Affrontiamo un viaggio tra estetica, magia, balli e costumi del successo globale di Netflix: ecco Bridgerton e Il Podcast CineChic.

Romantica, scandalosa, pungente. Bridgerton, la serie Netflix in costume prodotta da Shonda Rhimes e ispirata ai romanzi di Julia Quinn, é questo e molto di più.

La serie, ambientata ad inizio ‘800, cioè durante la Regency Era, vedeva protagonista  nella prima stagione la passionale storia d’amore tra Daphne Bridgerton e il Duca di Hastings. Uno show che conteneva allora e contiene oggi tutti gli elementi necessari per raggiungere il successo.

Ambienti sfarzosi, paesaggi sublimi come se fossero dipinti. I colori delle stagioni, gli abiti dell’alta società, le carrozze, le amicizie e, soprattutto, gli amori.  Sensualissimo e incredibilmente moderno, tra glamour e inclusività, Bridgerton è una serie  che ha saputo brillantemente tradurre in immagini i romanzi sui quali è basata. Per tutti gli elementi appena descritti, scegliere Bridgerton come argomento della quarta puntata de Il Podcast Cinechic è stato semplice e naturale.

Bridgerton: il Gossip Girl della Reggenza Inglese

Prima di addentrarci nell’analisi dell’estetica di questa serie, vogliamo contestualizzare la storia e il modo in cui si è deciso di raccontarla. Al centro della narrazione di Bridgerton c’è l’aristocrazia britannica, che si rivela allo spettatore attraverso la descrizione della quotidianità, degli amori e degli umori dei personaggi che la popolano, ma soprattutto dei segreti che si nascondono tra eleganti salotti e sontuose sale da ballo.

Il tema della prima stagione, già anticipato nel primo paragrafo del nostro articolo, non sembra essere dei più innovativi, se non per l’accostamento di due scelte vincenti: una storia d’amore alla Jane Austen con protagonista lo “scapolo desiderato” e un’ambientazione snob e d’élite di inizio Ottocento, fatta di pettegolezzi e gossip resi noti alla cerchia aristocratica grazie a “Le cronache mondane di Lady Whistledown”, un volantino scandalistico dall’autore sconosciuto (o quasi), che subito richiama alla mente di noi “giovani” le news alla Gossip Girl di cui si nutrivano i rampolli dell’alta società di Manhattan nella nota serie con Blair e Serena.

Bridgerton e la contemporaneità d’epoca

In ogni trasposizione letteraria vi sono elementi che si distanziano dalle pagine dell’opera da cui prende vita. Nel caso di Bridgerton però questa distanza diventa uno dei punti forti della serie che la arricchisce di spunti e significato. La prima nota discrepanza tra il libro e la serie tv è infatti data dalla presenza in quest’ultima di personaggi di colore. Simon, il duca di Hastings, non ha la pelle bianca e gli occhi azzurri ma è nero e ha occhi scuri e penetranti . La Regina Carlotta di Meclemburgo-Strelitz, moglie di Giorgio III, è anch’ella di colore e indossa parrucche con dread bianchi o méche afro cosa che ha incuriosito il pubblico, sorpreso da questa nuova rappresentazione royal dell’epoca che si discosta parecchio da quella a cui è stato abituato. Per spiegare meglio quello che intendiamo vi portiamo l’esempio di una delle tante scene di ballo presenti nelle prime due stagioni: tutti gli elementi visivi farebbero pensare che si tratti effettivamente del 1800, solo che, a un certo punto, mentre i protagonisti sono intenti a volteggiare, sentiamo in sottofondo una versione nuova di “Thank you, next” di Ariana Grande.

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Una costumista da sogno

La capacità di una serie di trasportare lo spettatore nella contemporaneità della storia che racconta, passa dalle scenogragie, dagli oggetti di scena ma soprattutto dai costumi che indossano i suoi protagonisti. La mente capace di ricreare il mondo della Regency Era in Bridgerton è la costume designer Ellen Mirojnick, nota per i successi di opere come The Greatest Showman e Maleficent.

