E’ il primo giorno di scuola di un liceo maschile inglese e due ragazzi, opposti per caratteri e inclinazioni, si dicono timidamente “Ciao” per la prima volta. I neo compagni di banco Charlie e Nick s’intendono al primo sguardo, legano da subito una rara complicità, solo che il primo vorrebbe essere qualcosa in più di un amico, mentre l’altro, lentamente, scoprirà di esserne irrimediabilmente attratto.

Comincia così una storia d’amore come ne esistono tante e proprio per questo speciale, un’ amicizia che diventa qualcosa in più e che dà forma a Heartstopper, il teen-drama Netflix tratto dalla graphic novel di Alice Oseman e, dalla sua uscita in piattaforma, successo di pubblico e plauso di critica. Non stupisce infatti che gli otto episodi della serie siano riusciti a conquistare il cuore dei giovani abbonati quanto quello degli addetti ai lavori, deliziati da un racconto adolescenziale lontano, e alcuni diranno: finalmente! ‒ , dalle inquietudini e dalle trasgressioni di narrazioni contemporanee tipo Euphoria, Élite o via dicendo, trovando una riscoperta vincente dei toni molto più delicati seppur attenta a temi concreti di visibilità e diversità. Capiamo allora quali sono i motivi per vedere Heartstopper.

heartstopper

1. La tenera gestualità tra Charlie e Nick

Non capita spesso ultimamente di vedere sul piccolo schermo una (consueta) cotta adolescenziale sbocciare così con pazienza in un sentimento d’amore vero e proprio. Quella in Heartstopper è una tenerezza senza clamori e trasgressioni, fatta di mani sfiorate e baci sotto la pioggia, messaggi inviati dalla propria cameretta in bilico fra l’incertezza delle parole da usare e la frenesia della risposta. Una scelta inedita e contro corrente che ci riporta indietro di molti anni, quando nelle prime storiche serie tv l’amore era ancora attesa e titubanza, imbarazzo ed esitazione. Una rarità di garbo e di dolcezza declinata al maschile come se ne vedono poche.

heartstopper

2. La fedeltà cartoonesca della graphic novel

Nella graphic novel originale di Alice Oseman la storia di Charlie e Nick è impreziosita di colori pastello e cuoricini sospesi in aria, stelle e foglie autunnali che svolazzano sui personaggi quasi ad abbellire ed esaltare le emozioni vissute. E la serie, scritta e adattata dalla stessa Oseman, presta fede all’andatura da cartoon del materiale originale, ravvivando la realtà con effetti visivi che non solamente richiamano i fumetti ma danno agli episodi un tocco personale e riconoscibile, inteso anche a mo’ di accensione emozionale ai sentimenti tortuosi ed elettrici che intercorrono fra i due.

heartstopper

3. Il ritratto generazionale LGBTQIA+

Accettazione e conoscenza sono le parole chiave usate da Heartstopper per ampliare la rappresentazione queer delle nuove generazioni. Evitando il sensazionalismo e il clamore, ma inserendo nell’intero arco narrativo personaggi dalle identità fluide e in divenire, la serie parla di ragazze transgender e bisessualità, di omosessualità e omofobia con toni realistici e diretti, rispettosi e inclusivi. La serie riesce così a raccontare temi attualissimi con un ritrovato tatto e altrettanta curiosità, cercando il più possibile di rispecchiare e intercettare chi nei personaggi della Oseman può finalmente riconoscersi.

heartstopper

4. La semplicità narrativa del coming-of-age

Spogliato da inutili sovrastrutture e concentrando al minimo personaggi e location, il teen-drama Netflix fa della semplicità la sua via diretta di comunicazione. Un modus operandi snello e vincente, che convoglia e bilancia il suo potenziale nel messaggio di amore e normalità, stabilendo sì una strada privilegiata con il suo target di riferimento, ma nello stesso tempo anche in grado di prestarsi a prodotto di tipo ‘famigliare’. Accogliendo nella comprensibilità dei temi trattati anche adulti e genitori, Heartstopper fa sua una misura di sobrietà che ripaga la visione, e che valorizza un operazione intenta a spiegare il barcollante processo di formazione attraverso la raffigurabilità colorata delle emozioni.

heartstopper

5. Il gruppo di giovani attori e il cameo di Olivia Colman

Agevolato da un cast davvero somigliante ai personaggi disegnati a matita, molti di loro giovanissimi alla prima esperienza sul set, Heartstopper si affida a un gruppo di interpreti dai visi imperfetti e dalla palpabile complicità. Se da un lato infatti gli esordienti Joe Locke e Kit Connor coronano sullo schermo l’idillio romantico di Charlie e Nick, l’unica attrice nota che arriva di sorpresa già dai primi episodi è il premio Oscar Olivia Colman. Nel ruolo di Sarah, mamma di Nick, l’attrice britannica interpreta con riservatezza una piccola parte che non intende per nulla oscurare i due attori principali, eppure fondamentale per dar forma ad una genitorialità aperta all’ascolto e all’accoglienza.