Jared Leto è il protagonista di Morbius, film legato alla Marvel e alla Sony, che esplora le origini del vampiro fumettistico non raggiungendo i risultati sperati

Sinossi ufficiale di Morbius

Uno dei personaggi più enigmatici e tormentati della Marvel, l’antieroe Michael Morbius, arriva sul grande schermo interpretato dall’attore Premio Oscar Jared Leto. Infetto da una rara e pericolosa malattia del sangue, determinato a salvare chiunque sia destinato a subire la sua stessa sorte, il Dr. Morbius tenta una scommessa disperata. Quello che inizialmente sembra essere un successo si rivela presto un rimedio potenzialmente più pericoloso della malattia stessa.

Recensione di Morbius

Ci sono pellicole che devono ringraziare la cattiva risonanza che ricevono da oltreoceano, perché quando ci si va poi ad approcciare il risultato è sempre meno deludente di quanto si era già preventivato. Non tutte le opere hanno però la fortuna di poter usufruire di una rivalutazione quando giungono in un altro Paese e la mediocrità che l’America aveva annunciato dopo le prime proiezioni di Morbius non ha potuto che essere nuovamente confermata con il suo sbarco in Italia. Un’opera maledetta quella di cui Jared Leto è il protagonista e che segue la discutibile interpretazione di Paolo Gucci nel film di Ridley Scott snobbato dagli Academy. Anche se House of Gucci era una pellicola arrivata più o meno nei tempi stabiliti pur dovendo tenere sott’occhio l’emergenza da Covid-19, ma venendo distribuita comunque prima di un’operazione lasciata nel cassetto per ben due anni quale quella con protagonista il vampiro fumettistico.

Ma Morbius non è in ritardo solamente di un paio d’anni, bensì sembra aver viaggiato nel tempo al fianco del suo compagno di avventura Venom, entrambi della compagine Sony, per un tour che nella mescolanza di personaggi della Marvel in contesti paralleli e che si toccano soltanto leggermente col MCU sembra presentare comunque una propria veste coerente e uniforme. Che la direzione poi per questi prodotti sia funzionale o meno sta alle singole pellicole decretarlo. Ma che la casa di produzione abbia trovato una sua propria identità risulta innegabile ed è forse proprio il punto da cui dover partire per distruggere quello che il sembionte e il vampiro dei fumetti hanno generato per cercare di ricostruire qualcosa di nuovo.

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Dai due film di Venom a Morbius

Esattamente come il film con Tom Hardy, anche a Morbius appartiene un’atmosfera da cinema passato che si incastona in un filone di racconti in stile anni Novanta/inizio Duemila. Un aspetto della narrazione che riverbera nella messinscena perfettamente distinguibile della pellicola, un’opera che sembra appartenere a un tempo in cui era ancora accettata la plasticità di determinati effetti visivi e la struttura scarna di una storia di persone “super”, in cui vigeva già comunque un pilastro come lo Spider-Man di Sam Raimi che ha avuto la capacità di poter risultare, ieri come oggi, senza tempo. Sensazioni che i materiali promozionali avevano suscitato e che ricevono la dovuta conferma alla visione del film, che pur volando nella sua durata e rimanendo comunque coerente nei propri punti del racconto, non può che svelarsi impreparato davanti all’esplorazione oramai tecnologica e narrativa dei compagni Marvel – o, se si guarda anche agli avversari, DC.

Per questo Morbius genera quasi più delle domande che delle vere contestazioni, non rendendo chiaro come sia possibile ritenere adeguato un tipo di soluzione che si rivela caotica come quella proposta dal film diretto da Daniel Espinosa e che inficia sul risultato generale. Differente eppure vicino a quello dei due Venom, con quest’ultimi che puntando però di più sul lato comico che ha potuto fare da aiuto per il loro salvaguardarsi rispetto al dottor Michael Morbius, che nella scelta di addentrarsi in un semil-thriller perde la presa sulla propria origin story e non fa centro nemmeno per ciò che concerne l’utilizzo del genere.

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Quando anche le scene post-credit non funzionano

A non poter sopraggiungere in difesa di un apparato tecnico di cui è difficile comprendere le scelte – come nella lunga sequenza iniziale con Michael e Loxias soltanto bambini e un montaggio confusionario e improduttivo – è la storia su cui vampiro e suoi pipistrelli vanno volteggiando. Nella diatriba fraterna tra il protagonista di Jared Leto e del suo amico d’infanzia interpretato da Matt Smith risiedono delle potenzialità che la scrittura non ha minimamente saputo far fuoriuscire, privando i personaggi di un approfondimento che avrebbe potuto fare loro da tappeto per il racconto, come per la tematica della malattia debilitante dei due uomini e nella messa a confronto sul decidere di superarla o meno, a costo di diventare inumani.

Una mancanza di investigazione nella sceneggiatura che riesce a far sentire l’assenza di spessore anche nelle sue due scene post-credit. E non che solitamente ce ne sia bisogno, ma perché Morbius ha deciso di inserire due istantanee per un futuro gioco pericoloso non tanto per i personaggi, ma per coloro che dovranno approcciarsi allo sbrogliarsi dei fili che l’universo dei supereroi ha aggrovigliato. Sequenze buttate che infastidiscono più che allettare, non importa quale personaggio o quali attori si decida di vedere inseriti. Di vecchio stampo e difficile salvezza, Morbius è artificioso come il sangue che il protagonista si trova a dover ingurgitare: non per tutto efficace e di veloce scadenza.

Morbius è in sala dal 31 marzo distribuito da Warner Bros..