Dallo scontro tra vecchio e nuovo ad un’interprete come Christine Baranski: i 5 motivi per cui non perdere la serie The Gilded Age su Sky

C’è una serie in costume di cui tutti stanno parlano. No, questa volta non si tratta della seconda stagione di Bridgerton, che continua comunque a spopolare sulla piattaforma di Netflix balzando in cima ai prodotti in lingua inglese più visti della finestra digitale. Bensì di un originale della HBO che in Italia arriva settimanalmente tra le fila di Sky. È The Gilged Age la serie ambientata nel 1880 in cui si vede una New York in fermento nel pieno del suo cambiamento sociale e culturale.

Un prodotto che richiama l’atmosfera dei più classici period drama e che vede come protagoniste Christine Baranski, Cynthia Nixon e la giovane Louisa Jacobson, nella serie nipote delle due attrici ridotta a una condizione di precarietà e per questo accolta tra astio e benevolenza dalle sue zie. Se non conoscete la serie su Sky o non sapete se vale o meno la pena di dare un’opportunità a questo viaggio indietro nel tempo, ecco a voi 5 motivi per cui vedere The Gilded Age.

the gilded age

1) Il fermento del momento storico di The Gilded Age

The Gilded Age prende forma in quel periodo di transizione che vedeva la vecchia “York” americana dover fare i conti con l’arrivo di una nuova borghesia e, per questo, di un’inedita società. Modi e stili di un gruppo di personalità benestanti che da sempre avevano predominato in una città che troviamo nella serie febbricitante, confermando il momento di svolta che il mondo stava vivendo e così, nel suo piccolo, anche un singolo centro urbano come New York. È perciò interessante osservare il discorso del distaccamento tra tradizione e novità che vanno scontrandosi all’interno del prodotto HBO, per un discorso che coinvolge le fondamenta del passato in contrasto con l’avanzare, inevitabile, del futuro.

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2) La classe di Christine Baranski

Christine Baranski è da tutti riconosciuta come un’ottima caratterista, un volto che è difficile dimenticare e che nonostante il suo essere così contraddistinto è possibile inserirlo in qualsiasi contesto, storico o di genere che possiamo trovare al cinema e in tv. Spesso, però, a Baranski è stato riservato il ruolo della spalla, del personaggio secondario, riuscendo sempre a risplendere, ma in qualche maniera non vedendole mai riconosciuto il posto che meritava. In The Gilded Age questa situazione cambia, rimanendo senz’altro un lavoro corale, ma che vede l’attrice ricoprire un ruolo non solo centrale nella storia della serie, ma che permette allo spettatore di vederla sotto una luce austera e composta come non aveva mai avuto occasione di fare prima.

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3) I piani “bassi”

Se vi manca Downton Abbey, allora The Gilded Age fa per voi. Soprattutto per la centralità che viene data alla servitù in entrambe le serie, che non rimane delegata solamente allo sfondo, ma diventa tessuto essenziale non solo per mantenere il rigore e l’ordine delle dimore sfarzose dei padroni di casa, ma per arricchire il chiacchiericcio e le personalità delle storie.

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4) Gli intrecci, gli interessi, gli eventi

Fin dal principio The Gilded Age sembra aver impostato attentamente la rete di connessione dei vari personaggi per fare in modo che nel corso della narrazione ci fosse la maniera di far uscire dei legami sempre più profondi e degli intrecci complessi e intricati. Premesse fondamentali per portare avanti un racconto, rendendolo così intrigante allo spettatore. Fili che la serie va tirando e che suggeriscono le derive che la storia andrà intraprendendo. Ma è incuriosendo il pubblico che la serie raggiunge il suo obiettivo, portando lo spettatore ad andare avanti.

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5) La dolcezza di Cynthia Nixon

È come se di Cynthia Nixon avessimo ormai in mente solamente due versioni: quella moderna e sfrontata della sua Miranda di Sex and the City o quella eterea e poetica della sua Emily Dickinson in A Quiet Passion, film scritto e diretto da Terence Davies uscito nel 2016. Dopo essere rimasti affascinati dalla potenza in costume dell’attrice non può che essere una gioia ritrovarla in un’operazione storica in cui l’interprete riesce ad infilarsi benissimo, volto ideale inserito sul finire dell’Ottocento e che diventa tutt’uno con la riproposta seriale di quel secolo. È un personaggio delicato, ma non per questo debole quello della zia Ada Brook di Cynthia Nixon, dolce eppure determinata come l’interpretazione della sua attrice.