Il famoso personaggio di Toy Story torna per una missione da protagonista in Lightyear – La vera storia di Buzz, ma cosa funziona e cosa no nel film Pixar?

Sinossi di Lightyear – La vera storia di Buzz:

Lo space ranger Buzz cerca di rimediare a un suo errore che ha bloccato l’equipaggio su un pianeta sconosciuto. Per affrontare il compito, però, dovrà imparare a lavorare in squadra.

Recensione di Lightyear – La vera storia di Buzz:

Che il Buzz di Lightyear non sia lo stesso di Toy Story bisogna che sia ben chiaro allo spettatore. E forse serve anche ricontestualizzare bene il film che il pubblico andrà a vedere al cinema e come si inserisce all’interno del panorama della Pixar. Le prime scritte in sovrimpressione appena la pellicola diretta da Angus MacLane parte indicano infatti l’esistenza di un personaggio cinematografico da cui è nato il giocattolo diventato famoso, quello che Andy ha comprato proprio dopo aver visto l’opera che sta per iniziare. In pratica è come se Lightyear – La vera storia di Buzz fosse un live-action appartenente al mondo di Toy Story, creando un collegamento ipertestuale tra dentro e fuori lo schermo e costruendo di fatto un film all’interno di uno stesso film.

Quello che però regista e sceneggiatore, alla scrittura assieme a Jason Headley, hanno voluto sottolineare è che il Buzz presente nella loro operazione Pixar non è sicuramente lo stesso regalato al giovane Andy, bensì una versione meno goffa e ironica, ben più attinente allo spirito e all’onore degli space ranger. Già questa distanza tra carattere del giocattolo e suo corrispettivo cinematografico pone una differenza sostanziale tra i due personaggi, che si conferma e evidenzia ancora di più proprio durante la visione di Lightyear – La vera storia di Buzz, facendoci ritrovare perciò solo parzialmente il carattere di una spalla diventata finalmente protagonista, che si ha però l’impressione vada riferendosi a tutt’altro immaginario.

lightyear la vera storia di buzz

I contro…

Quello che si richiedeva al film di Angus MacLane, comunque, non era di riportare in maniera pedissequa e fedele la personalità di un agente spaziale che rimane in ogni caso sotto traccia proprio in Lightyear, ma di condurci verso un infinito e oltre che sapesse appassionarci come aveva saputo fare proprio Toy Story e il Buzz che ne faceva parte. Purtroppo però la riuscita dell’opera animata viene minata da appesantimenti e imperfezioni che non riescono a condurre con scioltezza il pubblico fin nei meandri del cosmo più profondo, riportandolo troppo spesso con i piedi a terra e distaccandosi anzi proprio dalla missione intrapresa dal protagonista.

In un contesto di sopravvivenza in cui Buzz vuole a tutti i costi rimediare a un suo imperdonabile errore, Lightyear crea un contesto sci-fi in cui l’evoluzione del protagonista avviene con uno sviluppo incespicante e frettoloso, mentre l’impresa attorno si avvale di ostacoli e toni sempre più caotici e rocamboleschi. Il continuo voler aggiungere difficoltà e problemi non fa che ingigantire la drammaticità e il compimento del ritorno sul proprio pianeta frenando costantemente la narrazione e non facendola procedere se non cercando di aggiungere solo paletti e intralci, rendendo gli inconvenienti sfibranti e il loro superamento impossibile ed estenuante. Ripetizione da dover affrontare con personaggi che, oltretutto, si hanno poco a cuore, inefficaci nell’assemblaggio di un team da cui si rimane distanti, soprattutto per la poca efficacia o, peggio ancora, per il nullo interesse che suscitano i collaterali Mo e Darby.

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…e i pro di Lightyear – La vera storia di Buzz

Solo Sox, gatto robotico nato per dare supporto emotivo, si avvale di trovate geniali che gli permettono di esprimersi attraverso miagolii, rumori meccanici e una schiettezza invidiabile. Un solo personaggio che, quasi più dello stesso Buzz, si addossa il compito di portare sulle proprie spalle il carico dinamico e ironico della pellicola, rubando letteralmente la scena pur essendo alquanto facile. È poi l’appartenenza al genere fantascientifico che contribuisce al non totale naufragio del film, un’impronta massiccia e presente che riporta lo sci-fi come pochissime volte si era visto nella formula animata generalista e che sorprende per la fattura elaborata eppure estremamente attinente utilizzata da Lightyear.

Come Buzz cerca un modo per ritornare a casa anche la pellicola tenta di farlo tramite la figura di un giocattolo diventato negli anni amico di tutti e su cui credevamo di poter nuovamente contare. Ma, proprio come Toy Story ci ha insegnato, nella vita si diventa grandi e bisogna saper andare avanti. Questo significa spesso non voltarsi indietro, non riprendere dal passato per cercare conforto nel presente, ma avere il coraggio di proseguire nel futuro. Peccato che Lightyear – La vera storia di Buzz si fermi proprio a metà, lì dove si pensa di puntare sicuro su quella che è stata la nostra giovinezza e infanzia, non sapendo però riuscire ad emozionarci come sapeva fare una volta.

Lightyear – La vera storia di Buzz è in sala dal 15 giugno distribuito da The Walt Disney Company Italia.