa esattamente qual è il suo cuore e come vuole trasmetterlo allo spettatore. Ad aiutare è la complicità tra Giacomo Ferrara e Vinicio Marchioni, quest’ultimo particolarmente accorato nell’interpretare il ruolo del suo maestro e padre che nel giovane protagonista troverà prima un pupillo poi un amico. Il desiderio di poter essere e avere di più rispetto alla vita che ci si è trovati, dove le buone azioni verranno sempre ripagate pur dovendo investire il proprio impegno e i propri sogni in prima persona.

Ghiaccio, nella modestia evidente che presenta, si rivela un film con un percorso ben delineato per i suoi personaggi con tanto di ribaltamento finale. Un’opera con i suoi presumibili ed evidenti limiti, ma al contempo un’emozione che vuole fortemente fuoriuscire, imbrigliata in quel freddo che il personaggio di Marchioni fa sentire a Ferrara nelle mani e che vuole però scaldare il proprio pubblico.

Ghiaccio è nelle sale cinematografiche il 7, 8 e 9 febbraio distribuito da Vision Distribution.