Dal libro di Stephen King a pellicola con Zac Efron: Firestarter ha una buona partenza, ma finisce nella vacuità

Sinossi di Firestarter:

Charlie (Ryan Kiera Armstrong) non riesce a controllare quella “cosa brutta”. La ragazzina si riferisce ad un potere che è sovrannaturale, come quello dei suoi genitori, i quali cercehranno di scappare per salvare la bambina da chi vorrebbe rinchiuderla e studiarla.

 Recensione di Firestarter:

L’altra faccia dei supereroi. Se da una parte siamo oramai abituati alla moltitudine di storie che mostrano come “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, dall’altra è l’esplorazione di un tormento chiamato dai più superpotere che grava sull’esistenza di una manciata di personaggi, voluti dal destino portatori di doti inspiegabili di cui, in verità, non avevano fatto richiesta. Esattamente come Charlie, piccola bambina incendiaria nata dalla penna di Stephen King, che dopo essere stata al cinema nel 1984 col volto di Drew Barrymore in Fenomeni paranormali incontrollabili torna più di trent’anni dopo interpretata dalla giovane Ryan Kiera Armstrong in Firestarter, per un horror che mostra l’aspetto letale di un incrocio tra X-Men e Stranger Things.

Ovviamente il romanzo – per l’appunto, L’Incendiaria – di King arriva prima dell’uscita di prodotti audiovisivi che hanno mostrato le atmosfere di laboratori pazzi in cui vengono utilizzate delle cavie e che hanno come conseguenza la creazione di una nuova e inedita specie non-umana – anche se, per la precisione, la prima apparizione degli X-Men su fumetto risale al 1963. Ma sono queste le influenze di cui Firestarter si condisce dando un senso già fatto e già visto che condiziona non tanto l’andamento della storia, quanto ciò che dovrà aspettarsi lo spettatore. Un percorso con svolte e ripercussioni indagate mille volte, il quale tralascia di troppo l’aspetto più affascinante della pellicola ossia quello che in Blade Runner 2049 era chiamato “il Miracolo” e solitamente nasce dall’unione improbabile di due forme di vita non propriamente umane.

firestarter

Dalla salvezza alla distruzione

Forgiandosi dell’appellativo di cinema dell’orrore, Firestarter ha un ottimo inizio con cui suggestiona la percezione dello spettatore, il quale rimane confuso e spaventato dagli inquietanti titoli di apertura che stabiliscono l’antefatto del film. La sperimentazione su base umana ha generato delle persone con poteri sovrannaturali che a loro volta sono perite sotto le mani di dottori e scienziati, mentre ha visto due giovani innamorati riuscire a scappare e ricostruirsi una vita. Senza wi-fi, senza connessione a internet o telefoni che possano essere rintracciabili. La prerogativa della loro famiglia è quella di tenere la testa bassa e di spostarsi spesso così da evitare che “gli uomini cattivi” vengano a cercarli. E, con loro, la piccola figlia Charlie, nata da quello scambio di cui non si poteva conoscere l’effetto e che viene racchiuso proprio nelle abilità innate della bambina.

Charlie è perciò unica, diversa da tutti gli altri, derivante da quel Lotto Sei che ha trasformato tanti individui, ma nata principalmente dal legame tra un uomo in grado di controllare la mente degli altri e una donna con la capacità di poter muove e spostare gli oggetti solamente col pensiero. E, insieme ai due poteri trasmessi dai genitori, è un fuoco che Charlie riuscirà sempre meno a controllare che le arde da dentro e metterà in pericolo lei assieme alla sua famiglia. Una scoperta delle proprie abilità, rifiutate e odiate, che si trasformeranno gradualmente in comprensione e accettazione. L’obiettivo, però, è difendere la propria vita, anche se questo vuol dire ricorrere alla distruzione.

firestarter

Firestarter: quando di speciale non c’è nulla

Nella mescolanza dei geni e delle caratteristiche paranormali dei suoi genitori, Charlie all’interno del film viene fatta passare come un prototipo diverso da tutto, irripetibile e sola della sua razza. Ma è il fattore Messia che intriga e delude, avvicina il pubblico e lo lascia a secco. La solennità attorno alla bambina rimane sterile e ingiustificata nelle parole, negli occhi e nei gesti di chi, dopo averla incontrata, ne rimane colpito, ammaliato. Di chi sembra scrutarne un potere che è davvero superiore a qualsivoglia fenomeno, ma che lo spettatore vede consumarsi uguale a tanti altri. Non poi così diverso, pur certamente mortale. Ma la peculiarità di Charlie, la sua fantomatica grandezza, è ciò che invece ridimensiona e impiccolisce il film, che come la credibilità finisce pian piano per perdere anche l’attenzione del pubblico, tediandolo inavvertitamente.

Un risultato sconveniente, un tentativo sprecato. L’aria di genere che si respira grazie anche alla colonna sonora stridente di John Carpenter composta con Cody Carpenter e Daniel A. Davies, per un racconto che non riesce a infuocare realmente. Una potenzialità bruciata troppo presto, una bambina con un potere già sviscerato, solo con della rabbia in più.

Firestarter è in sala dal 12 maggio distribuito da Universal Pictures.