In Doctor Strange nel Multiverso della Follia assistiamo alla furia di Wanda: ma se comprendessimo la fonte del suo dolore?

Attenzione! L’articolo contiene spoiler!

Come da molti supposto e anticipato, Wanda Maximoff si è rivelata la villain di Doctor Strange nel Multiverso della Follia. Sicuramente il trauma affrontato nella serie WandaVision non poteva che riflettersi nel proseguo della storia della donna diventata Scarlet Witch, in grado di potersi legare direttamente anche alle sorti di Avengers: Infinity War e Avergers: Endgame, pur in quel caso tralasciando l’intero portato familiare che ha afflitto l’anti-eroina. La morte di Visione per mano della stessa Wanda non ha potuto che creare un solco non solamente nella fronte del personaggio a cui viene strappata la gemma della mente, ma un vuoto al posto del cuore della donna che Wanda ha cercato di ricolmare con l’illusione di una famiglia, sottrattale a propria volta.

Il portato della perdita subita da Wanda Maximoff non può che generare la formazione di una villain che ha dalla sua tutte le più chiare e dichiarate intenzioni che le concedono il privilegio di potersi forgiare del ruolo di antagonista, di quelli che qualcosa hanno realmente da bramare e recriminare. Ossia la volontà di poter riacquistare un po’ di quella pace dovuta dalla conoscenza dei suoi figli, nati inizialmente dalla proiezione della fantomatica WestView, ma scoperto presto di essere appartenenti ad ulteriori universi in cui la donna può svolgere tranquillamente il suo ruolo di madre. La pace che a Wanda è stata costantemente sottratta non giustifica la donna, ma avvicina lo spettatore al personaggio, che ne comprende interiormente una mancanza che sente di poter capire e che diventa perciò difficile da biasimare.

doctor strange nel multiverso della follia

Tutte volte in cui Wanda è rimasta sola

La bellezza dei grandi avversari nelle storie di ogni tempo risiede nella capacità di saper toccare le corde più intime dello spettatore, che nei gesti di quei personaggi coglie la disperazione che muove i loro desideri e ne riconosce la pulsioni incontrollate. Fin dalla sua comparsa nel suo primo film nel MUC Avengers: Age of Ultron – esclusa la scena post-credit di Captain America: The Winter Soldier -, Wanda ha solamente perso le persone della propria vita, rimanendo sempre e costantemente sola.

L’avvicinamento a Visione non comporta per la donna solamente il riempire lo spazio lasciato da un fratello che rimane ucciso dagli eventi del film del 2015, ma le consente di rifuggire dall’insofferenza costante che l’accompagna fin da quella prima tragedia che la vide protagonista nella distruzione della propria casa a Sokovia. Un amore nato dall’improbabilità, da un’entità diventata semi-umana e senziente in grado di provare sentimenti. Un’unione sincera in cui Wanda riconosce un nuovo focolare, quello in cui non si sentiva propriamente a suo agio appena arrivata nel palazzo degli Avengers e che Visione ha saputo rendere intimo e personale. Quel bisogno di familiarità e accoglienza che la donna ha ricreato proprio mettendo in piedi l’illusione della sua WestView, in cui era la comunità, il senso di appartenenza, il fulcro di una casa a riparare quello che era un cuore nuovamente spezzato. La forza di un amore che non è altro “se non dolore perseverante”, quello che ha motivato l’edificazione di una cittadina fittizia, destinata a riempire ancora una volta una voragine troppo vasta.

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Un universo fatto di figli e amore

Era proprio nel contesto di WandaVision che al pubblico erano stati introdotti i piccoli personaggi di Billy e Tommy, sottratti ad una donna che si era scoperta madre e che oltre al partner della sua vita si è vista privata anche della gioia di poter non essere più sola. Almeno in questo suo universo. Le reminiscenze della presenza dei gemelli di Wanda arrivano come eco alla fine della prima stagione di WandaVision facendo presagire un reale contatto tra quei bambini che lei credeva di aver solamente immaginato e che scopre di poter abbracciare in un’altra realtà. Una delle tante possibili del pericoloso Multiverso, in cui Tommy e Billy si fanno rimboccare le coperte e mangiano gelato assieme alla propria madre, quella che però non sembra essere la Wanda del Doctor Strange nel Multiverso della Follia.

Ecco dunque l’inganno, il desiderio: riuscire ad aprire un varco per poter mettersi in contatto con i propri figli e crescergli in un mondo in cui esistono. In cui una madre già ce l’hanno ed è comunque una Wanda che cercherà di proteggerli. Un cortocircuito spinto da una sofferenza talmente devastante da venir giustificata seppur con difficoltà dalla stessa Scarlet Witch, la quale sa solamente di voler ricongiungersi con l’unico barlume di famiglia che le è rimasto.

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Tutto il dolore in Doctor Strange nel Multiverso della Follia

La sola cosa che le resta per combattere. Il sapere che, in altri universi, i suoi figli esistono e trascorrono in tranquillità la loro esistenza, tentando perciò in ogni maniera di farne parte così da non rimanerne esclusa. Il caos cosmico fatto scoppiare dalla scintilla di magia della donna è il medesimo tormento emotivo che contraddistingue il personaggio e che tramuta la sua furia nella forma più empatica di dolore e tristezza. Quella che finiamo per provare per Wanda Maximoff/Scarlet Witch. Che approfondiamo, che tendiamo anche ad assecondare. L’umanità che si sta piano piano sgretolando nel personaggio è sintomo dell’estrema solitudine in cui l’esistenza della donna è da sempre stata catapultata e che Wanda non è più disposta a dover accettare. La villain col cuore più grande mai visto nel MCU poiché il più martoriato. Quello che vorremmo soccorrere e medicare, ma che sceglie (quasi giustamente?) di provare qualsiasi formula pur di poter raggiungere ancora una volta un briciolo di placidità.

Un percorso tratteggiato splendidamente quello che ha condotto Wanda Maximoff fino a Doctor Strange nel Multiverso della Follia, al quale va riconosciuta una costruzione che vede poi demolita l’interiorità del personaggio,  così come la sua psiche e la sua anima. Tutto perfettamente incastrato, se non fosse che finisce per fare tremendamente male, tanto in una donna che continua a rimanere sola, quanto in un pubblico che non può fare niente per risanarla.