Lillo & Greg portano in sala Gli idoli delle donne, una commedia come poche se ne vedono nel cinema italiano, ma ancora bisognosa di qualche aggiustamento

Sinossi di Gli idoli delle donne:

Filippo (Lillo) è un gigolò che ha perso il suo aspetto che tanto attirava le clienti. È per questo che cercherà di farsi aiutare dal guru Max (Greg), ma le cose andranno presto fuori controllo…

Recensione di Gli idoli delle donne:

Si dice sempre che il cinema italiano è fatto solamente di commedie. Fortunatamente, negli ultimi anni, non è più così. Per diverso tempo nelle sale cinematografiche si sono succedute solamente storie di uomini e di donne – ma prevalentemente di uomini – il cui presunto scopo era quello di dover portare gioia e letizia nella sala mentre il pubblico se ne allontanava gradualmente alla ricerca di altre spiagge. Il problema reale, e forse non così tanto trattato, era che non ci si interrogava mai veramente sulla qualità delle suddette opere, dando la colpa solamente alla saturazione del mercato e alla mancanza di varietà, tralasciando il contenuto spesso pessimo delle pellicole e demonizzando tanto per dare la sferzata finale i nascenti servizi streaming.

Gli idoli delle donne, pur uscendo in un momento alquanto florido per il cinema italiano, si discosta per sua stessa natura da una pletora di opere tutte uguali che nella risata avevano trovato il proprio fosso, sapendone fuoriuscire per un’originalità che non è solamente decretata a parole, ma si ritrova nell’effettiva scrittura del film. A fare capolino nella sceneggiatura della pellicola sono quei Lillo & Greg protagonisti che per la regia chiamano al rapporto un autore del cinema surreale italiano, di quelli che frequentano i sottoboschi dell’industria e di cui gli appassionati sono uno zoccolo duro, quell’Eros Puglielli che contribuisce ad un’aria irreale all’interno della pellicola e aggiunge a Gli idoli delle donne il distaccamento necessario per farne un’operazione peculiare e interessante.

gli idoli delle donne

Oltrepassare gli schemi

Non abbastanza, forse, per decretarne la totale riuscita del lavoro, ma pur sempre il tentativo apprezzabile di vedere una commedia italiana che oltrepassa gli schemi prestabiliti giocando proprio con la percezione che di questi abbiamo e sfatandoli a suon di sketch e assurdità. La dualità di Lillo e Greg non può che affacciarsi con predominanza in un film scritto e diretto dai comici e che evidenzia il proprio stesso essere ad ogni sequenza e ad ogni battuta, ripetendo anche qui delle dinamiche già esplorate, ma appropriandosene per rimaneggiarle e renderle proprie.

L’aria macchiettista del film non è difetto della commedia, bensì pregio nel momento in cui viene utilizzata per sottolinearne gli elementi da prendere volutamente in giro e sfruttandoli per accentuare le caratteristiche paradossali dei personaggi. Il clima è sospeso, le azioni e gli eventi volutamente marcati. I protagonisti si ritrovano a gestire degli stereotipi utili ai fini della risata dello spettatore, che deve solo lasciarsi convincere a lasciarsi andare ad un tipo di ironia inconsueta per lo spirito italico, ma che percepita con le dovute accortezze riesce a trascinare al proprio interno il pubblico.

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Gli idoli delle donne e quel lavoro che ancora c’è da fare

Nonostante il riconoscibile merito de Gli idoli delle donne di sapersi differenziare in un panorama che, pur oramai non composto più solamente da commedie, ha comunque ancora un portuario molto resistente per ciò che riguarda la risata, a inficiare sulla pellicola è la mancanza di una limatura nella sceneggiatura che avrebbe potuto donare ancora più forza ai personaggi e alle situazioni dell’opera.

Un’attenzione e un ingegno che se applicati con maggiore accortezza avrebbero potuto davvero innalzare il valore di una commedia che tenta di fare un salto alzandosi solo di un millimetro in più da terra. Un’occasione che Lillo, Greg e Eros Puglielli hanno saputo sfruttare a metà, ma che è comunque un incentivo a continuare in questa direzione. Quella di un cinema che può ibridare i suoi generi spingendoli anche oltre, non avendo paura così di allontanare lo spettatore, ma potendolo sorprendere con umorismo e sfrontatezza.