La DreamWorks Animation gioca con una banda di animali tra heist movie e pregiudizio nel divertente film d’animazione Troppo cattivi

Sinossi ufficiale di Troppo cattivi:

Nella nuova commedia d’azione della DreamWorks Animation, basata sulla serie di libri nella classifica dei best seller del New York Times, una banda fuoriclasse di animali criminali e fuorilegge sta per tentare il suo colpo più difficile di sempre: diventare cittadini modello.

Recensione Troppo cattivi:

Cose che ci fanno diventare Troppo cattivi: l’egoismo altrui, la cieca stupidità, il pregiudizio. È sulla mancanza di empatia che molte volte si forma un’idea errata del mondo e, soprattutto, degli altri, impedendoci di guardare oltre gli standard che la società ci ha imposto e ragionando ancora per divisioni e regole insensate. Se quindi nella vita finisci per nascere lupo, allora è lupo che sei costretto a rimanere. Non nella fisionomia, negli arti, nel pelo, ma nel carattere famelico e violento che gli stereotipi ci hanno insegnato, impedendo qualsiasi beneficio del dubbio su una possibile redenzione che, per natura, sembra impossibile poter avvenire.

L’animazione e le sue storie ci vengono per questo incontro, spesso ricordandoci che del buono si nasconde anche nell’essere più inaspettato e che nella vita c’è molto più da imparare che rimanere fissi sulle nostre convinzioni. Ce lo aveva insegnato Zootropolis con il ribaltamento delle prede e dei predatori in un’opera che utilizzava le apparenze come metro di giudizio errato con cui valutare le azioni del prossimo, in una comunità pre-impostata dove se crescevi coniglio non potevi diventare poliziotto e se eri volpe allora per te era impossibile poter aiutare. Ed è stato così anche per la DreamWorks fin dai suoi albori, quando nel 2000 usciva uno dei suoi risultati più riusciti ossia il cult animato Shrek che riprendeva l’universo delle fiabe e faceva di un orco il novello principe azzurro – o, almeno, il suo equivalente sporco e maleodorante.

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Il ribaltamento dei ruoli

Ed è sempre la casa di animazione di Madagascar e Dragon Trainer quella che con Troppo cattivi continua nel ribaltamento dei ruoli prestabiliti che vedono stavolta un gruppo di animali solitamente poco graziosi vestire proprio i panni dei delinquenti all’interno di un’elaborata macchina narrativa fatta di furti e colpi da dover sventare. Una scelta di personaggi ritenuti solitamente poco gradevoli proprio come accadeva su Netflix e il suo Back to the Outback: Ritorno alla natura, anche lì nel tentativo di creare una vicinanza tra pubblico e animali selvatici dall’aspetto non sempre rassicurante, per racconti che possano andare al di là della semplice superficie e aiutare così nella riflessione sui preconcetti che ci costruiamo, sia per un pubblico di grandi che di piccini.

Troppo cattivi, sugli scritti di Aaron Blabey e diretto da Pierre Pierfel, gioca esattamente sul doppio binario dell’interiorità dei suoi personaggi e su come non riesca a riproporsi nei loro connotati. Animali universalmente riconosciuti come carnefici letali, che dalla tarantola agli squali vanno spaventando le persone in tutto il mondo. Assecondando perciò quella che, secondo le convenzioni, è l’indole feroce di questi animali, il film gioca sulla destrutturazione di tali convinzioni mostrando lo spostamento dalle rapine e le malefatte dei protagonisti al loro tentativo di essere migliori, attraversando un percorso che potrebbe finire per renderli “troppo buoni”.

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Troppo buoni: tra messaggio e doppiatori italiani

Immessi sulla via del cambiamento, i protagonisti stessi dimostreranno in fondo la volontà di poter venir percepiti diversamente da coloro che, per tutta la vita, li hanno osservati con paura e terrore, le uniche emozioni che hanno sempre pensato di suscitare e che si accorgeranno di poter tramutare in affetto e amore. Una pellicola che se prende come fulcro delle belve mortali, ne dimostra due linee di percezione: quella in prima persona che permette ai personaggi di rendersi conto che è possibile far del bene e poi quella di coloro che sono attorno ai protagonisti e che avranno così l’opportunità di ricredersi.

Divertendo pur mantenendo di fondo un messaggio chiarissimo che giunge con immediatezza ed efficacia a qualsiasi tipologia di spettatore, Troppo cattivi non trascura la risata per la profondità del suo tema, ma comprime all’interno della stessa pellicola le due componenti facendosi l’una man forte per l’altra. Una simpatia irresistibile che è quella per cui il pubblico non potrà che fare il tifo da subito per la banda di criminali, in Italia doppiata dai comici Andrea Pedroni, Edoardo Ferrario, Valerio Lundini, Francesco De Carli e dalla cantante Margherita Vicario. Essere troppo cattivi – o, perché no, buoni – al cinema non è mai stato così spassoso.

Troppo buoni è in sala dal 31 marzo distribuito da Universal Pictures.