Tra il poster di Il sorpasso e un cinema indipendente che guarda al genere, Andrea Lattanzi e Brando Pacitto si fanno protagonisti del film La svolta

Sinossi ufficiale di La svolta:

La Svolta, prodotto da Rodeo Drive e Life Cinema con Rai Cinema, è un racconto intimo e delicato di due solitudini che si incontrano: Ludovico (interpretato dal talentuosissimo Brando Pacitto in un ruolo insolito), che vive rintanato nel vecchio appartamento della nonna ed è troppo spaventato dalla vita per uscire fuori nel mondo e mostrare se stesso, e Jack (l’ottimo Andrea Lattanzi) che invece ostenta durezza e determinazione. La convivenza forzata dei due protagonisti, però, si trasforma man mano in un vero e proprio percorso d’iniziazione all’età adulta, alla scoperta dei rispettivi veri caratteri, in un’alternanza di comico e drammatico, di gioia e di dolore. E quando la realtà dura che li bracca spietata arriva a presentargli il conto, dovranno affrontarla, forti di una nuova consapevolezza e di un insperato coraggio.

la svolta

Recensione di La svolta:

Nel gergo romano “la svolta”, con tanto di inflessione dialettale per rafforzarne il significato, è il momento in cui dopo una vita solitamente di stenti o comunque di considerevole modestia si è in grado di vedere modificata la retta del proprio destino, rendendolo più glorioso e brillante. Sicuramente più promettente, rilassato rispetto alle difficoltà a cui l’esistenza ha messo davanti le persone, facendo in modo che le ristrettezze che da sempre le hanno contraddistinte possano diventare solamente un ricordo mentre ci si avvolge nel benessere e nelle speranze di un futuro oramai migliore.

Ma “la svolta” ha dalla propria ogni qualvolta una condizione di partenza differente e un risvolto non necessariamente scontato. Può essere l’aspirazione di qualcuno che non ha mai fatto niente nella propria vita e decide che è così che vuole continuare potendo però farlo con un mucchio di soldi. È l’ambizione di qualcun altro che invece si è impegnato da sempre nel proprio progetto di vita e si trova di fronte all’occasione di poter raccogliere i frutti dei propri sforzi. Può essere addirittura un colpo di fortuna, un evento casuale, la coincidenza di accadimenti che raddrizzano un percorso più o meno inclinato, ma che da quel momento non dovrà mai più preoccuparsi di ostacoli o problemi.

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Tra sequetratore e sequestrato

Per il Jack dell’attore Andrea Lattanzi, di cui La svolta è titolo del film di cui è protagonista assieme al Ludovico di Brando Pacitto, il momento di dare una sterzata alla propria vita arriva quando riesce a rubare una somma di denaro che gli concederà di potersi spesare per la sua intera esistenza raggiungendo il fratello maggiore in posti esotici. Il poter rinunciare a furtarelli e crimini vari sostentandosi solo con quella cifra che potrà assicurargli la tranquillità che non ha mai caratterizzato i suoi giorni. Quelli invece troppo placidi, immobili, sempre uguali del suo ostaggio Ludovico, che potrà giovare dell’imprevisto criminoso che coinvolgerà la sua quotidianità per apprendere una sfrontatezza e un coraggio che sarà proprio il sequestratore a insegnarli. La maniera in cui due ragazzi tanto diversi potranno usufruire delle loro diversità per imparare l’uno dall’altro, capendo forse che il cambiamento è quello che si può instaurare nell’incontro tra persone e in un sostegno inaspettatamente incondizionato.

È nello spazio ristretto dell’appartamento di Ludovico che La svolta si sviluppa facendo della piccola pellicola di Riccardo Antonaroli un’opera da pochi personaggi e pochi elementi che funziona proprio per l’essenzialità delle sue componenti e il modo in cui le sfrutta all’interno del palcoscenico degli avvenimenti. I dialoghi a due dei protagonisti, la contrapposizione delle loro personalità che genera lo scontro necessario per poter dare l’opportunità alla storia di scattare. Una crudeltà e un pessimismo che aggiungono anche una dose di imprevedibilità ad un film che ha bene chiaro il proprio scopo e la propria maniera per poter “svoltare”, ma che nella ricerca assennata della propria riuscita non trova ogni volta lo sbocco ideale rimanendo intrappolato nelle quattro mura in cui si svolge la narrazione.

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La svolta: voler uscire dai cliché senza riuscirci

Gli stereotipi utilizzati coscientemente per poterci costruire al di sopra l’unicità e le sfaccettature dei protagonisti si ritorcono contro al duo che ne rimane incastrato pur nel continuo tentativo di liberarsene. Una causa dovuta non dalla presenza di Lattanzi e Pacitto, che in verità si rivelano ottimi interpreti all’interno della ristretta pellicola che riescono ad espandere grazie alle loro performance. Una sintonia che i due creano partendo prima di tutto dai loro singoli ruoli fondendoli poi in un’amicizia improbabile e complementare in cui è Andrea Lattanzi a trascinare racconto e conseguenze, così come il suo compagno di schermo con cui connettersi e svelarsi.

Ma pensare ad un tipo di cinema diverso non vuol dire essere in grado di realizzarlo. È pur vero che La svolta si staglia in un panorama italiano indipendente che sa sfruttare tipologie del genere per variare su argomenti e tematiche. Avere però un’idea iniziale non rappresenta la completezza che un’opera dovrebbe presentare per risultare lodevole e restituire allo spettatore una visione soddisfacente, vedendo anzi un potenziale che col film viene leggermente sprecato pur restituendo un senso di originalità che sottolinea l’anima peculiare dell’opera. Un’alleanza che si instaura sullo schermo tra i protagonisti Jack e Ludovico in una continua ripresa de Il sorpasso il cui poster sorveglia le scene ad ogni inquadratura, ma che non è la stessa con cui l’opera si lega allo spettatore, facendo del loro intrecciarsi una semplice coincidenza senza possibilità di approfondimento. Una “svolta” che non è quella che Riccardo Antonaroli raggiunge con questa pellicola, ma che fa presumere che ci saranno altre occasione per coglierla meglio.