Data la trama audace e molto contemporanea, la costumista ha dichiarato di non essersi limitata a  prendere ispirazione dalle tendenze dell’epoca, trovando il modo di rendere attuali gli abiti tipici del 1800. In un’intervista a Vogue ha affermato che per ottenere il risultato migliore ha dovuto combinare le tecniche di cucitura moderne con la palette di colori che spopolava negli anni ’50 e ’60.

Rosso, oro e glicine. Ecco l’armocromia di Bridgerton

I Bridgerton sono la crème de la crème dell’aristocrazia. Sono perfetti in qualunque occasione, dal tè delle cinque alla serata di gala. Per trasmettere queste caratteristiche la costume designer Mirojnick, ha optato per una palette di colori tenui che vanno dall’azzurro al verde pastello, azzardando un blu notte per gli uomini. Punta di diamante della famiglia è Daphne. Dei 7.500 abiti originali creati per la serie da un team di più di 200 persone, ben 104 sono stati deidicati alla giovane. Passando all’ambientazione della serie,, avete notato che le mura della lussuosa dimora dei Bridgerton sono incorniciate da una pianta rampicante dai colori pastello? La pianta in questione è il glicine: simbolo di sensualità e femminilità primaverile colta nell’atto di sbocciare. Non ci stupisce infatti ritrovare il glicine attorno alla figura di Daphne in tantissime scene della prima stagione.
Inizialmente insicura e timida, dopo aver conosciuto il Duca di Hastings i suoi costumi subiscono un’evoluzione . Mentre lui è sempre vestito di rosso, lei sempre di azzurro: s’innamorano e gli abiti della protagonista vanno a mischiarsi con quelli del suo amato, avvicinandosi al viola in tutte le sue sfumature (e di che colore è il glicine, guarda caso!).

Ma parliamo ora del Duca di Hastings. Il bel Simon interpretato dall’aitante Regé-Jean Page è un uomo ricco, misterioso e sofisticato: una sorta di dandy giramondo che decide per sé e non vuole seguire le convenzioni. Il suo guardaroba doveva necessariamente rappresentare le diverse sfaccettature del personaggio: la costumista ha quindi scelto il nero per trasmettere il suo animo tormentato, l’oro come simbolo delle sue origini nobili e il rosso come elemento di distinzione dagli altri uomini: è l’unico infatti a indossare questo colore. Da sempre il rosso rappresenta il sangue, oltre che l’energia vitale, fisica e mentale. L’uso di questo tipo di colore permette di combattere più attivamente le energie negative e si dice che chi lo indossi sia dotato di una grandissima forza psichica e motoria.

Nella nostra analisi dei colori che caratterizzano la serie non può mancare il giallo, e il ventaglio di significati che racchiude questo colore. Nell’episodio del nostro podcast dedicato a Bridgerton potrete trovare una approfondita analisi della famiglia antagonista dei Bridgerton, I Featherington. Personaggio di spicco delle famiglia, è Penelope Featherington, interpretata dalla giovane Nicola Coughlan. Per quasi tutte le sue apparizioni, Penelope indossa il giallo, un colore che a prima vista sembra riflettere la luminosità e la natura allegra della giovane. Sebbene la povera Pen menzioni ironicamente la sua antipatia per il colore, in verità, il giallo era incredibilmente alla moda nell’era Regency. Sappiamo però che giallo riflette anche l’inganno e l’invidia. Nonostante i suoi significati più “oscuri” il giallo resta un colore che illumina e che ci parla anche dell’inaspettata capacità di Pen di leggere gli altri.

Analizzare Bridgerton è stato un vero spasso. Pochi altri prodotti seriali in costume sono stati in grado di dare un twist moderno al concetto di fashion storytelling. Per approfondire l’analisi degli abiti e gli altri protagonisti e altri interessanti approfondimenti sulle tematiche proposte dalla serie vi invitiamo ad ascoltare la puntata de Il Poscast CineChic dedicato alla serie.