La costumista britannica Jenny Beavan, tre volte vincitrice agli Oscar, ha creato i costumi di una cattiva DOC. Come ci è riuscita?

Prima ancora di iniziare a parlare di uno dei nostri live-action preferiti, vi facciamo una raccomandazione. Se state leggendo questo articolo e volete scoprire nel dettaglio il lavoro del costume design department di Crudelia, c’è una sola cosa che dovete fare: ascoltare il nostro episodio di Il Podcast CineChic.

Se all’interno della serata degli Oscar c’è la costumista Jenny Beavan possiamo star certi che il suo outfit, nel bene e nel male, farà discutere. Già nel 2016, premiata grazie a Mad Max: Fury Road, la costumista britannica face scalpore con il suo outfit da centaura. Infatti, non passò inosservata la sua giacca di pelle Marks & Spencer impreziosita, sulle spalle, da un teschio realizzato in Swarovski, una sorta di tributo al film di George Miller. E, questa volta, Jenny è salita sul palco con un look ancor più significativo, che parla di equità retributiva per i costumisti. Un outfit che omaggia però anche gli sketch dell’opera per cui la Beavan è stata premiata, un insieme di creazioni da museo che lasceranno davvero il segno.

Nell’analisi CineChic del personaggio di Crudelia, oltre a descrivere il live-action come una origin story, ci piace pensare che quello della protagonista sia in realtà un incredibile viaggio metamorfico. E per comprendere meglio il percorso e il senso di questa metamorfosi, vi raccontiamo chi è la designer Jenny Beavan e in che modo è riuscita a creare i costumi di una Cattiva Doc.

crudelia

Chi è Jenny Beavan?

Non c’è costumista più cool di Jenny Beavan. Con diverse nomination all’attivo, ad oggi, la sua impressionante carriera in teatro e al cinema abbraccia più di mezzo secolo.

La 11 volte candidata e ora – con la statuetta ritirata durante la 94esima edizione grazie al film Crudelia – 3 volte vincitrice, nella categoria migliori costumi, dopo 6 anni è tornata su uno dei palcoscenici più seguiti del mondo e lo ha fatto, ancora una volta, nel suo stile.

Bizzarro il fatto che, nonostante il suo bagaglio di esperienze, sin dal principio, il suo ultimo progetto sia stato anche una delle sue più grandi sfide.

“Crudelia ha 47 outfit diversi nel film e nella sua storia avrebbe sicuramente usato capi vintage, specialmente prima di diventare ricca. Quindi abbiamo dato un’occhiata alle sartorie, che hanno buone scorte di abbigliamento anni Settanta, ma è stato interessante anche andare al mercato di Portobello Road a Londra. Da lì dovevamo andare a Los Angeles a far provare i capi a Emma Stone. Ero stata a un’enorme fiera vintage chiamata A Current Affair quando ero a Los Angeles e ho scoperto che era a Brooklyn, così abbiamo fatto tappa li. Infine abbiamo preso un altro grosso carico di roba a Los Angeles e a quel punto avevamo 10 valigie di vestiti per Emma. Li abbiamo ordinati per look, abbiamo cominciato le prove, capito cosa funzionasse e cosa no e fotografato tutto.”

Crudelia non è moda in senso stretto. Crudelia è la storia di abiti capaci di riflettere la personalità e il passato di chi li indossa, di chi li inventa. La costumista dunque ha dovuto concepire ogni abito amalgamando storia, racconto ed evoluzione.
Crudelia è un sogno che diventa realtà per gli amanti della moda, un tripudio di sfarzo, stile e ricchezza stilistica. Partendo dalla giovane Estella fino ad arrivare alla malvagità pura di Crudelia, gli outfit sfoggiati da Emma Stone sono un reale ed incredibile racconto attraverso immagini e colori.

Come molto spesso descritto nella nostra rubrica CineChic, i costumi vanno a braccetto con quella che è la costruzione (in questo caso anche la decostruzione) della personalità dei protagonisti di un film o di una serie tv. Una dichiarazione da non considerarsi superficiale: in fondo, gli abiti non sono nulla senza qualcuno che li porti in vita. A dirla tutta, nel caso di Crudelia, mai scelta fu più azzeccata; non solo il personaggio di Estella/Crudelia abbraccia perfettamente questa filosofia fashion, ma è grazie all’attrice Emma Stone e alla costumista Jenny Beavan che il percorso stilistico della villain Disney prende vita ed è un fuoco che divampa.

Se nella versione letteraria originale la cattiva era la facoltosa moglie di un pellicciaio, con un’ossessione per il pelo canino, qui, come nel film del 1996, si tramuta in una designer a tutto tondo, al soldo della Baronessa, una Emma Thompson nel ruolo di una stilista sulla cresta dell’onda, ma senza scrupoli, con indosso abiti e giacche i cui volumi rimandano ai classicismi di Monsieur Christian Dior. La trasformazione graduale della protagonista in una donna sicura di sé, che rivendica la sua supremazia – anche stilistica – e la propria indipendenza, passa obbligatoriamente attraverso lo sfoggio di vestiti sempre più simbolici.

Il copione del film si focalizza proprio sulla sua crescita e sul cambiamento. Lavorare su un arco temporale tanto lungo e sfaccettato ha permesso quindi al reparto costumi di usare gli abiti per raccontare una storia, sposando quella filosofia che in gergo teatrale e cinematografico viene definita storytelling with clothes – letteralmente storytelling attraverso i costumi.

Quella che dunque vediamo svilupparsi sullo schermo è la storia di una ladruncola che, con la madre, giocava a travestirsi, ma ha sempre capito di avere qualcosa di speciale: “lei non era come tutti gli altri”.

E non è come tutti gli altri nemmeno Jenny Beavan, ribelle ed eccentrica artista che non vediamo l’ora di vedere all’opera in altri numerosi film!

Ami i costumi dei film e la moda?
ASCOLTA IL PODCAST CINECHIC!

Ultima puntata: