La scuola cattolica inquadra la vita di troppi personaggi non concentrandosi bene su nessuno, arrivando fino all’epilogo finale

Sinossi di La scuola cattolica:

La scuola cattolica inquadra la vita di un gruppo di giovani privilegiati degli anni Settanta e l’esistenza che conducono tra casa e scuola privata, dettami religiosi e peccati inconfessabili.

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Recensione di La scuola cattolica

Approcciarsi alla visione di un film come La scuola cattolica comporta l’interesse verso un’opera letteraria come quella omonima del 2016 vincitrice del Premio Strega scritta da Edoardo Albinati e la curiosità di vedere la maniera in cui viene trasposto nel nostro cinema italiano uno dei fatti di cronaca più violenti degli anni Settanta. È il Massacro del Circeo quello che viene messo in mostra nell’opera di Stefano Mordini, che va sceneggiando la pellicola assieme a Massimo Gaudioso e Luca Infascelli. Ed è un evento che, come l’intero film, sembra staccato rispetto al resto della storia che l’opera vuole narrare; posto lì a mo’ di feticcio verso cui il racconto vuole condurci, ma che in realtà rimane come scollegato dal resto del proprio esoscheletro cinematografico.

È proprio l’adattamento dal romanzo di Albinati il problema alla base della sua versione sullo schermo: la corposità di pagine e pagine su cui lo scrittore è andato stendendo gli anni del suo apprendimento cristiano e le lacune, soprattutto morali, che quel tempo ha lasciato. Le ambiguità di una fede che profetizzava la correttezza, mentre sotto al tappeto nascondeva quella polvere licenziosa di cui nessuno doveva mai parlare. I peccati di tanti giovani che non sono stati adeguatamente instradati per poter affrontare un periodo violento come quello che si sarebbe poi sviluppato dagli anni Settanta e la cui via del perdono era fatta di taciti accordi e omissioni.

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Troppe anime danneggiate

Se Pilato si lavava le mani del destino di Gesù Cristo, così gli adulti di quella scuola cattolica, interni ed esterni, insegnanti e genitori, si deresponsabilizzavano dal dovere di occuparsi dell’apprendimento dei buoni dettami da parte dei loro figli e ne proteggevano un privilegio immeritato e arrogante. E se è tale contesto che Stefano Mordini ha cercato di riportare con il suo lavoro, se è il quadro generale che va poi restringendosi sul particolare dell’accaduto nella villa al Circeo, la riuscita è altrettanto fallimentare.

Un affresco troppo grande quello dipinto da Edoardo Albinati nel suo libro da cui poter prendere senza il rischio di sbagliare, la foga smaniosa di inserire nella propria storia tanti personaggi così da rendere consistente il racconto cinematografico, rendendo la maggior parte di loro – e delle loro storie – ininfluenti. Il tentativo di Mordini col suo film è quello di stendere un ventaglio quanto più ampio delle vite e delle differenze all’interno di una classe di quarto liceo, di scoprirne tutte le turbe, i segreti circoscritti nel perimetro delle loro case, anime danneggiate tutte a modo loro e incapaci di prendere e dare quella grazia che la religione avrebbe dovuto loro infondere.

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L’eucarestia vacua di La scuola cattolica

I grandi temi, quelli cristiani delle tentazioni, del desiderio, della misericordia e dello spirito, rimangono aleatori mentre il film cerca di aggrapparsi ad accadimenti posti solamente a lungo preambolo per la tragedia finale. Un’opera che vorrebbe essere completa dal principio, che vorrebbe ognuno dei suoi personaggi come pedina essenziale al fine di comprendere l’educazione e le libertà impietose di quei giovani protetti, pupilli tutelati. In verità La scuola cattolica si dimostra più sottile di quell’ostia che tante volte gli studenti hanno ingoiato, ma in cui non hanno mai trovato il corpo di Cristo. Nessun risultato, nessuna reale riflessione. Un’eucarestia vuota come quella di tanti che si professano fedeli e che perpetrano poi nell’inganno: di essere al di sopra di tutti, di non dover sottostare ad alcun giudizio, né umano né tantomeno divino.

Con linee temporali confuse, frammenti incollati da un montaggio spesso netto e sgraziato che interrompe bruscamente scene e sequenze, La scuola cattolica adotta esattamente il medesimo atteggiamento che il libro in origine andava a condannare. Il pressappochismo, lo sguardo distratto sui ragazzi, la superficialità nel trattare determinati argomenti e la velocità con cui ci si passa sopra divengono colpe che non chiedono espiazione e credono di poter usufruire solamente della brutalità della propria conclusione per venir perdonate. Un avvenimento, quello del caso del Circeo, che per il film si fa equivalente della disfatta della pellicola: un trattamento iniziale fatuo e corrosivo che porta solamente a un’esplosione indecente, sadica e piena di irrisoria rabbia.