Se Stranger Things aveva sempre flirtato con l’horror, con la quarta stagione la serie si mescola ad atmosfere tra la “pura malvagità” e gli incubi di Nightmare

Quanto l’abbiamo aspettata. Sono passati tre anni dall’uscita della terza stagione di Stranger Things, in cui l’ambientazione, i contorni e i colori facevano dell’evoluzione del design del decennio Ottanta e delle sue architetture sia fisiche che sociali il palcoscenico per l’evoluzione dei personaggi e della minaccia che continuava a soggiogare Hawkins. Il centro commerciale era diventato il teatro tanto dei primi fiori dell’adolescenza, quanto il luogo in cui a consumarsi è stato un crudele massacro. Una stagione che ha utilizzato gli spazi e il contesto storico per aumentare quella nostalgia che già la serie aveva riacceso nel pubblico in quel 2016, anno della sua prima uscita, e che diventava funzionale per l’espressione di un periodo che i Duffer Brothers avevano riportato attraverso i propri tratti distintivi.

L’attesa è dunque finita, anche se Netflix va prolungandola dividendo Stranger Things 4 in due parti. La prima, di sette puntate, disponibile dal 27 maggio, mentre la seconda in due lunghissimi episodi riservati al 1 luglio, in cui si andranno decidendo le sorti della cittadina di periferia americana prima dell’ultima stagione finale. Ma il percorso è tortuoso e questa quarta stagione non fa che saziarci in maniera soddisfacente dopo tutto questo tempo, complice una complessità nel racconto mai stata così solida e matura nella serie, che va crescendo di pari passo con l’età dei suoi personaggi.

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Nel pieno del cinema horror 80s

Se l’horror è l’aspetto da sempre millantato dell’operazione ad episodi dei creatori Duffer, con la sua quarta stagione Stranger Things prende coscienza del genere a cui ha fatto da sempre riferimento, non cercando più di emularlo, ma rendendolo vero e proprio bacino di suggestioni da cui trarre. Le reminiscenze di un cinema B degli 80s non rimangono più tali nel momento in cui i soli, pochi minuti finali della prima puntata restituiscono allo spettatore tutto un brivido derivante dall’orrorifico, segnando così il tono e le intenzioni dell’intero andamento della storia. Uno spingersi oltre quello che in precedenza si era solamente potuto pensare, rendendo autentico un portato del terrifico pronto a mostrarsi nudo e crudo nel ritorno della serie ormai cult.

Il mondo del Sottosopra diventa lo scenario di un Freddy Kruger il quale viene evocato anche dalla figura dell’attore Robert Englund, impersonificazione di un ruolo cruciale nelle sorti della stagione pur per il poco tempo che viene riservato lui sullo schermo. Quel Nightmare richiamo principale per le atmosfere della nuova veste di Stranger Things, che vive delle dimensioni del sotto e del sopra, del di qua e del dillà, del reale come mondo in cui tentare di proteggersi proprio perché non sapere dove altro andare. Un universo parallelo fatto di creature spaventose e di tentacoli, di un male che è “pura malvagità” in un’altra reference alla figura psicotica e sanguinaria di Michael Myers, in cui possono essere solo i nostri amici a poterci salvare. La nostra canzone preferita, un ricordo felice, l’indulgenza verso noi stessi. Lasciare andare un senso di colpa che avvelena la nostra anima e che nutre quei mostri che abbiamo paura di sognare la notte, diventati tangibili nel sottosuolo metafisico di Hawkins, terrorizzando e uccidendo le persone.

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Stranger Things 4: tutti gli indizi portano a Hawkins

Nello shock di ritrovare i personaggi oramai grandi, nel vederli cambiare e trasformarsi sotto i nostri occhi mentre provano ancora una volta a salvare il mondo, Stranger Things 4 suddivide la propria narrazione in blocchi riservando ad ognuno un manipolo di personaggi, tutti rivolti verso la risoluzione di un puzzle mortale e all’apparenza inesplicabile. Inestricabile nelle diramazioni che il male può intraprendere, che la serie riesce però ad articolare riservando a qualsiasi dei protagonisti una sua missione, coinvolgendo come nelle migliori storie di avventura e ravvivando quel sentimento di vicinanza e amicizia per i giovani personaggi.

Come la Derry del Maine dell’It di Stephen King, anche Hawkins si ritroverà definitivamente faccia a faccia con la propria maledizione. Un malessere generale destinato al timore e al fanatismo, all’allarmismo dilagante e al pericolo di una fine tragica e reale. Il panico di una cittadina, dei suoi abitanti, che i fratelli Duffer hanno sapientemente tramutato in altissimo intrattenimento per lo spettatore. Gli incubi di Hawkins stanno per trasformarsi in demoni concreti. E la quarta stagione di Stranger Things è pronta a rivelarsi la migliore.