Dal ritorno di vecchie glorie al nuovo stato della coesistenza tra umani e dinosauri: ma cosa vuole raccontare questo Jurassic World – Il Dominio?

Sinossi di Jurassic World – Il Dominio:

Dopo gli eventi di Jurassic World – Il regno distrutto, nel nuovo film i protagonisti Owen (Chris Pratt) e Claire (Bryce Dallas Howard) cercano di proteggere la giovane Maisie (Isabella Sermon), mentre il vecchio trio composto dalla dottoressa Ellie Sattler (Laura Dern), Alan Grant (Sam Neill) e Ian Malcom (Jeff Goldblum) tenta di arrestare i piani distruttivi di un magnate.

Recensione di Jurassic World – Il Dominio

Anche se potrebbe non sembrare, spesso i blockbuster nascondono in sé un messaggio. L’Avatar del 2009 recriminava la presa dell’uomo sull’ambiente e il suo bisogno ossessivo di prevaricare sullo stato delle cose, così come andando ancora più indietro, giungendo fino al 1933, col primo film realizzato su King Kong si ricercava proprio una soluzione ecologica allo sfruttamento della flora e della fauna da parte degli esseri umani. Molte volte questi precetti vengono riassunti in inseguimenti ed esplosioni mentre si ragiona più o meno grossolanamente sui massimi sistemi, ma sono i sotto testi che tendono a funzionare come base per l’edificazione di giostre in formato gigante, in cui ogni scivolo intrapreso può condurre di volta in volta o su una montagna russa intrattenitiva o su di una riflessione riguardo temi sensibili per il grande pubblico.

Jurassic Park aveva rappresentato il rimescolamento genetico come strumento per la creazione di un parco semi-naturale in cui far ri-vivere beatamente i dinosauri, affrontando concetti come il maneggiamento del DNA e la prepotenza dell’uomo che voleva proclamarsi Dio, tutto racchiuso nelle fughe e nella straordinaria magia dei primi effetti speciali digitali. Nel suo ritorno in versione reboot, con Jurassic World che tenta di ridare un’ulteriore spinta a un cult che di quell’aiutino per continuare a venir ricordato nel tempo non ne aveva certo bisogno, il mondo dei dinosauri invade nuovamente lo schermo cinematografico nel 2015 per il rinvigorimento di una saga la quale, stavolta, rifletteva sulla sua stessa natura. La propria identità in quanto riproposta contemporanea di un cimelio della settima arte; il cercare di reinserirlo più di vent’anni dopo nel moderno tessuto dell’industria dello spettacolo e vedere in quale maniera riuscirne fuori.

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Il DNA del rilancio di una saga

Il primo Jurassic World, perciò, si poneva nello scenario dei blockbuster contemporanei come analisi dell’attuale proposta cinematografica per il pubblico generalista e l’evoluzione insita in ogni tipologia di cinema per il numero più alto possibile di spettatori. Era la teorizzazione del “più grande è, meglio è”, in cui uno squalo già di dimensioni considerevoli veniva voracemente pappato da una creatura preistorica marina a simboleggiare il passaggio da un cinema spettacolare che, nell’addentrarsi degli anni Duemila, non poteva fare altro se non fagocitare il vecchio e renderlo ancora più mastodontico ed esplosivo. Un’analisi sull’essere stesso del cinema blockbuster, che funzionava proprio in virtù di questo auto-pensare a sé.

Il problema in questi casi, però, è quando gli argomenti da poter sciorinare finiscono. O, semplicemente, non se ne hanno più. Quando le fondamenta di un racconto arrancano nel cercare di mettere insieme altre osservazioni e notazioni, le quali potrebbero fare da piedistallo alla struttura esorbitante della tecnica e della CGI. Per questo già Jurassic World – Il regno distrutto nel 2018, anche qui a fronte di un box office pazzesco, aveva sofferto ad arrivare alla costruzione della propria storia, la quale molla definitivamente la presa con quella che dovrebbe essere la conclusione definitiva della saga moderna. Jurassic World – Il Dominio manca totalmente di una narrazione che possa avere un significato in cui scavare nel coesistere tra umani e dinosauri su questo pianeta e, insieme, manifesta una scarsità di meraviglia nel vedere quello che dovrebbe essere uno spettacolo il quale va inserendo tirannosauri e velociraptor nella quotidianità delle persone.

Pur non essendo obbligatorio un intreccio forte o di sostanza all’interno di un blockbuster, potendosi accontentare anche solamente dell’incastro tra sequenze ed eventi cercando di sopraggiungere con criterio e dignità alla fine, Jurassic World – Il Dominio fallisce anche in questo vista la penuria pronunciata e sostanziale di un’ideazione creativa e accattivante dal punto di vista formale. Per colpa di quelle scene di combattimento, corsa, di aerei che precipitano e locuste che inseguono i personaggi, le quali appesantiscono solamente una già carente trama, esilissima nel tratteggiare gli avvenimenti del terzo Jurassic World, nonché ininfluenti nel corso della serie di film sui dinosauri e all’interno del proprio stesso franchise.

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Jurassic World – Il Dominio: di cimeli, frasi cult e dinosauri

La corruzione dell’ecosistema, il “dominio” che le aziende miliardarie vogliono esercitare su crisi ecologiche e carestie, l’occasione di poter rimediare ai danni fatti dall’uomo studiando genomi e DNA curativi scemano nell’inconsistenza di una favoletta a cui nemmeno i vecchi pilastri “giurassici” possono rimediare. Sam Neill, Laura Dern e Jeff Goldblum diventano specchietti per le allodole di uno spettatore che viene attratto dal ritorno di figure mitologiche al pari dei dinosauri e che si accorgerà presto del tentativo del film di poterli inserire più per il loro richiamo che per una vera caratterizzazione dei loro personaggi o, almeno, del ruolo avuto nell’immaginario cinematografico. Con la dottoressa Ellie Sattler che indossa a trent’anni di distanza ancora lo stesso outfit e Jeff Goldblum che non ha nemmeno più voglia di fingere di star scappando dalla furia di esseri famelici. Un’assenza nel passaggio del testimone o della fusione dei due universi di Jurassic Park e Jurassic World evidente nel momento poco enfatico e privo di pathos del paragone tra Sam Neill e Chris Pratt, in cui l’iconico avvertimento “Non muovetevi” viene pronunciato contemporaneamente dai due attori, suscitando più un leggero imbarazzo che quel brivido di adrenalina quando si è davanti a una frase cult.

In un mondo in cui umani e dinosauri dovranno imparare ad essere coinquilini, ciò a cui il pubblico dovrà abituarsi – cosa che ha già fatto da tempo – è di dover coesistere con film e blockbuster brutti, incapaci di articolare un discorso e pigri anche in ciò in cui dovrebbero dare il loro meglio: l’esaltazione della tecnica e del fracasso cinematografico. La chiusura di un’era, quella di Jurassic World, più agognata che dispiaciuta. Un momento per far riposare i dinosauri in vista di un futuro – e prevedibile – risveglio.